Mario Giacomelli: Il pittore della fotografia
| Arte, Cultura, Life Style |
Il percorso di Mario Giacomelli è forse uno dei più atipici nel panorama dei grandi maestri della fotografia, basti pensare alla sua macchina fotografica, non una Leica, Kodak o Nikon ma un apparecchio creato personalmente, tutto legato con lo scotch e che perde pezzi.
Semplice è anche l’approccio con cui Giacomelli affronta con la fotografia temi molteplici e li riporta carichi di poesia, nella loro dignità originaria, senza dogmi ideologici o stilemi accademici. Rifugge dalle presunzioni, abbastanza usuali fra gli artisti; sa che il dovere di ogni ricerca è di ritrovare l’autenticità di un rapporto con i vari aspetti della vita, conoscere i legami tra le forme espressive e recuperare il nostro patrimonio.
Nel suo metodo d’azione si individua non solo la complessità dell’essere umano, ma la complessità dell’autore stesso che si cerca attraverso la sua arte immettendo se stesso. Giacomelli usa lo strumento fotografico come il pittore usa il pennello, immagini accentuate da contrasti luminosi, bianchi bruciati, neri organici, sfocatura, ingrandimento della grana. Materializzare le proprie intuizioni, ricercando nella manualità virtuosa lo stile che lo distingua dagli altri rappresentando nella maniera più efficace l’espressione interiore che lo anima. La contemplazione di sé, delle cose dentro e fuori, gli permette di cogliere attimi intensi della vita psichica e relazionale; le segrete ossessioni, il suo delirio d’amore, il suo dolore producono effetti combinatori che gli permettono di reinvestire forme di energia che usualmente vanno disperse.

La realtà evocata è segnata dal ricordo e dalla memoria, attraverso le sue pieghe, la materia e gli umori. E’ attratto da tutto quello che non si può esprimere con le parole, semmai con la poesia, da tutte quelle vibrazioni che suscitano interrogazioni.
“ A me interessano i segni che fa l’uomo senza saperlo, ma senza far morire la terra. Solo allora hanno un significato per me, diventano emozione. In fondo fotografare è come scrivere: il paesaggio è pieno di segni, di simboli, di ferite nascoste. E’ un linguaggio sconosciuto che si comincia a leggere, a conoscere nel momento in cui si comincia ad amarlo, a fotografarlo. Così il segno viene a essere voce: chiarisce a me certe cose, per altri invece rimane una macchia.”

Giacomelli, aprendoci a nuove dimensioni di conoscenza per proporci il suo reale, opera attuando un procedimento inverso di trasferimento del reale: il sortilegio si compie in camera oscura dove tutto viene trasformato, filtrato, dalle sue pulsioni e dalle sue emozioni. Quanto più comune è la provenienza di immagini tanto più il reale immaginato diviene magico.
testo di Alessandra Tescione
Riferimenti bibliografici
Mario Giacomelli. La mia vita intera a cura di Simona Guerra
Bruno Mondadori, Milano 2008
Carlo Bo. Preghiera e poesia. Interpretazioni fotografiche di Mario Giacomelli
Arti Grafiche Editoriali, Urbino 1992
Mario Giacomelli Official Web Site
www.mariogiacomelli.it
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



.png)



sempre con i lavoratori e gli artigia...
Ma davverò credete che giuliano e st...
Dovrebbe emergere con estrema chiarez...