Il caso di Terzigno: laboratorio dell’emergenza sociale
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Il caso dei rifiuti in Campania è al centro delle cronache di questi giorni.
Dopo le proteste nate nel 2008 a seguito della crisi per lo smaltimento dei rifiuti del comune di Napoli e provincia, il governo aveva messo su una vera e propria task force, coordinata dal capo della Protezione Civile Guido Bertolaso, con il fine ultimo di risolvere un problema decennale.
Il problema venne affrontato attraverso il completamento del termovalorizzatore di Acerra, che secondo i piani avrebbe dovuto consentire uno smaltimento rapido ed efficace dei rifiuti. A distanza di due anni il problema non sembra essere risolto, anzi; in questi due anni infatti le proteste non sono mai cessate. I presidi organizzati dai comitati civici delle zone interessate dalle discariche hanno continuato la loro “personale” battaglia cercando di creare una piattaforma civile in grado di portare proposte concrete ai propri governanti. A tal proposito sono state create campagne di sensibilizzazione con l’obiettivo di evidenziare la necessità di cambiare il sistema rifiuti, attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie già applicate in altre parti di Italia.
Ma il problema della Campania non riguarda solo i campani bensì tutti gli italiani. La situazione di Terzigno fa riemergere quel contrasto tra governo e governati e, alla luce della precaria situazione sociale in Italia, rappresenta un laboratorio sociale dell’emergenza italiana.
Mentre diversi media rappresentano i fatti di Terzigno come “atti contro lo Stato” oppure “opera di giovani facinorosi” la realtà delle cose è un’altra. Le proteste vengono portate avanti da comitati cittadini formati da casalinghe, pensionati, lavoratori oltre che da giovani studenti ovviamente. Ma l’aspetto peculiare delle proteste, che a volte sfociano in vere e proprie rivolte contro le forze dell’ordine, è la coesione sociale che sta dietro tutto questo. Il problema dei rifiuti a fatto riavvicinare i cittadini ai loro spazi ma anche ai loro stessi vicini contribuendo alla creazione di una coscienza collettiva del problema, scongiurando il diffondersi di una pericolosa disinformazione che avrebbe potuto recare effetti controproducenti alla stessa popolazione residente.
Il governo italiano sta affrontando la situazione seguendo una prassi “anomala”. Infatti secondo il decreto legge del 2008, chiamato anche decreto Berlusconi, la situazione dei rifiuti in Campania viene regolamentata attraverso disposizioni specifiche che non hanno nulla di legale e sono finalizzate al soffocamento delle proteste civili in merito. Come affermano i curatori del blog Waste Emergency, sito creato per poter dare una corretta informazione all’opinione pubblica italiana sui fatti riguardanti la situazione della Campania. Come si legge dalle pagine del sito:
“Vorremmo la raccolta differenziata porta a porta come la fa il Consorzio Priula a Treviso o la raccolta differenziata porta a porta globale ad Agropoli nel Cilento (Campania) e vorremmo tutte le alternative possibili alla combustione dei rifiuti e allo smaltimento in discarica. Il che infondo, significherebbe soltanto rispettare le normative europee. Ma in Italia, da qualche anno, vige la legge dei fuorilegge. Si fa tutto in deroga, giustificandolo con lo stato di emergenza.
Discariche ed inceneritori sono adesso aree d’interesse strategico nazionale, protette da contingenti militari e da segreto di stato, rendendo impossibile per i cittadini appurare i rischi per l’ambiente e per la salute. Ma la gente tutto intorno muore, e la relazione tra l’inquinamento ambientale e l’incidenza di tumori e malformazioni congenite é testimoniata da un numero sempre maggiore di studi nazionali ed internazionali. I roghi tossici della ‘terra dei fuochi’ continuano indisturbati, mentre i militari vengono messi a ‘proteggere’ i rifiuti dai cittadini, invece che i cittadini dai rifiuti”.
Per maggiori informazioni: http://www.wasteemergency.com/
REDAZIONE DentrolaNotizia
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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