Il corrispondente dall’estero nell’era dei social media
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La figura dell'inviato nell'era dei social media. Argomento caro a quanti credono in una figura quanto mai necessaria come quella del giornalista inviato all'estero. Eppure, nell'era del web 2.0 questa figura è stata con il tempo rimaneggiata. Al Festival del giornalismo di Perugia si è cercato di definire meglio il ruolo dell'iviato, alla luce delle nuove tecnologie a disposizione e dei social media che hanno portato a dover cambiare il modo di fare giornalismo.
Una conferenza partecipata da molti adetti ai lavori. Il motivo sta tutto nel titolo del panel: Il corrispondente dall'estero nell'era dei social media. A partecipare il dibattito, svoltosi nella sala conferenze dell'Hotel Brufani di Perugia, c'erano giornalisti del calibro di Charlie Beckett, Mort Rosenblum e la "nostrana" Mimosa Martini.
L'avvento di nuove tecnologie ha significato un incremento della produttività giornalistica e un abbattimento dei costi di produzione. Il problema che rimane attuale è lo scarso impegno, in termini di investimenti editoriali, nel motivare e incentivare una figura necessaria per poter comprendere al meglio le realtà di paesi diversi dal nostro.
Le recenti rivoluzioni nel Maghreb hanno dato un forte impulso in questo senso, mostrando come sia fondamentale avere un professionista sul posto, in grado di selezionare e analizzare (factchecking) le fonti locali, per dare un servizio all'opinione pubblica. La giornalista del Tg5, Mimosa Martini, ha ricordato un aneddoto che si riferisce al destino dei presidenti egiziani: Nasser è morto per attacco di cuore, Sadat è morto assassinato, Mubarak è caduto per colpa di Facebook. Proprio i social media hanno scatenato l'ondata di proteste in molti paesi arabi e islamici. Attraverso video postati sul web e commenti lanciati su Twitter, si è riusciti a filtrare la censura dei regimi e mostrare al mondo intero la realtà della repressione governativa sulla popolazione.
L'altra faccia della medaglia è che una quantità di notizie così elevata provochi una omologazione con il rischio di rimanere sulla cronaca invece di approfondire le ragioni e i possibili scenari.
Ai principali media rimane perciò il compito di rendere un servizio di qualità attraverso l'utilizzo di tutti i mezzi a disposizione ma è anche vero che questo lavoro deve essere svolto da professionisti dell'informazione, per non cadere nella trappola dell'ovvietà.
Dentrolanotizia.info
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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