Dopo quattro anni, bocciata dai giudici spagnoli la nuova Costituzione catalana
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Delusione a Barcellona fra i socialisti da sempre al potere. Nonostante gli impegni presi dal premier Zapatero, il tribunale costituzionale ha bocciato 14 articoli dell’Estatut, in una sentenza politica più che giuridica.
Che la sentenza del Tribunale costituzionale spagnolo fosse di natura essenzialmente politica lo si era capito dal fatto che i giudici si siano presi ben quattro anni per emetterla. D’altronde, in gioco c’era una questione essenziale per la Spagna: l’ammissione dello Statuto della Catalogna – già considerata Regione autonoma – al cui primo articolo si denomina come “Nazione” e che prevedeva, inoltre, l’introduzione del catalano come lingua ufficiale, anche prima dello spagnolo (dal quale diverge notevolmente).
Il premier Zapatero e il suo partito socialista, pur con molte cautele, si erano espressi favorevolmente alle richieste catalane, dati anche i forti legami esistenti fra i socialisti madrileni e la sinistra catalana, da sempre al potere a Barcellona. Il partito popolare spagnolo, all’opposizione dal 2004, ha però ferocemente contrastato il progetto di Costituzione catalana, ricorrendo al tribunale costituzionale ed eccependo una palese violazione di quelle norme con la Costituzione generale del 1976.
I giochi politici si sono riflettuti entro la Corte, che si è rigidamente divisa in questi quattro anni fra progressisti e conservatori. I primi, rappresentati dal giudice Pérez Vera, erano riusciti a sottoporre ai colleghi una bozza di risoluzione che sostanzialmente considerava l’Estatut conforme alla Costituzione spagnola. Ad aprile, però, una nuova maggioranza formatasi all’interno del consesso aveva bocciato irrimediabilmente la bozza del giudice Vera, prendendone in esame un’altra, perorata dal Presidente Maria Emilia Casas. Ieri, la Corte ha approvato in via definitiva questa sentenza, che rigetta 14 articoli dell’Estatut, i più importanti, considerandoli contrari alla Costituzione del 1976. I giudici – che si sono spaccati 6 a 4 – considerano illegittime le norme in materia di lingua catalana, l’istituzione del Consiglio di Giustizia catalano (equivalente al nostro Csm), il difensore del popolo e l’estensione della potestà tributaria (l’equivalente del nostro federalismo fiscale). La sentenza dei giudici non ha cassato il Preambolo dell’Estatut, dove si dichiara che la Catalogna è una Nazione, ma ha precisato che tale norma non ha alcuna validità giuridica, essendo ribadita «l’indissolubile unità della nazione spagnola, consacrata dalla Costituzione».
I giudici hanno soprattutto stigmatizzato quella parte dell’Estatut pervaso da un eccesso di sovranità, come appare evidente, ad esempio, nel caso dell’art. 6.1 il quale, introducendo la possibilità di considerare il catalano la lingua ufficiale, viola il precetto costituzionale spagnolo secondo cui l’unica lingua nazionale è, appunto, lo spagnolo (cioè il Castigliano).
Delusione fra i socialisti catalani. Il Capo della Generalitat Josè Montilla ha chiamato a raccolta i cittadini per manifestare contro quella che viene definita una decisione prettamente politica e centralista, che nega le legittime aspirazioni del popolo della Catalunya.Fonte: Dazebao
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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