Il coraggio uno non se lo può dare
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DLN vuole ricordare Lea Garofalo con una ricostruzione parziale della sua vicenda.
Una tragica vicenda dal sapore amaro, forse perchè poteva essere evitata. Grazie alle video denuncie di Roberto Saviano, stiamo imparando qualcosa di più sulle organizzazioni criminali del nostro paese e come riescano a trovare terreno fertile in zone impensabili, forse solo per chi ci abita. La storia di Lea Garofalo andrebbe presa a monito per capire come sia stato possibile lasciare nella completa solitudine una persona che aveva deciso di rompere quella cortina di silenzio che la circondava da anni e di cui, per il bene esclusivo della figlia, provò a liberarsene facendo la cosa forse più semplice ma allo stesso tempo "mortale": testimoniare.
Nata in una famiglia di Petilia Policastro (Crotone) sterminata da una faida, era stata ammessa al programma di protezione nel 2002 quando aveva deciso di rendere testimonianza sullo scontro tra la sua famiglia e quella rivale dei Mirabelli. Provvedimento che le era stato revocato nel 2006 dopo l'archiviazione dell'inchiesta della Dda aperta sulla base delle sue rivelazioni.L'ex collaboratrice di giustizia uccisa e sciolta nell'acido, ad aprile del 2009, alcuni mesi prima di sparire nel nulla, aveva scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica temendo ''una morte indegna e inesorabile''. A rivelare il testo della missiva, scritta a mano e inviata ai direttori di alcuni giornali nazionali ma che non e' stata mai pubblicata, e' ''Il Quotidiano della Calabria'':
"Signor presidente della Repubblica, chi le scrive è una giovane madre, disperata, allo stremo di tutte le proprie forze, psichiche e mentali in quanto quotidianamente torturata da anni dall'assoluta mancanza di adeguata tutela da parte di taluni liberi professionisti, quali il mio attuale legale che si dice disponibile a tutelarmi e di fatto non risponde neanche alle mie telefonate. Siamo da circa 7 anni in un programma di protezione provvisorio in casi normali la provvisorietà dura all'incirca 1 anno, in questo caso si è oltrepassato ogni tempo e, permettetemi, ogni limite, in quanto quotidianamente vengono violati i nostri diritti fondamentali sanciti dalle leggi europee".
Del rapimento e dell'assassinio della donna, ormai priva di protezione, avvenuto nel milanese nel novembre dello scorso anno, è accusato l'ex convivente, Carlo Cosco (dal quale aveva avuto una figlia, Denise), che avrebbe organizzato, assieme ai suoi fratelli, una vera e propria esecuzione arrivando a sciogliere il cadavere nell'acido. Prima di essere ammazzata "é stata torturata" - Lo ha rivelato uno dei pentiti che con le sue dichiarazioni ha contribuito all'inchiesta della magistratura milanese sull'omicidio e sulla distruzione del cadavere della donna. Il pentito, compagno di cella di Massimo Sabatino, ha riferito agli inquirenti 'la confessione' ricevuta dallo stesso Sabatino.
"11 dicembre 2009, ore 18.39. Il cellulare di "Uorco" chiama un uomo straniero avvisando che si trovava "di sopra, dove esce il cemento". "Uorco" è il nome in codice di Vito Cosco detto Sergio che telefona passeggiando sul cemento del cantiere della linea 5 della metropolitana milanese. Per la precisione cantiere di Viale Zara. Vito Cosco è il fratello di Carlo. Carlo Cosco: mandante, secondo gli inquirenti, dell'omicidio di Lea Garofalo. Il pentito Salvatore Sorrentino il 30 aprile di quest'anno aveva dichiarato "Sergio e Giuseppe Cosco organizzavano anche il lavoro degli scavi della quinta linea della metropolitana milanese tramite i loro mezzi di movimentazione terra, probabilmente in ambito di subappalto". Gli stessi Cosco che gestiscono (a Milano) gli affitti abusivi dell case popolari in via Montello e in Corso Como. Tutto questo mentre i fratelli si permettono di non comparire in nessun registro delle imprese. Unica segnalazione: un'attività di commercio all'ingrosso di materiali di costruzione intestata a Carlo. Sede legale in via Montello 6. A Milano." [Antimafiaduemila.com]
L'uomo, come emerge dal provvedimento del gip Giuseppe Gennari, ha raccontato agli inquirenti che i fratelli di Carlo Cosco, l'ex compagno della donna, e cioé Sergio e Giuseppe-Smith Cosco (tutti e tre arrestati) "hanno preso in consegna il furgone su cui si trovava la Garofalo, legata e imbavagliata. Successivamente - prosegue l'ordinanza - da Carlo Cosco ha saputo che la Garofalo è stata torturata in quanto da lei volevano sapere che cosa aveva dichiarato in ordine all'omicidio di un fratello di qualcuno legato a loro e che poi era stata sciolta nell'acido, così come era stato previsto nel piano concordato insieme".
Nell'appello al Capo dello Stato, scritto un mese prima che tentassero di rapirla a Campobasso dove si trovava all'epoca, Lea Garofalo afferma: ''oggi mi ritrovo, assieme a mia figlia, isolata da tutto e da tutti; ho perso la mia famiglia, ho perso il mio lavoro (anche se precario), ho perso la casa, ho perso i miei innumerevoli amici, ho perso ogni aspettativa di futuro ma questo lo avevo messo in conto, sapevo a cosa andavo incontro facendo una scelta simile''. ''La cosa peggiore - prosegue - e' che conosco gia' il destino che mi aspetta, dopo essere stata colpita negli interessi materiali e affettivi arrivera' la morte! Inaspettata, indegna e inesorabile''. Lea Garofalo fa appello al Capo dello Stato anche a nome di quanti si trovano nella sua situazione: ''la prego signor presidente - dice - ci dia un segnale di speranza, non attendiamo che quello''.
QUIRINALE: MAI PERVENUTA LETTERA GAROFALO - ''A proposito della notizia dal titolo ''Sciolta nell'acido: Lea Garofalo a capo Stato, mi uccideranno'', che rilancia un testo pubblicato da un quotidiano calabrese, dalle accurate ricerche compiute al Quirinale non risulta essere mai pervenuta alcuna lettera dell'allora collaboratrice di giustizia al Presidente della Repubblica. Ne' il Capo dello Stato avrebbe potuto conoscere il testo di una ''lettera aperta'' ma - stando a quanto si ''rivela'' - ''mai pubblicata'' su una vicenda il cui tragico epilogo non puo' che turbare profondamente.
REDAZIONE DentrolaNotizia.info
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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