L’analisi di alcuni indicatori rivelano il vero volto del Dragone.
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Pubblichiamo la quarta parte dell'analisi geopolitica "Ombre cinesi sull'Africa" realizzata da un operatore umanitario che vive da anni nel Continente. L'articolo intende far conoscere alcuni lati poco noti riguardanti la penetrazione Cinese nel mercato africano.Import-export.
Apparentemente l’aumento dell’import – export è a favore dell’Africa che registra un 81% di aumento nelle esportazioni verso la Cina e una importazione di manufatti cinesi aumentata solo del 36%.
In realtà la Cina importa dall’Africa esclusivamente materie prime, inondando i mercati africani di prodotti di scarsa qualità (a volte addirittura tossici) che hanno un effetto devastante sulle deboli industrie del continente che non riescono a competere sul mercato interno a causa del basso costo dei prodotti cinesi.
Occupazione.Nonostante si registri la presenza di oltre 800 piccole e medie aziende produttive e commerciali cinesi nel continente, l’impatto sull’occupazione è negativo.
Qualche migliaia d’impiegati presso le aziende cinesi non compensano le decina di migliaia di licenziamenti che le industrie autoctone sono costrette a fare per mancanza di competitività, soprattutto nel settore tessile, calzaturiero ed artigianale.
L’aziende cinesi in Africa controllano l’intera catena economica dalla fabbricazione del prodotto in Cina alla sua distribuzione al dettaglio in Africa, utilizzando spesso mano d’opera esclusivamente cinese.
L’esclusione della mano d’opera africana è evidente nella realizzazione delle grandi infrastrutture dei progetti di cooperazione internazionale. Pechino ricorre alla mano d’opera cinese facendola emigrare verso il paese beneficiario del progetto solo per il tempo necessario per la realizzazione dell’opera, per poi rispedirla in patria. Solo una percentuale quasi insignificante di mano d’opera africana viene assunta. Ad essa sono riservati lavori non qualificati e stipendi da fame.
I lavoratori cinesi temporaneamente immigrati in Africa non creano un reale impatto sull’economia locale poiché il loro valore aggiuntivo è ridottissimo. Non affittano case, preferendo dormire in container costruiti sul cantiere. Non comprano quasi mai cibo locale essendo approvvigionati dal cibo inviatogli dalla Cina. Raramente spendono i loro guadagni nell’industria del divertimento e del turismo, preferendo riportarli in patria.
In più le multinazionali cinesi in vari casi utilizzano prigionieri cinesi che il governo fornisce per la realizzazione dei lavori.
Consumatori
I prodotti cinesi sembrano favorire i consumatori africani grazie al loro basso costo e alla varietà delle merci disponibili sul mercato, diminuendo il carico economico delle spese quotidiane soprattutto per le famiglie urbane. In realtà l’acquisto di questi prodotti si trasforma in una perdita finanziaria a causa della loro bassissima qualità. I prodotti made in China destinati al mercato africano hanno un periodo di utilizzazione brevissimo e in poco tempo diventano inutilizzabili, vanificando così il risparmio originale.
InfrastruttureSe da una parte Pechino è pronta a creare colossali infrastrutture in Africa dall’altra non é disposta a rispettare i standard edili internazionali. Questa politica pregiudica la qualità dell’opera realizzata.
Per esempio le strade realizzate da ditte cinesi hanno un terzo di durabilità rispetto a quelle realizzate da ditte occidentali. In un giro di alcuni anni l’asfalto cede obbligando i governi africani ad alti costi di manutenzione che, per scarsità di fondi, non vengono affrontati.
Impatto ambientale.
Le multinazionali cinesi stanno creando un vero e proprio disastro ecologico in molti paesi africani. Per esempio non rispettano alcuna regolamentazione nello sfruttamento del legname e stanno distruggendo varie foreste nel Cameroon, nel Gabon e nel Congo. L’estrazione delle materie prime viene attuata senza nessun studio di impatto ecologico sulla regione poiché Pechino é interessata solo all’estrazione e all’importazione delle risorse naturali non certo al degrado ambientale causato in paesi lontanissimi.
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