La nuova guerra fredda
| ATTUALITA' |
Pubblichiamo l'ultima parte dell'interessantissima analisi geo-politica inviataci da Fulvio Beltrami: "Ombre cinesi sull'Africa".Una nuova edizione della guerra fredda si sta consumando nel continente. I due blocchi contrapposti, Occidente e Cina si stanno confrontando su tutti i settori per la supremazia e il controllo dell’Africa.
La crisi del Darfur, la guerra civile in Tchad e all’Est della Repubblica Democratica del Congo sono degli esempi più eclatanti di questa guerra fredda.
Rispetto alla Cina ora l’occidente si trova in una posizione di debolezza. L’Europa sta attraversando una profonda crisi sociale ed economica. La sua classe politica, ormai auto referenziale, sta scavando un profondo fossato tra le istituzioni e i cittadini, distruggendo lo stato sociale e riducendo il tenore di vita di milioni di persone per salvaguardare gli interessi di un manipolo di lobbies economiche e finanziarie.
La situazione è peggiore negli Stati Uniti, colpiti dalla crisi finanziaria dei sub-primes che sta intaccando le basi della loro economia e che ha generato una seria recessione mondiale.
La profonda crisi in cui si trovano la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e l’ONU, sta offrendo alla Cina la possibilità di diventare il master delle relazioni internazionali in Africa.
In questo contesto il continente nero assume un’importanza strategica pari a quella del Medio Oriente. Difficilmente l’occidente accetterà di abbandonare l’Africa nelle mani della Cina senza colpo ferire. Sarà costretto a tentare tutte le strade possibili per bloccare il Dragone.
Il tentativo di convincere l’opinione pubblica africana sul ruolo nefasto della Cina non produce i risultati sperati: molti governi africani stanno sempre più rivolgendosi al Dragone.
Totalmente impreparati ad affrontare la nuova minaccia Europa e Stati Uniti stanno attuando una politica schizzofrenica.
Da una parte continuano con le vecchie politiche neo colonialiste cercando di imporre trattati economici a convenienza unilaterale e pressioni politiche sui vari governi del continente affinché adottino o rafforzino modelli politici conveniente per l’occidente nel nome della democrazia e del rispetto dei diritti umani.
Questa strategia basata sull’arroganza sta creando uno slancio di ribellione. Gli accordi di partenariato economico (APE), basati sulla liberalizzazione selvaggia degli scambi economici e sull’ultima versione del Patto Coloniale francese, presentati al vertice internazionale di Lisbona nel dicembre 2007 sono stati clamorosamente rifiutati dai paesi africani.
E’ accaduto l’inimmaginabile: il vertice si è concluso con un clamoroso fallimento. José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea è stato costretto a cedere accettando la rivendicazione degli stati africani, che vogliono la prosecuzione del dibattito e la revisione degli accordi economici su una linea più paritaria.
Dall’altra, pur di conservare la supremazia politica ed economica, Europa e Stati Uniti sono disposti a mettere in secondo piano i diritti umani e il processo di democratizzazione del continente. La Banca Mondiale, altri organismi internazionali e vari paesi europei stanno prendendo in considerazione di emulare la strategia cinese, offrendo prestiti a tasso zero ed aumentando gli aiuti non commerciali senza criticare le metodologie di potere dei vari governi africani.
Questa strategia, se attuata, non avrà altro effetto che aumentare il potere dell’apparato dirigenziale africano e di ridurre al minimo ogni possibilità di partecipazione democratica delle popolazioni.
Se anche questo tentativo non dovesse funzionare Stati Uniti ed Europa non esiteranno di applicare una politica di destabilizzazione dei paesi africani che si stanno avvicinando a Pechino. Questo si tradurrà in una nuova ondata di guerre civili e genocidi. Non ci dobbiamo fare illusioni che la politica estera americana verso l’Africa cambi con il Presidente Barak Obama solo perché è nero. L’America ha un disperato bisogno delle materie prime dell’Africa per finanziare la sua ripresa economica e sarà disposta a scatenare violenti conflitti per non lasciare il campo libero alla Cina.
Rispetto alla Cina ora l’occidente si trova in una posizione di debolezza. L’Europa sta attraversando una profonda crisi sociale ed economica. La sua classe politica, ormai auto referenziale, sta scavando un profondo fossato tra le istituzioni e i cittadini, distruggendo lo stato sociale e riducendo il tenore di vita di milioni di persone per salvaguardare gli interessi di un manipolo di lobbies economiche e finanziarie.
La situazione è peggiore negli Stati Uniti, colpiti dalla crisi finanziaria dei sub-primes che sta intaccando le basi della loro economia e che ha generato una seria recessione mondiale. La profonda crisi in cui si trovano la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale e l’ONU, sta offrendo alla Cina la possibilità di diventare il master delle relazioni internazionali in Africa.
In questo contesto il continente nero assume un’importanza strategica pari a quella del Medio Oriente. Difficilmente l’occidente accetterà di abbandonare l’Africa nelle mani della Cina senza colpo ferire. Sarà costretto a tentare tutte le strade possibili per bloccare il Dragone.
Il tentativo di convincere l’opinione pubblica africana sul ruolo nefasto della Cina non produce i risultati sperati: molti governi africani stanno sempre più rivolgendosi al Dragone.
Totalmente impreparati ad affrontare la nuova minaccia Europa e Stati Uniti stanno attuando una politica schizzofrenica.
Da una parte continuano con le vecchie politiche neo colonialiste cercando di imporre trattati economici a convenienza unilaterale e pressioni politiche sui vari governi del continente affinché adottino o rafforzino modelli politici conveniente per l’occidente nel nome della democrazia e del rispetto dei diritti umani.
Questa strategia basata sull’arroganza sta creando uno slancio di ribellione. Gli accordi di partenariato economico (APE), basati sulla liberalizzazione selvaggia degli scambi economici e sull’ultima versione del Patto Coloniale francese, presentati al vertice internazionale di Lisbona nel dicembre 2007 sono stati clamorosamente rifiutati dai paesi africani.
E’ accaduto l’inimmaginabile: il vertice si è concluso con un clamoroso fallimento. José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea è stato costretto a cedere accettando la rivendicazione degli stati africani, che vogliono la prosecuzione del dibattito e la revisione degli accordi economici su una linea più paritaria.
Dall’altra, pur di conservare la supremazia politica ed economica, Europa e Stati Uniti sono disposti a mettere in secondo piano i diritti umani e il processo di democratizzazione del continente. La Banca Mondiale, altri organismi internazionali e vari paesi europei stanno prendendo in considerazione di emulare la strategia cinese, offrendo prestiti a tasso zero ed aumentando gli aiuti non commerciali senza criticare le metodologie di potere dei vari governi africani. Questa strategia, se attuata, non avrà altro effetto che aumentare il potere dell’apparato dirigenziale africano e di ridurre al minimo ogni possibilità di partecipazione democratica delle popolazioni.
Se anche questo tentativo non dovesse funzionare Stati Uniti ed Europa non esiteranno di applicare una politica di destabilizzazione dei paesi africani che si stanno avvicinando a Pechino. Questo si tradurrà in una nuova ondata di guerre civili e genocidi. Non ci dobbiamo fare illusioni che la politica estera americana verso l’Africa cambi con il Presidente Barak Obama solo perché è nero. L’America ha un disperato bisogno delle materie prime dell’Africa per finanziare la sua ripresa economica e sarà disposta a scatenare violenti conflitti per non lasciare il campo libero alla Cina.
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