Ombre cinesi sull’Africa - 3° parte
| ATTUALITA' |
Tappeto rosso per il Mandarino.Durante il periodo della Guerra Fredda, la classe dirigente africana ha cercato di giocare simultaneamente la carte russa e quella americana ottenendo in molti casi coperture politiche e finanziarie per i loro regimi.
Il prezzo di questa politica è stato fatto pagare alla popolazione: perdita della sovranità nazionale, umiliazione, instabilità sociale, guerre civili, sottosviluppo.
Molti di questi vecchi dittatori sono caduti in disgrazia dopo il crollo del Muro. Negli anni novanta il continente e’ stato teatro di una feroce lotta per la supremazia tra l’Europa e gli Stati Uniti che ha causato lo scoppio di atroci conflitti come il genocidio in Rwanda e le guerre civili in Congo, Liberia, Sierra Leone, Repubblica Centroafricana.
Come conseguenza di questo scontro per interposta persona, nuovi dittatori hanno rimpiazzato i precedenti. A parte qualche rara eccezione come in Uganda e in Rwanda, la nuova classe dirigente africana si è semplicemente sostituita alla vecchia nella gestione dispotica e etnica del potere.
Questa classe politica, che rappresenta un forte ostacolo per il processo di autodeterminazione, reale indipendenza e sviluppo del continente, accoglie con entusiasmo delirante la strategia cinese del soft power.
La Cina sta diventando un forte polo d’attrazione per molti leaders africani ormai esausti delle complicate trattative con l’Europa e dell’arroganza degli Stati Uniti.
I rapporti con Pechino sembrano estremamente facili e convenienti. Qualsiasi presidente africano può chiedere ingenti somme di denaro che puntalmente il Dragone elargisce senza mettere in discussione la sua gestione del paese e soprattutto i suoi affari di famiglia.
Questo è il vero motivo che induce molti leaders africani a stendere un tappeto rosso al Mandarino e ad affermare la loro volontà di mettere a disposizione ogni ricchezza naturale presente nei loro paesi.
In questi ultimi due anni si assiste nei mass madia africani una vera e propria esaltazione della Cina, in netto contrasto con la propaganda di demonizzazione dei mass media occidentali.
Il mensile in lingua inglese New African, noto per le sue tendenza nazionaliste, in una cover story dedicata ai rapporti tra la Cina e l’Africa nella sua edizione del marzo 2008 decanta un vero e proprio salmo di riconoscenza a Pechino.
« La Cina porta un nuovo modello di ripresa economica che funziona senza il coinvolgimento di esperti politici e tutori economici stranieri. Disciplina, duro lavoro e sincera amicizia sono la differenza tra la Cina e l’Occidente. La Cina porta soldi e conoscenza tecnologica nel continente. Il modello cinese ha creato concreti miglioramenti in Africa, stanca delle aspettative e delle promesse occidentali. Molti stati vedono la necessità di imitare la Cina che ha fatto uscire più di 400 milioni di suoi cittadini dalla povertà ed ora guida lo sviluppo economico mondiale. Quello che veramente preoccupa l’Occidente è che ognuno di noi può finalmente vedere la sua inconsistenza e mancanza di risultati per il nostro sviluppo sociale ed economico. In contrasto al business degli aiuti umanitari promosso dall’Occidente utilizzando le Ong, le Nazioni Unite e le istituzioni finanziarie mondiali, la Cina offre all’Africa una opportunità storica per colmare il suo ritardo storico sulla scena mondiale ».
Il presidente senegalese Abdoulaye Wade si spinge oltre e sempre sul New African del marzo 2008 dichiara : « I leaders europei e i finanziatori internazionali hanno espresso preoccupazioni sul fatto che l’Africa sta aprendo le sue porte alla Cina. Io dico ai miei amici occidentali che la Cina sta facendo un lavoro migliore rispetto al loro. L’approccio cinese è semplicemente più adatto al contesto africano se confrontato all’approccio paternalistico post colomiale dell’Europa. Di fatto il modello cinese sta stimolando un rapido sviluppo economico in Africa. Ho concluso molti più accordi per il bene del mio paese nell’incontro di un’ora con il presidente HU nella mia suite a Berlino durante il recente summit che durante l’intero vertice orchestrato dalle potenze occidentali dove è stato promesso solo il rispetto di discutibili accordi economici già esistenti ».
Il vero volto del Dragone e le sue conseguenze.
In realtà la penetrazione cinese in Africa non si differenzia dalle logiche di sfruttamento occidentali. Pechino identifica l’Africa esclusivamente come un immenso serbatoio di materie prime da svuotare per sostenere il suo sviluppo economico e rallentare quello dei suoi rivali: Europa e Stati Uniti, diminuendo progressivamente il loro accesso alle ricchezze naturali del continente africano.
Nella strategia cinese l’aiuto a creare uno sviluppo economico non è nemmeno preso in considerazione. Forte di ingenti riserve monetarie in dollari, Pechino utilizza le cancellazioni dei debiti, i prestiti a tasso zero, la cooperazione internazionale come un cavallo di troia per accrescere la sua influenza nel continente.
Facendo leva sulla cupidigia e la fame atavica di potere della classe dirigente africana, semplicemente compra il consenso dei vari presidenti trasformandoli in vassalli e creando le basi per rapporti di forza esclusivamente a suo favore.
Molti di questi vecchi dittatori sono caduti in disgrazia dopo il crollo del Muro. Negli anni novanta il continente e’ stato teatro di una feroce lotta per la supremazia tra l’Europa e gli Stati Uniti che ha causato lo scoppio di atroci conflitti come il genocidio in Rwanda e le guerre civili in Congo, Liberia, Sierra Leone, Repubblica Centroafricana. Come conseguenza di questo scontro per interposta persona, nuovi dittatori hanno rimpiazzato i precedenti. A parte qualche rara eccezione come in Uganda e in Rwanda, la nuova classe dirigente africana si è semplicemente sostituita alla vecchia nella gestione dispotica e etnica del potere.
Questa classe politica, che rappresenta un forte ostacolo per il processo di autodeterminazione, reale indipendenza e sviluppo del continente, accoglie con entusiasmo delirante la strategia cinese del soft power.
La Cina sta diventando un forte polo d’attrazione per molti leaders africani ormai esausti delle complicate trattative con l’Europa e dell’arroganza degli Stati Uniti.
I rapporti con Pechino sembrano estremamente facili e convenienti. Qualsiasi presidente africano può chiedere ingenti somme di denaro che puntalmente il Dragone elargisce senza mettere in discussione la sua gestione del paese e soprattutto i suoi affari di famiglia.
Questo è il vero motivo che induce molti leaders africani a stendere un tappeto rosso al Mandarino e ad affermare la loro volontà di mettere a disposizione ogni ricchezza naturale presente nei loro paesi.
In questi ultimi due anni si assiste nei mass madia africani una vera e propria esaltazione della Cina, in netto contrasto con la propaganda di demonizzazione dei mass media occidentali.
Il mensile in lingua inglese New African, noto per le sue tendenza nazionaliste, in una cover story dedicata ai rapporti tra la Cina e l’Africa nella sua edizione del marzo 2008 decanta un vero e proprio salmo di riconoscenza a Pechino.
« La Cina porta un nuovo modello di ripresa economica che funziona senza il coinvolgimento di esperti politici e tutori economici stranieri. Disciplina, duro lavoro e sincera amicizia sono la differenza tra la Cina e l’Occidente. La Cina porta soldi e conoscenza tecnologica nel continente. Il modello cinese ha creato concreti miglioramenti in Africa, stanca delle aspettative e delle promesse occidentali. Molti stati vedono la necessità di imitare la Cina che ha fatto uscire più di 400 milioni di suoi cittadini dalla povertà ed ora guida lo sviluppo economico mondiale. Quello che veramente preoccupa l’Occidente è che ognuno di noi può finalmente vedere la sua inconsistenza e mancanza di risultati per il nostro sviluppo sociale ed economico. In contrasto al business degli aiuti umanitari promosso dall’Occidente utilizzando le Ong, le Nazioni Unite e le istituzioni finanziarie mondiali, la Cina offre all’Africa una opportunità storica per colmare il suo ritardo storico sulla scena mondiale ».
Il presidente senegalese Abdoulaye Wade si spinge oltre e sempre sul New African del marzo 2008 dichiara : « I leaders europei e i finanziatori internazionali hanno espresso preoccupazioni sul fatto che l’Africa sta aprendo le sue porte alla Cina. Io dico ai miei amici occidentali che la Cina sta facendo un lavoro migliore rispetto al loro. L’approccio cinese è semplicemente più adatto al contesto africano se confrontato all’approccio paternalistico post colomiale dell’Europa. Di fatto il modello cinese sta stimolando un rapido sviluppo economico in Africa. Ho concluso molti più accordi per il bene del mio paese nell’incontro di un’ora con il presidente HU nella mia suite a Berlino durante il recente summit che durante l’intero vertice orchestrato dalle potenze occidentali dove è stato promesso solo il rispetto di discutibili accordi economici già esistenti ».Il vero volto del Dragone e le sue conseguenze.
In realtà la penetrazione cinese in Africa non si differenzia dalle logiche di sfruttamento occidentali. Pechino identifica l’Africa esclusivamente come un immenso serbatoio di materie prime da svuotare per sostenere il suo sviluppo economico e rallentare quello dei suoi rivali: Europa e Stati Uniti, diminuendo progressivamente il loro accesso alle ricchezze naturali del continente africano.
Nella strategia cinese l’aiuto a creare uno sviluppo economico non è nemmeno preso in considerazione. Forte di ingenti riserve monetarie in dollari, Pechino utilizza le cancellazioni dei debiti, i prestiti a tasso zero, la cooperazione internazionale come un cavallo di troia per accrescere la sua influenza nel continente.
Facendo leva sulla cupidigia e la fame atavica di potere della classe dirigente africana, semplicemente compra il consenso dei vari presidenti trasformandoli in vassalli e creando le basi per rapporti di forza esclusivamente a suo favore.
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Dovrebbe emergere con estrema chiarez...