Gravi scontri e ribellioni si susseguono in Thailandia
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Il capo dell'esercito thailandese, Anupong Paochinda, ha chiesto al governo di dimettersi e indire elezioni anticipate per risolvere la profonda crisi politica del Paese. In una conferenza stampa a Bangkok, il Generale ha anche ordinato al movimento di protesta dell'Alleanza popolare per la democrazia (PAD) di ritirarsi dall'aeroporto internazionale di Bangkok e porre fine alle proteste antigovernative.La risposta del Primo ministro non si è fatta attendere: Somchai Wongsawat non si dimetterà. L’ha annunciato in un intervento televisivo, durante il quale ha presentato il programma di governo dei prossimi due mesi. Le manifestazioni di piazza di questi giorni non hanno dunque sortito gli effetti sperati, come sono rimaste inascoltate le richieste dell’esercito di fare un passo indietro dopo gli esiti degli scontri del 7 ottobre tra dimostranti e forze dell’ordine.
Intanto la capitale thailandese Bangkok è dalla scorsa notte totalmente inaccessibile per via aerea: i manifestanti antigovernativi, che bloccavano già lo scalo internazionale Suvarnabhumi, hanno determinato la chiusura anche del secondo aeroporto della città, quello di Don Muang, adibito al traffico interno.
Intanto la capitale thailandese Bangkok è dalla scorsa notte totalmente inaccessibile per via aerea: i manifestanti antigovernativi, che bloccavano già lo scalo internazionale Suvarnabhumi, hanno determinato la chiusura anche del secondo aeroporto della città, quello di Don Muang, adibito al traffico interno.
La Thailandia sta vivendo pesanti contrasti politici acuitisi negli ultimi mesi, fino a raggiungere la massima cruenza lo scorso 7 ottobre. In quell’occasione il triste bilancio fu di due morti e 500 feriti. La polizia ha, infatti, cercato di disperdere i militanti del PAD asserragliati in Parlamento in occasione del primo discorso del Premier Somchai. Il Ministro è anche cognato di Thaksin Shinawatra, imprenditore thailandese divenuto Primo ministro ed estromesso con il golpe militare del settembre 2006.La situazione è in completo stallo, in un clima di tensione senza precedenti che non sembra avere una via d'uscita.
Il Primo ministro si è immediatamente preoccupato di rassicurare la comunità internazionale e gli investitori, ai quali ha garantito che in nessun caso saranno adottate misure antidemocratiche per risolvere la rivolta.
Facciamo un passo indietro e cerchiamo di comprendere insieme l’origine della crisi.
I militanti del PAD (People's Alliance for Democracy) si sono arroccati nel palazzo del governo da oltre due mesi e non hanno assolutamente intenzione di uscire fino a quando anche questo esecutivo, in carica da poco più di trenta giorni, non si dimetterà come il precedente.
Il Pad è il partito d’opposizione costituito da attivisti, docenti universitari, operatori economici, esponenti delle organizzazioni del volontariato e delle agenzie per lo sviluppo sostenibile. Tornati nuovamente in piazza il 18 ottobre, il loro leader Somsak Kosaisuk ha spiegato alla folla che il primo ministro “ha ordinato alla polizia di uccidere i manifestanti”. Motivo per cui “i thailandesi dovrebbero mandar via questo pessimo governo”. Somchai Wongsawat è stato nominato premier dal Parlamento dopo la destituzione del suo predecessore, Samak Sundaravej, che negli anni Settanta incitò l’esercito a reprimere nel sangue una protesta studentesca.
Dopo l’occupazione del Parlamento da parte dei militanti del PAD, solo Somchai è riuscito a lasciare l’edificio grazie ad un elicottero, mentre, per ore, i deputati sono rimasti bloccati in aula a causa dei violenti scontri scatenatisi all'esterno. Paradossale è che i medici di alcuni ospedali della capitale si sono addirittura rifiutati di prestare le cure mediche ai poliziotti feriti, in aperto sostegno politico al PAD.
Agli occhi di un osservatore estraneo, quello che sta accadendo a Bangkok negli ultimi mesi sta destando seri dubbi, che continuano a crescere con il passare dei giorni.
Vediamo meglio perché.
Il PAD chiede che il potere sia rimesso nelle mani del Re, affinché sia lui a scegliere la persona giusta per guidare il Paese. Allo stesso tempo propone anche un nuovo sistema elettorale che preveda solo una certa percentuale, minoritaria, di parlamentari eletti direttamente dal popolo, mentre la maggior parte dovrebbe essere scelta da una commissione di cosiddetti saggi, composta di membri del mondo accademico, imprenditoriale e militare.
Ciò che teme il PAD è che il partito di maggioranza relativa - il PPP, legato all'ex premier in esilio Thaksin Shinawatra - ripeta ciò che ha già fatto nel settembre scorso dopo le dimissioni del premier Samak Sundaravej: scegliere un'altra persona all'interno del partito e metterlo alla guida del governo di coalizione.
La motivazione di una tale richiesta apparentemente poco democratica, dunque, sta nell’affermazione da parte del PAD che l'attuale modello democratico a suffragio universale non funziona. Il bacino elettorale di Thaksin Shinawatra si trova prevalentemente nel nord rurale del Paese, dove la maggioranza della popolazione è povera e dedita all'agricoltura. Questi fattori renderebbero facile comprarne il voto. Quindi, secondo il PAD, il partito di Thaksin avrà sempre la vittoria alle urne.Altro segnale che fa sorgere qualche riflessione è la presenza alla cerimonia funebre delle due vittime morte negli scontri, della Regina e del Capo delle Forze Armate. L’intervento è da considerarsi un evidente messaggio di sostegno alle proteste da parte della Casa Reale e delle Forze Armate, che non hanno risparmiato critiche alla polizia per l'uso sconsiderato di gas lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo, tanto che Il capo della polizia si è dovuto scusare pubblicamente, insieme al premier.
Un ulteriore fatto che denota la stranezza della situazione in cui è caduta la Thailandia, si è avuto qualche giorno fa quando lo stesso Generale Paojinda ha invitato il premier ad assumersi la piena responsabilità per gli scontri del 7 Ottobre e a dimettersi, aggiungendo, allo stesso tempo, di non avere alcuna intenzione di attuare il golpe agognato dal PAD. Il premier Somchai, anche ministro della Difesa, ha ovviamente ignorato la "richiesta".
Con l’acuirsi della situazione, anche i sostenitori del governo, l'UDD (United Front of Democracy against Dictatorship), si sono organizzati: presidiano una piazza di Bangkok e, come i militanti del PAD, godono del sostegno di membri della polizia e delle Forze Armate. Sì perché, a differenza del 2006, ora le Forze Armate non sembrano così compatte e unite nello schierarsi a fianco delle proteste, così come la polizia non è così compatta a sostegno del governo.
Fare una previsione sullo sviluppo degli eventi è assai arduo, la situazione si sta sempre più ingarbugliando. Purtroppo, però, l’opinione di analisti politici, esperti e opinionisti dei maggiori quotidiani sembra concordare sul fatto che è sempre più probabile un’ennesima, triste sfilata di carri armati nelle strade di Bangkok.
Potrebbe essere, quindi, un intervento dei militari a sciogliere l’impasse. Gli esiti, non è difficile immaginarlo, saranno senza dubbio violenti e non privi di conseguenze.
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