Istat: l'Italia, un paese per vecchi
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La situazione socio-economica italiana è in una fase di stagnazione dalla quale difficilmente potrà tirarsi fuori se non verranno promosse iniziative per rilanciare il mondo del lavoro giovanile e per gli immigrati. A tracciare questo allarmante profilo è l'Istat, nella sua relazione annuale presentata oggi, alla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano. “Il Rapporto di quest’anno mostra – ha detto Giovannini - che l’Italia ha pagato, a causa della recessione, un prezzo elevato in termini di produzione e di occupazione, ma ne ha anche limitato l’impatto sociale ed ha evitato crisi sistemiche analoghe a quelle di altri paesi.
La ricchezza di cui dispongono le famiglie, un tessuto produttivo robusto e flessibile, l’ampio ricorso alla cassa integrazione, il rigore nella gestione del bilancio pubblico, le reti di aiuto informale sono gli elementi che spiegano perché la caduta del reddito prodotto, la più forte tra i grandi paesi industrializzati, non si è trasformata in una crisi sociale di ampie dimensioni”. Il Presidente dell’Istat ha poi avvertito "il sistema Italia appare vulnerabile, e più vulnerabile di qualche anno fa. Per fronteggiare le recenti difficoltà l’economia e la società italiana hanno eroso molte delle riserve disponibili". Parlando delle imprese, Giovannini ha sottolineato che "durante la recessione le imprese hanno cercato di rinnovarsi sul piano tecnologico e organizzativo, conservando gran parte del capitale umano disponibile, forse in attesa di tempi migliori".
Stato di salute delle famiglie italiane. Il rapporto sottolinea come le famiglie italiane siano ancora in ginocchio a causa della crisi economica che ha colpito il Paese. Nel 2010, il potere d'acquisto dei nuclei familiari ha subito un ulteriore calo dello 0,5%; in calo anche la propoensione al risparmio, che si è attesta al 9,1 per cento, il valore più basso dal 1990.
In tutto questo, la deprivazione materiale delle famiglie, cioè l'indice di uno stato di svantaggio in relazione alle condizioni di vita della comunità alle quali un individuo, una famiglia o un gruppo appartengono, è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al 2009 (15,7 per cento sul totale delle famiglie) ed è grave per quasi la metà delle famiglie interessate; è più diffusa tra le famiglie con cinque o più componenti (25,3 per cento), con tre o più figli (25,6 per cento) e tra quelle che vivono in affitto (33,3 per cento). La percentuale di famiglie materialmente deprivate sale al 26,0 per cento nel Mezzogiorno e scende al 9,7 al Nord.
Anche nel 2010 perciò, la famiglia ha svolto il ruolo di ammortizzatore sociale nei confronti dei giovani, affiancandosi alla cassa integrazione che ha sostenuto una larga quota di adulti con figli. Per quanto riguarda il reddito disponibile delle famiglie, questo si concentra per il 53% nelle regioni del Nord, per il 26% nel Mezzogiorno e per il restante 21% nel Centro.
Un italiano su 4 a rschio povertà. In Italia, secondo il rapporto, un quarto della popolazione è a rischio di poverta' o di esclusione (24,7%), un valore piu' elevato della media europea (23,1%). In particolare, nell'Unione europea le persone a rischio di poverta' (dopo i trasferimenti sociali) sono il 16,3 per cento, in Italia il 18,4. Le posizioni di maggior svantaggio sono quelle di Lituania, Bulgaria e Romania (piu' di una persona su cinque) e Lettonia (25,7 per cento). In Italia l'8,8 per cento delle persone di eta' inferiore ai 60 anni (il 6,6 per cento della popolazione totale) vive in una famiglia a intensita' lavorativa molto bassa, valore prossimo alla media Ue (9,0 per cento). I livelli piu' elevati si registrano in Irlanda (circa un quinto della popolazione di riferimento), Regno Unito (12,6 per cento) e Belgio (12,3 per cento).
Aumentano i NEET in Italia. Continuano ad aumentare in Italia i cosiddetti ''Neet'' (Not in education, employment or training): i giovani fra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non frequentano alcun corso di istruzione o formazione. Nel 2010 sono poco oltre 2,1 milioni, 134 mila in più rispetto a un anno prima e rappresentano il 22,1 per cento della popolazione nella stessa fascia di età (20,5 nel 2009). Aumenta, tra i giovani Neet, anche la componente straniera che, nel 2010, raggiunge il 14,7% del totale, con un incremento, rispetto al 2009, di quasi 50 mila unità (+17,8%). Sono 310 mila gli stranieri Neet, un terzo della popolazione tra i 15 e i 29 anni. Il 65,5 per cento dei ''Neet'' è inattivo, anche se solo la metà non cerca un impiego e non è disponibile a lavorare.
La condizione di Neet permane nel tempo: oltre la metà, infatti, resta tale per almeno due anni. D'altro canto, più si rimane fuori dal circuito formativo o lavorativo, tanto più è difficile rientrarvi. I Neet infatti - secondo il report dell'Istat - dedicano più tempo al dormire e alle altre attività fisiologiche del mangiare e lavarsi e fruiscono meno degli altri di cinema, teatri, musei e mostre. E ancora: leggono meno i quotidiani e usano meno il pc e internet. Infine, conclude l'Istat, lo stile di vita dei giovani Neet rischia anche di non essere del tutto salutare, mentre chi lavora o studia fa sport in oltre il 50% dei casi tra gli inattivi neppure 1 su 4 pratica attività sportive.
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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