Il compleanno di Eluana in una vita che non c’è più
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Oggi Eluana Englaro compie 38 anni. E’ il suo compleanno, quello che dovrebbe essere un giorno di festa, un giorno in cui si fanno bilanci sulla vita trascorsa e sui progetti futuri. Vita, progetti, futuro… parole che per Eluana non esistono più da 17 anni. Da quando quel 18 gennaio del 1992 un lampo ha squarciato la sua esistenza.
Come era immaginabile, si sono scatenate discussioni e prese di posizione nei riguardi della sentenza. Gli italiani sono divisi dal grande dibattito mediatico, politico ed ecclesiastico riguardante l’autorizzazione alla dolce morte per Eluana.
Al di là di ogni posizione, convinzione religiosa e politica, non dobbiamo comunque dimenticare che al centro di tutto c’è la dignità di una persona, la cui esistenza è stata esposta sotto i riflettori al giudizio di tutti.
Il dolore, la sofferenza, la dignità, rientrano senza alcun dubbio nella sfera intima, quasi inviolabile, di ogni individuo. Per questo provo sempre un certo senso di fastidio quando sento dibattere e parlare con estrema facilità di tali argomenti. Questioni, che secondo il mio punto di vista dovrebbero essere affrontati in punta di piedi, stando attenti a non calpestarle, facendo il minor rumore possibile. Sì, insomma... con rispetto.
Il verdetto sulle sorti di Eluna è passato attraverso molteplici enti, Parlamento, tribunali e posizioni ecclesiastiche. In questo tam tam forzato, la ragazza continua a passare la sua flebile esistenza in un letto senza rendersi conto di nulla. Abbiamo stampate nella mente le fotografie che ci vengono mostrate dai media, in cui Eluana sorride divertita. Questo forse ci allontana dal pensiero di quel corpo che giace da 17 anni in un letto, senza che di quel sorriso ci sia più traccia.
Chino il capo davanti a tanto dolore: quello suo (anche se probabilmente ne è già libera) e quello di un padre che vuole il bene della figlia, anche quando ciò significa distaccarsene per sempre.
Non so fino a che punto sia corretto che la sfera pubblica (intesa nel senso più ampio del termine) abbia la possibilità di penetrare in modo così forte in quella privata.
Credo che esistano legami, sentimenti e vincoli i quali, grazie a una natura primordiale, possono dare molte più risposte di quanto possa fare qualunque legge, esperto, giudice o medico.
Per completezza d’informazione riporto alcune diverse opinioni al riguardo, concludendo, come credo sia doveroso, con una dichiarazione di Beppino Englaro.
Silvio Viale, medico, dirigente dell'Associazione Luca Coscioni e di EXIT-Italia, lancia appello ai medici, a cominciare da Veronesi e Marino, di dichiararsi disponibili a rimuovere il sondino. ''Eluana nacque il 25 novembre 1970 - afferma Viale – ma purtroppo da anni la sua data è diventata il 18 gennaio del 1992 e tra poco ricorrerà il diciassettesimo anniversario. Il miglior regalo che oggi possiamo farle e di rispettare la volontà sua e dei suoi cari, come ha riconosciuto la magistratura, e lasciare che finalmente si concluda una tragedia che dura da 16 anni. Purtroppo Eluana non c'è più. C'è il suo corpo, ma lei non c'è più''. "Personalmente - ricorda Viale - come medico dipendente del Ssn, mi sono dichiarato disponibile a compiere gli atti medici necessari per interrompere le attuali terapie, che sono da considerare un vero e proprio accanimento.
Famiglia Cristiana lancia invece il suo allarme: senza una legge sul testamento biologico si rischia di dare ragione a forme mascherate di eutanasia. Il “disinteresse”del mondo politico sui temi etici, dimostrato dalla delega ai giudici della soluzione sul caso Englaro rischia di condurre - secondo Famiglia Cristiana - a “forme mascherate di eutanasia: Berlusconi una legge non la vuole e se ne lava le mani, affidandosi ai giudici (almeno in questo caso!). Veltroni è l'eterno indeciso”.
Beppino Englaro, in un'intervista pubblicata dal Messaggero Veneto di Udine, afferma “Torniamo a casa, nella nostra Carnia, e voglio che mia figlia Eluana, dopo questa tragedia che nemmeno si può immaginare, possa riposare accanto a suo nonno. È il nostro sogno, dopo questo incubo”. “Nonostante tutte le migliori cure e tutta la tecnologia” continua “l’esito è stato il peggiore possibile. A quel punto Eluana poteva dire "fate o non fate", in linea teorica. Ma Eluana non poteva dirlo in pratica. Noi – io e sua madre – pensavamo che dare voce a nostra figlia fosse naturale, visto che lei viveva in casa con noi. E pensavamo che venisse presa in considerazione questa sua volontà. Per Eluana sospendere i sostegni vitali fin dall’inizio sarebbe stata la cosa più naturale del mondo”.
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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