Il caso Wikileaks e i nuovi scenari dell'informazione
| ATTUALITA' |
I
ll discusso caso di Wikileaks ha turbato le diplomazie di mezzo mondo ma anche posto un altro importante quesito: quale ruolo per l'informazione?
Dopo la recente notizia dell'arresto di Julian Assange, sembrerebbe arrivare a termine il fenomeno di Wikileaks, o forse no.
Ormai la creatura di Assange potrebbe vivere di vita propria grazie ai recenti scoop relativi ai cablogrammi provenienti da mezzo mondo e destinati all'amministrazione americana a Washington. Il fenomeno ha sicuramente riportato l'attenzione mediatica sulla politica internazionale e questo ne è un merito, soprattutto in Italia dove la propensione ad uno sguardo che vada oltre è spesso occluso. Un fattore forse decisivo, che ha permesso il diffondersi delle notizie relative ai "segreti" delle ambasciate Usa nel mondo, è stata sicuramente la strategia mediatica utilizzata dai responsabili di Wikileaks.
La divulgazione anticipata di alcuni file sensibili alle maggiori testate giornalistiche mondiali ha dato la possibilità di analizzare le fonti e approfondire alcuni aspetti rilevanti che riguardavano paesi occidentali ma soprattutto alleati degli Usa, come Germania, Italia, Francia, ecc. Le conseguenze di questi documenti non hanno però scalfito più di tanto le relazioni diplomatiche tra i paesi coinvolti, il chè dimostra come di fondo fossero informazioni poco rilevanti o invece già conosciute dai diretti interessati. Quest'ultimo punto è forse la chiave di volta per comprendere al meglio le relazioni dei paesi e le loro relative strategie diplomatiche. Dalla scetticità americana verso l'operato in Iraq, l'amicizia più che personale tra Putin e Berlusconi, le rivelazioni sulla crescente pericolosità della mafia russa, i rapporti tra Corea del Nord, Siria ed Iran. Sono tutti aspetti che già molti erano a conoscenza, certo, ma leggerli da documenti ufficiali è tutta un'altra storia.
Il pericolo semmai è quello di riconoscere per veritiere alcune semplici considerazioni personali fatte dagli autori dei cablogrammi inviati dalle ambasciate. Infatti in molti documenti, insieme alle notizie di "intelligence" troviamo alcuni commenti relativi a personaggi del mondo politico e industriale. Il caso forse più emblematico per noi italiani è quello che riguarda il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che secondo quanto rivelato dall'ambasciata Usa a Roma, in un documento del 2009, sarebbe di salute cagionevole a causa della vita notturna piuttosto movimentata.
Ma forse la vera novità di Wikileaks è che ha dato un riconoscimento formale alle capacità della rete di portare informazioni e divulgarle nel breve tempo. Inoltre ha posto un serio interrogativo sul futuro di internet e la relativa libertà di utilizzo. Il primo punto si concentra sulla ridefinizione del ruolo dei giornalisti che dalla pubblicazione di Wikileaks sono diventati veri e propri analisti, con il compito di filtrare, analizzare e verificare le fonti che man mano venivano pubblicate. Un nuovo modo di fare giornalismo quindi, incentrato sull'analisi diretta di fonti, spesso governative, e che quindi hanno uno spessore asssai maggiore rispetto alle semplici dichiarazioni di politici o rivelazioni indiscrete di qualche gola profonda del governo.
Il secondo aspetto della questione è quanto sia possibile o tollerabile per gli stati/nazione continuare a permettere un accesso diretto a questo tipo di informazione, correndo il rischio di rovinare rapporti commerciali con paesi alleati o addirittura compromettere la propia legittimità interna. Il controllo della rete come è noto è possibile fino ad un certo punto, il caso di Wikileaks ne è stato un chiaro esempio. Pochi giorni dopo le prime rivleazioni infatti, il sito di Julian Assange venne oscurato da Hackers professionisti e cominciò da allora una caccia tra gatto e topo, ogni qualvolta veniva riaperto il sito tramite domini diversi da quello ufficiale. Perciò la lotta si direbbe fino a questo momento alla pari ma i tempi, o meglio i cybertempi, sono molto brevi per poter riuscire a conquistare nuovi mezzi di controllo.
Ma la notizia principale adesso diventa il destino del fondatore del sito, Julian Assange, arrestato da Scotland Yard in Inghilterra il 7 dicembre. L'accusa mossa dalla polizia londinese è quella relativa al mandato di cattura emesso dal tribunale svedese per un sospetto stupro che Assange avrebbe commesso ai danni di due giovani donne. Ma dietro questa vicenda non è difficile immaginare quali organizzazioni si siano mosse per mettere i bastoni tra le ruote al giornalista investigativo. La domanda che ognuno in possesso di buon senso dovrebbe porsi è la seguente: può un soggetto come Assange, costretto a viaggiare perennemente ed a cambiare spesso apsetto per problemi di sicurezza, incorrere in un errore così madornale sapendo di essere nel mirino delle più potenti agenzie segrete del mondo?
REDAZIONE DentrolaNotizia.info
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



.png)



sempre con i lavoratori e gli artigia...
Ma davverò credete che giuliano e st...
Dovrebbe emergere con estrema chiarez...