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La Torre dei Balocchi: nel paese di Babilonia

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Arte, Cultura, Life Style

Un breve spaccato sull´effimero piacere di vivere in strada, sull´avarizia e sull´incomunicabilità tra ricchi e ricchi, tra poveri e ricchi, tra poveri e poveri. In questo circolo di parole ed azioni mancate, un missionario laico, con i vari progetti umanitari della Onlus Ra.Mi. di Assisi, cerca di intendere questa matassa ed il perché ancora oggi, 2010, nascono questi inesplicabili nodi.

Manaus, capitale dello stato Amazonas del Brasile, con la sua etichetta da terzo mondo, trasuda di questa odierna piaga ed il risultato è la morte della dignità e della coscienza di chi, povero Cristo, ebbe suo primo vagito in un insieme tanto errato. Sono certo che molti di voi, in gioventù, abbiano già annusato la colla stick: lo avete mai fatto per dieci ore consecutive? ... un ponte, molte chiacchiere, un altro nodo...

Una latta di colla Cascola da 3kg, una bottiglietta in plastica e l´illusione che la strada non appartenga allo stesso mondo di sofferenze avute in famiglia.
Perché scegliere questo cammino così lontano da una forma di vita civile?
Perché scegliere le giornate di pioggia, le notti insonni, la cecità chimica?
Perché fuggire invece di affrontare?

Effettivamente anche i nostri piccoli evitano invece di risolvere, lo fanno continuamente, piangendo o brontolando: hanno meno di dieci anni, che pretendiamo. Più tangibile è l´amara veritá che noi stessi, adulti, rimuginiamo rancori e sfide incompiute accusando un presente troppo distante dai nostri sogni, e così pure noi abilmente danziamo attorno al fantomatico problema. Adolescenti? Ne vogliamo parlare? PS3, I-Phone, Acidi, uno specchio abusato da stereotipi. Ma allora questa odissea dalle mille allusioni sui perché trenta ragazzini dimorano sotto un ponte non è così intricata, addirittura posso mormorare che la risposta é sotto il tavolino di un bar, è sopra la panchina di un parco, è dentro il vuoto che lasciamo scorrere tra la critica e la soluzione, tra l´incoerenza e la povertà di riconoscersi deboli.
Quando vedo quella pila di birre accatastata al suolo o il singhiozzare di spasmi d´una donna seduta e seviziata, vedo quel ponte di cemento e percepisco il sommesso ululato d´aiuto dei poveri Cristi che lo abitano: non v´è soluzione che poggi su alcool, droga e violenza, ma purtroppo il cinquanta più uno del gruppo e l´apparente impotenza umana, non lasciano scampo a coloro che ancora non si fecero grandi per radersi e a coloro che ancora non si fecero piccoli per vivere.

<< Perché non torni a casa, ti accompagno io... ti piace così tanto vivere in questa fogna di topi con la polizia che ogni settimana vi bastona?!>>
Anche papà mi bastona.
Non ho più una casa.
Non ho piu un padre ed una madre.
Non ho piu voglia di tornare per poi fuggire il giorno dopo.
Io sto bene qua e non me ne voglio andare.

Sono molteplici le risposte alla mia domanda. Leandro, che il gruppo degli sniffa colla lo chiama Carole, viveva al bairro Japim; sua madre, sola, accudisce altri sei figli ed in casa non c´è piu spazio per lui, non per una madre che non lo voglia, ma per un istinto che lo respinge fuori da quel miserabile mondo qui tanto comune come avere un garage sotto casa a trastevere. Carole, per meglio dire Leandro, quando vuole andarsene dal ponte di Santo Antonio ti chiede di accompagnarlo dallo zio che vive al bairro Armando Mendez. Leandro é omosessuale e quella bella casa a due piani, un castello per chi guada fango, indubbiamente non é dello zio; ergo, lo zio che la abita non ha un briciolo di parentela con lui... ma che posso fare? Denunciare l´amante quarantenne di Carole, togliergli l´unico punto di ristoro e di alloggio che ha; che posso fare se a Carole, di quattordici anni, piace ciò che è e ciò che fa. Carole è la puttana del ponte, é colui che secondo le regore del Pai de Rua, papà di strada, questa settimana dovrà fare sesso con tutti due volte, mentre Daniel va a fare scorta di viveri e Jean, insieme a Jacson e Elias, va a “battagliare”, va elemosinando di bar in ristorante per raccimolare quella entrata che assicura un P.I.L. stabile secondo gli indici di mercato: una micro società con una eloquente costituzione di carta straccia affissa all´albero della gomma vicino l´asola sinistra del fiume, proprio accanto al chiodo dove il calendario Rami fa da banderuola; poche leggi ed ecco primordiali dictat da eseguire se non vuoi rimanere fuori dall´ultima illusione di salvezza che spazza quella miserabile situazione familiare. E qui ridondante riemerge l´ignoranza di colui che mai visse in strada: << é più miserabile vivere in una casa di legno con una scalinata di fratelli ed un sacchetto di fagioli, oppure su di uno strato di pattume che fa da cielo al culo di un ponte? >>.

Perché non riesco ad intendere. Chissà che lingua parliamo? Non mi riferisco al portoghese, inglese o eschimese, parlo della lingua degli occhi, delle piaghe, degli affetti, della lingua dalle cose non dette poiché non servono; parlo della lingua salvezza che Dio ci offre ogni sacrosanto istante, come diffonderla, come assorbirla. Che lingua usiamo per comunicare l´abuso sessuale di un quarantenne e quali note gutturali dovrebbero accompagnare un pianto immanente per giungermi agli orecchi. Io ci provo, mi faccio più vicino, così vicino da sentire all´orecchio quel prurito carezzato dalla peluria adolescenziale tra labbro e narici, ma Leandro non dice più nulla: finalmente riesco a sentire qualcosa.        È aldilà dello sporco, delle ferite da manganello o vedro di cachaça, dei falsi piaceri, delle diversità omologate, è aldilà di tutto ciò che i nostri occhi possono vedere... la loro sofferenza è il riaffiorante eco del primo vagito. Un luogo, una famiglia, la fame. Riecheggia lo stupro a tre anni, il lavoro a sei anni, l´inconsapevolezza a otto anni, il frastuono di un ponte, dove in superficie migliaia di macchine passano per tornare alla propria casetta, dove nelle viscere trenta ragazzi cercano una spregiudicata salvezza.

Incredibile ma vero, questo gruppo di minorenni assuefatti dalla colla ha issato una micro società di base monarchica, con un maggiorenne come marionettista unico.

La loro lingua è solventi ed emulsioni chimiche. Qui Dio osserva da lontano per valutare come si svolgono le cose, non tanto aspettando la reazione dei poveri Cristi che ha posto in terra bensì l´inazione del popolo che già condannò Gesù il Salvatore. Una micro societá finanziariamente armata di bancarella per vendere churrasco e di una coscienza civile a dir poco da fere selvatiche (basta soffermarsi al brado che sgorga durate la distribuzione del cibo), predisposta ad andare avanti secondo i loro obiettivi comuni: passare un giorno in più (se oggi muoio domani son due giorni - detto di strada) ed avere quei pochi reais per comperare la colla: un acquisto a prezzo di costo poiché la Cascola o una qualsiasi marca di colla industriale, accontenta tutti (3kg ci fai 100 bottigliette) ed il micro economo, colui che la distribuisce e mantiene i micro conti, deve solo percepire pochi centesimi cadauno giusto per sommare il valore necessario all´acquisto della prossima latta. Una micro società, con un marionettista sovrano che gioca con la bleba (di)pendente da quei filamenti di colla - che macabra allegoria del termine collante. Un sovrano intelligente che si fa beffa e la doccia tutti i giorni, mangia bene e soprattutto, non sniffa colla. << Ricordo ancora di quel re che bevette dal pozzo del demone perché i suoi sudditi, divenuti pazzi dopo aver attinto alla stessa acqua, non riconobbero più le sue leggi, cosí decise di... >> conformasi, diventare malato per mantenere il potere. Caspita, questo Re Leandro è più furbo di quanto possa far immaginare un regno d´immondizia; lui non si conforma al micro-obiettivo e domina gli altri, quasi che potrebbe insegnare qualcosa agli adolescenti che si conformano a stampi stilistici ed atteggiamenti da picchiaduro, peccato che lui regni da marionettista e non da mariano.

Il vuoto che scorre tra la critica e la soluzione. Quella incoerenza alle parole di Dio, appena laudate a messa, che ci trascina alle soluzioni istantanee, quelle usa&getta, quelle godi e piangi, quelle da leoni che volgono agnelli... quelle della colla tappa-vuoto come birra e malrovesci. Un perché, quello degli sniffa colla, accecato dall´ipocrisia feudataria e dalla percentuale di grasso per 100gr di patate fritte. Un perché, quello dei trenta, assordato dalle eccessive grida di aiuto, mutilato dall´inoperosità della gente di cravatta e mocassino messo a nuovo da un minorenne lustra scarpe, con un Dio dalla postura esausta col mento sorretto dal plamo della mano e l´indice, l´altro, quello della creazione, martellante al diapason sulla scrivania da lavoro di un mondo sempre piu lontano dai piani geospirituali che portano all´A_m_o_r_e. Quante riunioni sulla sorte dei trenta, quanti tentativi senza cuore fatti col solo ed unico scopo di pulire il culo a quel ponte: arriva un pulmino, verso le 8, carica tutti traghettandoli verso la casa de apoio; una doccia, una merendina, un riposino, il pranzo, la piscina, il gioco, la merenda... << tio, quero ir embora, me abra o portão... agora!!! >>. Un progetto della prefettura di Manaus che dovrebbere accompagnare questi ragazzi ad un re-inserimento civile, scolastico e familiare, che dovrebbe offrire corsi di alfabetizzazione e di arte, catechesi e pedagogia spicciola per intenerire cuori increduli sulla fiaba d´un mondo senza pattume. Un progetto che non offre niente di tutto ciò, però magicamente si presta al funambolico trucco di farli scomparire dalla strada (puff), e dato che la legge – tranne nel caso di un orfanotrofio – vieta l´obbligo di trattenere forzatamente il ragazzo dentro la casa (o per meglio dire villa da 8.000 reais di affitto), questi incoscienti pinocchietti mangiano, si sollazzanto, si riposano e poi << zio, voglio andar via, mi apri il portone... adesso!!! >>, e via di nuovo dal sommo Leandro, l´altro, non Carole, dal Leandro Pai de Rua. Ad oggi, questo progetto governativo della Casa di Appoggio, non ha fato altro che stimolare i ragazzi nel rimanere in strada. Si, tutti sono contenti: il direttore ha fatto ciò che gli è stato chiesto dal governatore, i ragazzi soddisfatti da vitto e riposini, e soprattutto durante il giorno, alla luce del sole, c´è meno “spazzatura” sotto il ponte... sarcarticamente perfetto! Dov´è l´Amore.

Daniel è figlio di un avvocato che abita presso la zona residenziale di Manaus. Da anni vive in strada, si prostituisce, ultimamente era il micro-economo degli cheira cola; l´anno passato ha realizzato una show di danza con altri ragazzi, poi il progetto è crollato e lui tornò in strada. Non vuole tornare a casa.
Carlos, solo al mondo, lustra scarpe di mocassinati; con i pochi spiccioli guadagnati si è comperato una zuppa calda, un rosario di açai e 20gr di dimenticatoio.
Danielly, Dora e Leda, 15, 12, 18, tutte e tre incinta del branco: tre aborti naturali, o innaturali, o non so: ormai questo termine ha assunto peculiarità sconosciute.

<< Lo sai che sniffando durante la gravidanza stai drogando anche tuo figlio? >>. Inutile! Già usata più volte, non attecchisce; servirebbe una forza bruta, uno scossone per fargli capire che omicidio stanno compiendo, ma la colla vince e le mie due sole braccia, oltre all´abbraccio, poco posson fare – dove sono gli incravattati?
Nove bambini sotto i dodici anni, nove marionette che aspettano il dono della colla dopo aver battagliato tutto il giorno per Re Leandro... snifffff ahhhhh, un bel respiro, una bella nube che cinge il cerebro e tutto passa, fame, nostalgia, dolori... snifffff ahhhhh
<< zio vuoi provare? >>
<< no grazie, già stare in mezzo a voi mi stordisce >>
<< allora devi iniziare a sniffare se vuoi stare insieme a noi >> - rido
<< non ho bisogno di colla per stare con voi, mi basta il vostro amore >>

snifffff ahhhhh, un altro bel respiro e via a giocare a Dragon Ball: si mettono uno davanti l´altro e lemmamente sparano la palla di fuoco, la evitano e contrattaccamo; sembra arte marziale zen per la loro lentezza, in realtà é l´ebbro della colla, o come la chiamano loro: “lombra”. È la fantasia chimica che li possiede e gli fa vedere tutto ciò che vogliono: dicono che esce dai polsi, come la ragnatela di Spiderman. Con la lombra puoi essere chiunque, puoi volare ed essere invisibile; se sai maneggiarla puoi possedere chi è più debole di te, puoi fargli fare ciò che vuoi, danzare, rotolare, buttarsi dal ponte, addirittura puoi ingravidare tre ragazze senza che esse se ne siano accorte.  Senza saperlo, puoi uccidere tre creature di Dio ancor prima di farle giungere a quel vagito.

E poi Luis, Fernando, Grabriel, Lucas, i tre fratelli Elias, Marcos e Felipe, Marcio, Junho, il piccolo Elizandro... una lista di croci che varia di giorno in giorno, di vagito in vagito. Perché si rifugiano sotto un ponte per sniffare la colla? Per mille ed una latenza. Qual è la soluzione? Ho tanta voglia di dire Amore, ma sento che l´Amore non basta. Che possiamo fare? Continuare a credere alla nostra lotta, essere convinti che senza quei chiodi anche i miracoli di Gesù sarebbero stati inutili, ergo, sporcarci mani e piedi, e parlare la lingua della sofferenza.

Essere capaci di confrontarci con un perché senza la dipendenza alla soluzione, consapevoli che domani è un altro perché e dobbiamo essere pronti ad affrontarlo.
 

Andrea Lombardi

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Ferila  - Il Potere è lì vicino   |Indirizzo IP:87.11.108.xxx |03-02-2011 22:44:20
Sai che la destra è il rigore, la sinistra la grazia, giusto?
Non è che il tuo
approccio è semplicemente molto sinistro?

Ma un certo movimento non
sarebbe efficace per eccellenza...la Guerrilla Gardening?

Cacchio c'è
la Foresta! Ci sono gli ecovillaggi, c'è l'Informazione!!
E rimaniamo
così..come le marionette?
Così dubbiosi..SOSpettosi?
Antudo
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