G8, la pista dei soldi versati allo Ior: l'indagine dei pm bussa in Vaticano
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"A mia memoria il Vaticano non ha mai permesso di accedere alla sua banca, lo Ior. Dunque non abbiamo tante speranze, ma la rogatoria la faremo lo stesso" dice un inquirente da mesi impegnato nella grande inchiesta sul G8 e i Grandi eventi. È l'ennesima svolta in questa inchiesta che ha già oltrepassato i confini nazionali, con la richiesta di rogatoria internazionale per cercare i tesori nascosti nelle banche del Lussumburgo della Svizzera per conto di alcuni indagati.
I magistrati, in particolare, sospettano che il coordinatore del Pdl Denis Verdini abbia nascosto in Lussemburgo soldi e gioielli. Lui smentisce categoricamente. Ma l'inchiesta va avanti. Da alcune settimane l'attenzione dei carabinieri e della guardia di finanza si è concentrata sulla banca del Vaticano. Durante le indagini sono state seguite molti passaggi di denaro partiti da alcuni degli arrestati (dai funzionari pubblici Angelo Balducci, Mauro Della Giovanpaola, Fabio De Santis al costruttore Diego Anemone). Ebbene, le tracce toccavano non solo la Banca delle Marche di via Romagna a Roma, custode dei conti di alcuni indagati, ma portavano fino all'Unicredit Luxemburg finendo talvolta perfino allo Ior.
Verdini, infuriato per le indiscrezioni filtrate ieri, protesta la sua innocenza: "Assisto all'ennesima grave violazione del segreto d'indagine con l'accostamento del mio nome a fantomatici conti esteri o tesoretti in Lussemburgo, Svizzera o San Marino. Ebbene, condannando questo malvezzo della fuga di notizie che, senza il benché minimo filtro di un vero accertamento giudiziario, massacra le persone, ben vengano le rogatorie internazionali. In questo modo sarà provata la mia estraneità a fatti cui vengo accostato con incredibile leggerezza solo per il ruolo politico che svolgo".
Ma Verdini non è l'unico nome nel mirino dei magistrati. Si cercano possibili conti esteri riferibili anche ad altri nomi coinvolti: l'ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, il figlio Luigi e generali ed ufficiali della guardia di finanza che, secondo le accuse, facevano le talpe per conto del costruttore Diego Anemone. Quanto alla pista che potrebbe portare alla banca del Vaticano, essa è stata intrapresa dopo il sequestro della documentazione contabile nelle abitazioni e negli uffici degli indagati, degli arrestati e dei professionisti coinvolti, in prima fila quell'Angelo Zampolini che curò la pratica per l'acquisto di casa Scajola.
È noto d'altra parte che Angelo Balducci (difeso ieri ancora una volta dal ministro Altero Matteoli: "Se tornassi indietro lo rinominerei senz'altro a presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici perché nessuno aveva il suo curriculum") avesse conti in Vaticano. A scoprirlo, nel 2006, era stato l'allora pm a Potenza, John Henry Woodcock. Il magistrato aveva scoperto che Angelo Balducci (in seguito interrogato) aveva pagato un debito di monsignor Camaldo, cerimoniere del Papa, facendo una operazione bancaria proprio nella banca del Vaticano. E il nome di Camaldo è rispuntato fuori adesso nelle inchieste di Firenze e Perugia insieme alla "Propaganda Fide", una sorta di immobiliare del Vaticano che ha affittato decine di abitazioni a molti dei 412 personaggi comparsi nell'ormai famoso "libro mastro" di Diego Anemone. Spulciando tra intercettazioni e documenti bancari, gli investigatori si sono convinti che parte del tesoro accumulato da alcuni degli indagati con le tangenti pagate da Anemone e da altri imprenditori, si trovi proprio nei forzieri dello Ior.
Nei prossimi giorni, per chiarire i movimenti che partivano dalla Banca delle Marche verso il Vaticano, sarà ascoltato Enzo Cappa, uno dei funzionari dell'agenzia di via Romagna che era in stretti rapporti con don Evaldo Biasini, amico di Anemone, soprannominato don Bancomat per le sue funzioni di cassaforte dell'imprenditore. Ma in procura a Perugia, c'è attesa soprattutto per il nuovo interrogatorio al quale sarà sottoposto l'architetto Angelo Zampolini. I pm hanno rinunciato a chiedere nuovamente il suo arresto, vista la collaborazione fornita nelle settimane scorse. Ma domani sarà ascoltato ancora e i magistrati si attendono da lui particolari decisivi per gli sviluppi dell'inchiesta.
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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