La condanna del Presidente sudanese al Bashir riapre il sipario sul Darfur
| ATTUALITA' |
La Corte Penale Internazionale dell'Aja ha emesso lo scorso 4 marzo un mandato di cattura internazionale nei confronti del presidente sudanese, Hassan Omar al Bashir. Le accuse sono di crimini contro l'umanità e crimini di guerra riguardanti il conflitto nella regione del Darfur, scoppiato nel febbraio del 2003.
La guerra – condotta da milizie filogovernative contro le minoranze dei Fur, dei Masalit e degli Zaghawa, ha fatto 300mila morti e continua a seminare terrore tra la popolazione.
La notizia ha già provocato le prime ritorsioni. Medici Senza Frontiere (MSF) ha confermato ieri il rapimento di tre componenti dello staff internazionale avvenuto due giorni fa nella zona di Serif Umra, provincia sudanese del Darfur settentrionale. Tre le persone in mano ai rapitori, un infermiere canadese, un medico italiano e un coordinatore medico francese.
Le sezioni belga e francese di Medici senza Frontiere sono tra le organizzazioni non governative espulse dal Sudan, dopo l’ordine di arresto del presidente Bashir.
Intanto la gente continua a soffrire tra il caldo torrido e gli agglomerati di villaggi collegati da strade sterrate, calpestate faticosamente da piedi nudi e qualche vecchio fuoristrada.
Nei campi profughi c’è però spazio anche per le grida dei bambini festanti al passaggio di un’auto sgangherata, per il sorriso timido e curioso delle donne che accudiscono vecchi e bambini e delle ragazzine che passano lungo la strada per andare a prendere l’acqua in un pozzo lontano qualche chilometro dalla loro abitazione.
Il deserto si estende con la sua varietà di colori e sfumature, e all'orizzonte capanne e case di fango con i loro recinti di rami, rifugio per persone e asini.
Lasciamoci immergere in quest’atmosfera e cominciamo a riflettere sull’immane tragedia che da anni si sta consumando in questa terra.
Non smettiamo di cercare e diffondere informazioni, immagini e notizie che consentano di toccare con mano il dramma dei profughi che vivono accampati in tende di fortuna dislocate nei campi, dove lo scorrere del tempo diviene una scommessa: a migliaia di chilometri dalla politica della capitale Khartoum dove viene giocata la partita delle loro vite.
Inshallah! se Dio vuole! Perché tutti qui si affidano a Dio e al suo volere. Perché qui tutto è incerto anche il futuro dei bambini che oggi corrono sorridenti nonostante tutto. Nella provincia occidentale del Darfur, martoriata dalla guerra civile, oltre due milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie terre e risultano sfollate; altre 160.000, due terzi delle quali donne e bambini, si sono rifugiate nei campi profughi al confine con il Ciad, dove vivono in condizioni disastrose, in accampamenti di fortuna, con limitato o nessun accesso ad acqua e cibo.
Eppure ciò che più colpisce è la grande dignità della gente che affronta la fame, la sete e la morte con la forza e la determinazione forgiata da anni di sofferenza.
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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