Donne e lavoro: le conseguenze della crisi economica
| ATTUALITA' |
Il momento è duro, non c’è che dire. La crisi economica si è trasformata in recessione e le conseguenze non mancano di farsi sentire. In questo periodo, il prezzo più alto è certamente pagato dalle fasce deboli ed in particolare dai giovani e dalle donne, alle prese con le difficoltà dovute a bilanci
familiari sempre più esigui, salari ancora più ridotti rispetto a quelli degli uomini e pensioni che spesso le confinano oltre la soglia della povertà. Il calderone dei problemi in cui è immerso il Bel Paese, rischia di lasciare sul fondo le grosse difficoltà cui giornalmente le persone comuni devono far fronte.
Poiché lo scopo principale di Dentro la Notizia è dare voce a chi ha più bisogno di farsi sentire, mi piacerebbe focalizzare l’attenzione sulla situazione odierna delle donne.
Nel mese di marzo è stato pubblicato dall’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) un rapporto dal titolo “Tendenze globali dell'occupazione femminile”.
Secondo questo studio, nel corso del 2009 la crisi mondiale dell'occupazione potrebbe peggiorare considerevolmente con l'aggravarsi della recessione. Si verranno a creare nuovi ostacoli nel percorso verso una crescita sostenibile e socialmente giusta, con il risultato di rendere più difficile per le donne l'accesso al lavoro dignitoso.
La contrazione del mercato globale del lavoro lascia spazio a previsioni tutt’altro che rosee tanto per gli uomini quanto per le donne.
Stando alle stime dell’ILO, il tasso di disoccupazione globale potrebbe attestarsi fra il 6,3% e il 7,1%, con un tasso di disoccupazione femminile fra il 6,5 % e il 7,4 % (per gli uomini fra il 6,1% ed il 7%). Ciò si tradurrebbe in un aumento di nuovi disoccupati nel mondo in una cifra compresa tra i 24 e i 52 milioni, di questi dai 10 ai 22 milioni sarebbero donne. Allo stesso tempo, l'ILO prevede che nel 2009 il tasso globale di posti di lavoro vulnerabili potrebbe variare dal 50,5% al 54,7% per le donne, contro il 47,2% e 51,8% per gli uomini.
L'impatto della crisi economica su uomini e donne, in termini di tasso di disoccupazione, rischia di essere più pesante per queste ultime, nella maggior parte delle regioni del mondo e soprattutto in America Latina e nei Caraibi. Fanno eccezione l'Asia orientale, le economie industrializzate, i paesi del Sud-Est Europeo (non Ue) e la Csi (Comunità degli Stati indipendenti) in cui le disuguaglianze di genere erano minori, in termini di opportunità di lavoro, già prima della crisi attuale.
Ciò conferma che, se da un lato ancora oggi la vulnerabilità pesa maggiormente sulle donne, la crisi sta spingendo sempre più uomini verso posti di lavoro vulnerabili rispetto al 2007.
Alla luce dei risultati ottenuti, l'ILO lancia un appello alla creazione di ''soluzioni creative'' che affrontino la disuguaglianza di genere.
Il rapporto mostra che, nel 2008, su 3 miliardi di persone che lavoravano nel mondo, 1,2 miliardi erano donne (40,4%). Nel 2009 il tasso di disoccupazione femminile potrebbe raggiungere il 7,4%, contro il 7% di quello maschile.
I dati emersi dal presente rapporto non lasciano scampo e fanno emergere chiaramente la situazione in cui le donne si trovano oggi e che peggiorerà in futuro: tasso di occupazione in diminuzione, minori risorse economiche, maggiore concentrazione in forme di occupazione informali e quindi vulnerabili che prevedono basse retribuzioni e protezione sociale.
A questo proposito, Jan Hodges, direttrice dell'Ufficio dell'ILO per l'uguaglianza di genere, afferma: ''Le donne possono far fronte a questa situazione lavorando più ore o facendo molteplici lavori a basso reddito, ma devono comunque far fronte agli impegni domestici non retribuiti''. ''La disuguaglianza di genere nel mondo del lavoro – secondo il direttore generale dell'ILO, Juan Somavia- è presente da sempre, ma rischia di essere aggravata dalla crisi. In un periodo di difficoltà economica, le donne spesso subiscono le conseguenze negative più rapidamente e godono più tardi dei benefici della ripresa. Già prima della crisi, la maggioranza delle donne attive lavorava nell'economia informale con basse retribuzioni e una scarsa protezione sociale''.
Sicuramente l’impoverimento generale della situazione delle donne, non è solo un problema per le dirette interessate, ma non giova alla collettività tutta. Oltre ai problemi che una tale situazione crea alla condizione sociale e mentale di ogni singola donna, il suo impoverimento e la mancanza di tutele o incentivi arreca un danno importante a tutta la società. Nella maggioranza dei casi (non voglio in alcun modo sminuire il ruolo dell’uomo) la donna ricopre una molteplicità di ruoli, (impiego, maternità, cura dei figli e degli anziani), la mancanza di tutele lavorative e salariali, rischiano, così, di limitarne in maniera significativa l’apporto lavorativo e sociale.
A tale proposito, Somavia ha citato una serie di misure politiche che potrebbero contribuire a riequilibrare il carico che pesa sulle donne e a far fronte alle conseguenze della crisi. Ad esempio, l'accesso a lavori sostenibili e di qualità sia per gli uomini sia per le donne, l'estensione della protezione sociale fra cui i sussidi di disoccupazione e schemi assicurativi che riconoscano la posizione vulnerabile delle donne nel mercato del lavoro.
Poiché lo scopo principale di Dentro la Notizia è dare voce a chi ha più bisogno di farsi sentire, mi piacerebbe focalizzare l’attenzione sulla situazione odierna delle donne.
Nel mese di marzo è stato pubblicato dall’ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro) un rapporto dal titolo “Tendenze globali dell'occupazione femminile”.
Secondo questo studio, nel corso del 2009 la crisi mondiale dell'occupazione potrebbe peggiorare considerevolmente con l'aggravarsi della recessione. Si verranno a creare nuovi ostacoli nel percorso verso una crescita sostenibile e socialmente giusta, con il risultato di rendere più difficile per le donne l'accesso al lavoro dignitoso. La contrazione del mercato globale del lavoro lascia spazio a previsioni tutt’altro che rosee tanto per gli uomini quanto per le donne.
Stando alle stime dell’ILO, il tasso di disoccupazione globale potrebbe attestarsi fra il 6,3% e il 7,1%, con un tasso di disoccupazione femminile fra il 6,5 % e il 7,4 % (per gli uomini fra il 6,1% ed il 7%). Ciò si tradurrebbe in un aumento di nuovi disoccupati nel mondo in una cifra compresa tra i 24 e i 52 milioni, di questi dai 10 ai 22 milioni sarebbero donne. Allo stesso tempo, l'ILO prevede che nel 2009 il tasso globale di posti di lavoro vulnerabili potrebbe variare dal 50,5% al 54,7% per le donne, contro il 47,2% e 51,8% per gli uomini.
L'impatto della crisi economica su uomini e donne, in termini di tasso di disoccupazione, rischia di essere più pesante per queste ultime, nella maggior parte delle regioni del mondo e soprattutto in America Latina e nei Caraibi. Fanno eccezione l'Asia orientale, le economie industrializzate, i paesi del Sud-Est Europeo (non Ue) e la Csi (Comunità degli Stati indipendenti) in cui le disuguaglianze di genere erano minori, in termini di opportunità di lavoro, già prima della crisi attuale.
Ciò conferma che, se da un lato ancora oggi la vulnerabilità pesa maggiormente sulle donne, la crisi sta spingendo sempre più uomini verso posti di lavoro vulnerabili rispetto al 2007.
Alla luce dei risultati ottenuti, l'ILO lancia un appello alla creazione di ''soluzioni creative'' che affrontino la disuguaglianza di genere.
Il rapporto mostra che, nel 2008, su 3 miliardi di persone che lavoravano nel mondo, 1,2 miliardi erano donne (40,4%). Nel 2009 il tasso di disoccupazione femminile potrebbe raggiungere il 7,4%, contro il 7% di quello maschile.
I dati emersi dal presente rapporto non lasciano scampo e fanno emergere chiaramente la situazione in cui le donne si trovano oggi e che peggiorerà in futuro: tasso di occupazione in diminuzione, minori risorse economiche, maggiore concentrazione in forme di occupazione informali e quindi vulnerabili che prevedono basse retribuzioni e protezione sociale.
A questo proposito, Jan Hodges, direttrice dell'Ufficio dell'ILO per l'uguaglianza di genere, afferma: ''Le donne possono far fronte a questa situazione lavorando più ore o facendo molteplici lavori a basso reddito, ma devono comunque far fronte agli impegni domestici non retribuiti''. ''La disuguaglianza di genere nel mondo del lavoro – secondo il direttore generale dell'ILO, Juan Somavia- è presente da sempre, ma rischia di essere aggravata dalla crisi. In un periodo di difficoltà economica, le donne spesso subiscono le conseguenze negative più rapidamente e godono più tardi dei benefici della ripresa. Già prima della crisi, la maggioranza delle donne attive lavorava nell'economia informale con basse retribuzioni e una scarsa protezione sociale''.Sicuramente l’impoverimento generale della situazione delle donne, non è solo un problema per le dirette interessate, ma non giova alla collettività tutta. Oltre ai problemi che una tale situazione crea alla condizione sociale e mentale di ogni singola donna, il suo impoverimento e la mancanza di tutele o incentivi arreca un danno importante a tutta la società. Nella maggioranza dei casi (non voglio in alcun modo sminuire il ruolo dell’uomo) la donna ricopre una molteplicità di ruoli, (impiego, maternità, cura dei figli e degli anziani), la mancanza di tutele lavorative e salariali, rischiano, così, di limitarne in maniera significativa l’apporto lavorativo e sociale.
A tale proposito, Somavia ha citato una serie di misure politiche che potrebbero contribuire a riequilibrare il carico che pesa sulle donne e a far fronte alle conseguenze della crisi. Ad esempio, l'accesso a lavori sostenibili e di qualità sia per gli uomini sia per le donne, l'estensione della protezione sociale fra cui i sussidi di disoccupazione e schemi assicurativi che riconoscano la posizione vulnerabile delle donne nel mercato del lavoro.
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