India, la convivenza è legale
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La Corte Suprema di New Delhi sfida i tabù e le tradizioni, riconoscendo anche alle coppie non sposate il diritto di vivere insieme. Secondo i benpensanti e i tradizionalisti indiani, nel 2005 l'attrice tamil Kushboo aveva dato scandalo, rilasciando dichiarazioni ad alcuni giornali sul diritto delle coppie di vivere insieme anche senza il vincolo matrimoniale.
Risultato: accuse e cause in tribunale perché Kushboo "corrompe le giovani menti promuovendo il sesso prematrimoniale". Oggi la Corte Suprema di New Delhi ha respinto definitivamente le accuse all'attrice, compiendo però soprattutto un passo in avanti sulla modernizzazione dei costumi e sul riconoscimento dei diritti in India.
Il massimo tribunale indiano ha infatti stabilito che anche le coppie non sposate possono vivere insieme. Kushboo era stata molto esplicita nelle sue dichiarazioni di cinque anni fa, sostenendo che "nessun uomo istruito si aspetterebbe che sua moglie arrivi vergine al matrimonio".
Già dalla frase dell'attrice, ancora prima che dalla sentenza della Corte Suprema, si può comprendere la reale portata della decisione dei massimi giudici indiani.
Qualcuno non ha tardato a definirla una vera e propria "pietra miliare sulla strada della rivoluzione sessuale" in India. In realtà, saranno probabilmente solo i giovani membri della borghesia urbana ad approfittare di questo riconoscimento legale che infrange i tabù tradizionali. Nel resto del Paese, è difficile che la sentenza di New Delhi possa influire sui comportamenti delle famiglie più tradizionaliste, presso le quali sesso prematrimoniale e convivenza sono effettivamente pratiche sconosciute, se non proprio vietate. Soprattutto nelle famiglie che combinano i matrimoni con le spose-bambine.

Naturalmente non si può negare l'importanza, anche simbolica, del pronunciamento della Corte Suprema. I tabù sono perlopiù religiosi, e proprio sulla religione si sono fondate le motivazioni della sentenza. Quasi certamente gli integralisti non saranno d'accordo e grideranno alla blasfemia, ma i giudici hanno ricordato che anche gli dèi indù, come Krishna e Radha, convivevano e non erano sposati: "Quando due persone adulte vogliono vivere insieme, dov'è l'offesa? Vivere insieme non è un'offesa. Vivere insieme è un diritto alla vita".
Sul piano processuale, comunque, la vicenda è meno rivoluzionaria. Il capo della Corte Suprema, K.G. Balakrishnan, ha quasi sfidato gli avvocati dell'accusa a dimostrare con prove e testimonianze che le frasi di Kushboo hanno indotto ragazze indiane a violare i tabù sessuali e matrimoniali. Nessuna prova, nessuna testimonianza, dunque è stato inevitabile accogliere l'appello dell'attrice. Kushboo, infatti, si era rivolta alla Corte nel 2008, dopo che un tribunale di Madras aveva respinto la sua richiesta di archiviare le venti cause intentate contro di lei.
Gli effetti della sentenza sui costumi e sulle convenzioni sociali in India non sono prevedibili. Il governo non fornisce dati certi né statistiche sul numero di coppie non sposate che convivono. Ma uno studio recente di un istituto demografico di Mumbai, l'International Institute for Population Sciences (Iips), ha rivelato che il 17 per cento dei giovani uomini che vivono in aree rurali dichiarano di aver fatto sesso prima del matrimonio, a dispetto del 10 per cento dei loro coetanei che vivono in città. Percentuali più basse, ma proporzioni simili, anche per le donne.
Non è chiaro se si possa parlare davvero di una "rivoluzione sessuale", ma l'India arriva dove altri - tanto per dire un nome, l'Italia - tardano ad arrivare. Anche nel grande stato-continente si riconoscono le coppie di fatto. Grazie a Kushboo.
scritto da Giorgio Caccamo
fonte: PeaceReporter
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
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