IRAQ – Il rebus sunnita ed un nuovo ordine regionale
| ATTUALITA' |
Un periodo piuttosto caldo, questo, per la politica Mediorientale, contraddistinto da una serie di paesi come Israele, Turchia, Palestina ed Iran, che hanno affrontato o affronteranno il sempre delicato momento elettorale. Per quanto riguarda le elezioni provinciali irachene, si sono concluse rispettando tutti i pronostici, con la vittoria alle urne di Nuri al Maliki. Questa vittoria è da considerarsi un segnale forte che va verso una continuità sostanziale dell'attuale politica irachena.
I problemi pre-elettorali risolti con la realtà sunnita del paese e la marginalizzazione di esponenti radicali sciiti quali Moqtada al Sadr, hanno conferito a Maliki un importanza non solo politica ma anche personale, riaffermando il ruolo di leader assunto in quest'ultimo anno dall'esponente di al-Da'wa e proponendolo con maggiore forza alle elezioni parlamentari di fine anno. Ma ci sono variabili da tenere in conto per comprendere a pieno il risultato elettorale e le relative conseguenze. Tra gli aspetti fondamentali che il governo dovrà affrontare c'è la necessità di mantenere salda la coalizione tra le formazioni tribali sunnite, definire il nuovo rapporto di alleanze con l'Iran e affrontare la questione curda e le relative aspirazioni secessioniste.
L'affluenza alle urne irachene, secondo la Commissione elettorale indipendente (IHEC), è stata del 51%. Un dato in forte calo, rispetto alle elezioni del 2005 che registrarono il 57,7%, ma utile a comprendere quella che è stata la seconda esperienza elettorale del Paese dal 2005. Infatti dal 2005 ad oggi sono cambiate molte cose nella politica interna irachena, a cominciare dalla partecipazione attiva sunnita alle elezioni di quest'anno, con il movimento dei Consigli del Risveglio guidato dalla coalizione formata dagli sceicchi Ahmed Abu Reisha e Hamid al-Hais. Questa coalizione ha concorso per la provincia di al-Anbar, ad ovest di Baghdad, contro l'Iraqi Islamic Party (Iip), di fatto l'altra fazione sunnita nella zona. La provincia, da sempre a maggioranza araba e con un'elevata instabilità, nel 2005 vide la vittoria proprio del Iip con il 71% dei voti, partito questo vicino al movimento egiziano dei Fratelli Mussulmani. Il dato più interessante però fu, anche in questo caso, quello sull’affluenza; nel 2005 nella provincia votò solo l'1% degli aventi diritto, cioè circa 4.000 su un totale di due milioni di persone. Nelle recenti elezioni l'affluenza è stata del 40%, in pratica una vittoria per il governo di al-Da'wa, che è riuscito a coinvolgere chi aveva disertato le amministrative del 2005 e ha risolto, almeno per il momento, i problemi di sicurezza nella regione chiedendo la collaborazione dei miliziani dei Consigli del Risveglio per combattere al-Qaeda, promettendo in cambio una larga autonomia. Nella provincia di Ninive, con capitale Mosul, esiste da molto tempo un conflitto di natura etnica; questa volta tra curdi e arabi sunniti. Nel 2005, a causa del boicottaggio della parte sunnita, i curdi vinsero le amministrative ed in questi quattro anni hanno cercato di assimilare la provincia nell'orbita del Krg (Kurdistan regional governament). L'affluenza alle urne a questo giro è stata del 60%, tra le più alte nel paese, ed a vincere è stato il partito nazionalista sunnita Hadba, che raggiunge così il pieno controllo amministrativo, rappresentando oltretutto una maggioranza anche in termini demografici.Il merito delle ultime elezioni, secondo alcuni analisti, è stato quello di dare maggiore rappresentatività alla pluralità politica sunnita nel paese. Un'integrazione che ha avuto come principale scopo quello di creare un governo forte, formato da varie componenti confessionali e politiche che si poggiano su di una piattaforma comune, per riabilitare un paese esacerbato da cinque anni di disordini e guerre intestine.
Per Michael Knights, direttore presso il Washington Institute for Near East Policy, il risultato elettorale è da considerarsi un successo per quanto riguarda il ridotto numero di attentati ai seggi, ma definisce prematuro affermare che la vittoria di Maliki significhi una reale unità politica nel paese. Elementi destabilizzanti potrebbero emergere, come in passato, dopo il periodo elettorale, tramite omicidi mirati contro governatori o ufficiali di polizia. Joost
Hilterman, analista presso l'International Crisis Group, pone l'accento sulla questione curda, ed in particolare definisce la vittoria del premier di al-Da'wa come il perseguimento di quella “tougher line” nei confronti del blocco politico curdo. Inoltre molti esperti definiscono questo risultato come la nascita di un nuovo governo partitico sul modello baathista, ma le differenze ideologiche rimangono sostanziali.Si delinea, quindi, un nuovo ordine regionale formato da un Iraq, che ha legittimato la propria governance ed ora tenta la carta dell'unità nazionale per potersi ritagliare un ruolo all'interno del contesto geopolitico mediorientale. La vittoria del partito di Nuri al Maliki, visto alla lente di ingrandimento, è un chiaro segnale del nuovo scenario rappresentato dall'inedito confronto tra due modelli di governo sciita, Iraq e Iran appunto. Infatti, il governo iracheno applica una sostanziale politica di “compromesso” con la realtà religiosa sciita irachena, capeggiata dal grande ayatollah Ali al-Sistani, cercando di evitare che il pericolo confessionale si insinui nella politica irachena, portando avanti quel disegno di un Paese di religione islamica ma politicamente laico. Quindi il modello iraniano, che da sempre è stato l'unico rappresentante politico della corrente dell'Islam sciita, si troverebbe di fronte un nuovo attore non più subordinato ma anzi, capace di proporre una nuova idea di politica laica nel mondo islamico. Questo nell'ottica statunitense risulterebbe un ottimo passo avanti, nel tentativo di armonizzare le relazioni nella regione; infatti l'Iraq potrebbe trasformarsi da “vittima” delle influenze di due potenze, Iran e Usa, in un importante canale di mediazione. Il nuovo ruolo dell'Iraq perciò è in evoluzione e di certo il risultato elettorale attuale conferma come sia indispensabile costruire nel Paese una solida struttura politica e partitica per poter governare in maniera autonoma ed efficace.
Servizi per le aziende
Le Inchieste di DLN
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"
Social Network
Ultimi commenti



.png)



sempre con i lavoratori e gli artigia...
Ma davverò credete che giuliano e st...
Dovrebbe emergere con estrema chiarez...