IRAN - Il riformismo iraniano tra religione e riscatto politico
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Nel prossimo 2009 l’Iran è chiamato ad un’importante sfida nella regione mediorientale. Il contesto geopolitico, che si sta delineando in questo ultimo periodo, porta in risalto quello che già molti analisti affermano da tempo: la creazione di una “triade” costituita da Turchia, Israele e, appunto, Iran.
La rete formata dalle relazioni nella regione e più in generale nel contesto internazionale, rende chiaro quelli che sono ormai gli equilibri sostanziali che, seppur in modo diverso, influenzano e influenzeranno le relazioni diplomatiche di molti paesi. In questo quadro si inseriscono le elezioni del prossimo giugno in Iran, decisive per il tanto auspicato riconoscimento internazionale del paese, ponendo forse fine alla spirale che ha portato alla creazione di questa immagine negativa. Ovviamente tutto strettamente connesso ad una eventuale svolta moderata del prossimo governo.
I candidati che si potrebbero contendere le prossime elezioni di giugno sono principalmente quattro. Tra le fila dei conservatori troviamo lo stesso Ahmadinejad, l’attuale sindaco di Teheran Mohammad Bagher Ghalibaf e con minori possibilità l’ex negoziatore sul nucleare Alì Lariani, ora presidente del Parlamento. Il suo predecessore, Mehdi Karroubi, verrà quasi certamente candidato dai riformisti. Proprio quest’ultimo viene visto come la figura decisiva per un cambiamento nelle relazioni internazionali, tanto auspicato dalla comunità internazionale quanto dalla stessa popolazione iraniana, attuando così quel passaggio dalla politica del confronto, tipicamente conservatrice, a quella della conciliazione; inoltre sembra aver avuto il bene placito di Kathami (nella foto), attuale leader del movimento riformista iraniano. In un sondaggio online estratto dal sito Tabnak, si evidenzia che il 70% degli iraniani sostiene il dialogo con l’Europa e dissente dalla politica estera del governo di Ahmadinejad sulla questione nucleare.Il governo cerca di mantenere il proprio consenso puntando molto sulla questione economica, la ridistribuzione della ricchezza derivata dal petrolio è stata uno dei cavalli di battaglia della campagna conservatrice nel 2005. Lo stesso ministro del petrolio Hossein Nozari, durante l’ultimo Iran’s Gas Expo, ha affermato che le sanzioni internazionali hanno creato nuove opportunità di crescita per l’economia iraniana. Dati alla mano, Nozari sostiene che la produzione di gas è aumentata di 70 milioni di metri cubi e che ora, nel caos generale derivato dalla crisi finanziaria americana, il paese dovrebbe trarne beneficio. Quello che non viene detto però e che il sistema macroeconomico iraniano si fonda quasi esclusivamente sulla vendita del petrolio: il Pil del paese è di 240 miliardi di dollari ma se confrontiamo questo dato con le esportazioni di greggio, che si aggirano intorno ai 200 miliardi, vediamo come l’economia dipenda da questo unico fattore.
Negli ultimi mesi il governo dell’ex sindaco di Teheran ha dato in verità prova di forza, lasciando cadere nel vuoto le provocazioni da parte di Israele, riguardo un possibile intervento militare per distruggere alcuni siti nucleari nel paese. Lo studioso statunitense Henry Sokolski, intervenuto il 13 ottobre scorso ad un convegno organizzato dall’Ispi (Istituto per gli studi della politica internazionale), afferma che “l’Iran potrebbe avere presto, entro un anno, tra le 30 e le 60 bombe atomiche, ricavate dalle scorie prodotte dalle attuali centrali”; non c’è dubbio che un’affermazione come questa metta altra carne sul fuoco in un momento assai delicato per la politica internazionale. Le negoziazioni con l’Aiea intanto proseguono anche se, da parte iraniana, è sempre presente quella diffidenza nei confronti della comunità internazionale, a loro giudizio, troppo schierata. La questione del nucleare e delle relative sanzioni, i rapporti con gli Usa e Israele, il legame che sembra sempre più stretto con l’Iraq e le relazioni future i curdi del Krg, sono tutti elementi che il prossimo governo dovrà saper gestire in maniera pragmatica e funzionale se vorrà rivestire l’Iran di un ruolo politico regionale ed internazionale di alto profilo.
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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