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Gli "uomini della terra" in sciopero contro le multinazionali

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34 indios sono in sciopero della fame in carcere da pù di 4 settimane. Il motivo? Rivendicano la loro terra.

Il Parlamento Europeo ha presentato l'11 settembre scorso un appello, sottoscritto da 34 eurodeputati, indirizzato al neo presidente cileno Pinera per chiedere "una immediata soluzione" per lo sciopero della fame di 34 indios Mapuches, detenuti per reati commessi contro gli imprenditori delle multinazionali che operano nelle loro terre, nel Sud del Paese.

La vicenda degli indios Mapuche, presenti prevalentemente in Cile e Argentina, è caratterizzata negli ultimi anni da numerose battaglie legali e campagne di sensibilizzazione per portare a conoscenza dei più una storia incredibile che coinvolge anche l'Italia.

CI troviamo in Patagonia, un tempo terra arida e selvaggia, ora regione contesa dalle più grandi multinazionali che operano nel settore delle risorse energetiche. La Patagonia oltre ad essere una delle regioni più ricche in quanto a biodiversità, rappresenta un potenziale enorme in termini di risorse naturali: riserve di acqua dolce, grazie ai ghiacciai; petrolio e gas; legname; minerali. Tutto ciò attrae investitori esteri che, il più delle volte, non si fanno scrupoli nello sfruttare in maniera indiscriminata queste terre. Il governo cileno e argentino non hanno mai mosso un dito contro lo strapotere di queste multinazionali che in alcuni casi possiedono una percentuale di territorio pari a quella posseduta dallo stesso Stato.

Chi sono gli "uomini della terra". I Mapuche, il cui nome significa "uomini della terra", rappresentano il principale gruppo etnico del Cile, circa il 10% dei suoi 17 milioni di abitanti e chiedono oggi la restituzione delle terre occupate dallo stato alla metà del XIX secolo, oggi occupate da grandi multinazionali del legname, da centrali idroelettriche e miniere.

Il precedente. Nel 1991 una coppia di indios venne accusata di essersi appropriata illegalmente di un appezzamento di terreno appartenente ad una grossa compagnia presente in Argentina, la Benetton. La causa venne discussa per anni in Tribunale ed alla fine vinse la Compagnia italiana proprietaria del terreno, poiché riuscì a dimostrare l'atto di compravendita da una Compagnia inglese.

Ma i due coniugi non si persero d'animo e crearono un movimento di protesta denominato "Comunidad Santa Rosa". La battaglia legale continuò e l'avvocato dei due indios, Gustavo Manuel Macayo, dichiarò come l'atto con cui a fine Ottocento lo Stato argentino donò a dieci latifondisti inglesi le stesse terre che sarebbero poi finite alla multinazionale Benetton sia del tutto impugnabile. "Il presidente argentino José Félix Uribur - dice Macayo - diede a ciascuno di quei signori circa 90 ettari di terra in Patagonia. Ma per farlo ha violato le leggi del tempo. Ad esempio, non si è rivolto all'ufficio notarile generale del governo. Non ha rispettato il limite massimo previsto per le donazioni di 625 ettari. E inoltre ha giustificato le donazioni con le migliorie apportate dagli stessi inglesi nei territori: ma come si poteva parlare di migliorie nel 1896, se ancora adesso le migliorie scarseggiano?".

La campagna pro-Mapuche. Una giovane cineasta cilena fu arrestata nel dicembre del 2009 con l'accusa di terrorismo: il suo delitto? Girare un documentario sulle difficili condizioni di vita degli indios mapuche. Il suo avvocato, l'ex giudice Juan Guzman, celebre per avere incolpato lo stesso generale Pinochet e indagato sui crimini commessi durante gli anni della dittatura militare, parlò "di una montatura politico-giudiziaria contro un'intellettuale il cui scopo è denunciare le discriminazioni di cui soffrono attualmente il popolo dei Mapuche". Già nel 2008, quattro cineasti, due francesi e due italiani venuti a filmare la lotta dei Mapuche, furono espulsi dal paese con l'accusa di appartenere all'Eta.

Docufilm italo-argentino-inglese "Colours At the End of The World", di Ale Corte, vincitore dell’EcoVision Film Festival 2009

Il movimento degli indios accusa il governo di utilizzare le leggi anti terrorismo in maniera arbitraria, leggi risalenti all'epoca di Pinochet e che non sono mai state modificate. Per questa ragione adesso ci sono in carcere 34 indios, accusati di terrorismo contro alcune compagnie straniere. La storia dei due coniugi si ripete? Questa volta a schierarsi dalla parte dei Mapuche è intervenuto anche il Vaticano sostenendo come lo sciopero della fame ad oltranza portato avanti dagli indios in carcere non sia la via giusta. Mons. Camilo Vial Risopatrón, vescovo di Temuco, la regione del Cile dove è più alta la concentrazione di popolazione “mapuche”, ha espresso “preoccupazione e angoscia” per il protrarsi dello sciopero della fame dei 34 contadini indios.

La protesta dei detenuti, che ormai è entrata alla quarta settimana, è molto articolata e perciò il vescovo cileno ha chiesto di trovare un modo di “semplificare le numerose e svariate richieste” per poter aprire uno spiraglio ad una negoziazione ragionevole. Gli scioperanti sono in attesa di giudizio per aver violato norme della legge antiterrorismo nel corso di alcune proteste e occupazione di terre, e tra le molte richieste chiedono proprio la deroga di questa legge. Chiedono inoltre la fine del meccanismo che li costringe a subire due processi, uno in sede civile e un altro davanti a tribunali militari, e il non utilizzo da parte della pubblica accusa di testimoni “protetti” (senza identificazione pubblica per motivi di sicurezza) che sarebbero la base principale dell’imputazione per la quale sono sotto processo.

Le prime reazioni. Il presidente del Senato cileno, Jorge Pizarro, ha dichiarato come la questione legata alla legge anti terrorismo (vedi Mapuche) verrà discussa oggi (14 settembre) in una sessione straordinaria. Questa decisone - si legge nella nota diramata da RadioBioBio - è stata presa per fermare lo sciopero della fame dei 34 contadini indios.

REDAZIONE Dentro la Notizia

 

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