Perfect Italiano: quando è lo Stato a creare la "bufala"
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Lo Stato italiano produce all'estero e l'Italia lo compra come madeinitaly
Verso la fine di agosto un'indagine della Coldiretti rivelava come il settore dell'enogastronomia fosse uno dei motori principali del turismo in Italia. Ora siamo alle prese con una nuova stagione di manifestazioni contro le politiche governative che non concedono spazio di manovra a diverse categorie di lavoratori, come i pastori, gli allevatori e i produttori di latte. Dopo la manifestazione dei pastori di tutta Italia organizzata a Roma, la Coldiretti ha presentato una inchiesta nella quale emergono responsabilità preocupanti da parte del governo per quanto riguarda la produzione e la commercializzazione di prodotti denominati con il marchio "madeinitaly" ma in realtà provenienti da aziende estere, coadiuvate da un'azienda a partecipazione statale.
Già il quotidiano La Repubblica aveva realizzato nelle settimane scorse un'inchiesta sulla crisi del madeinitaly, confermando come più della metà dei prodotti che troviamo oggi sulle tavole degli italiani provengano da paesi terzi e successivamente modificati con etichetta made in Italy. L'inchiesta evidenzia come anche i prodotti notoriamente italiani come la pasta, vengano importati da Grecia, Cipro ed altri paesi dove i costi di produzione sono leggermente inferiori a quelli italiani ma la qualità ne perde molto, come sperimentato qualche mese fa con il caso delle "mozzarelle blu" prodotte in stabilimenti tedeschi e spacciate per italiane.
L'affar del latte. L'oro bianco italiano viene prodotto per il 40% da aziende del nord Italia. Molte di loro importano direttamente da paesi come Polonia, Slovenia, Ungheria e Lituania dove la produzione e le quote latte incentivano l'export. Paradossalmente l'Italia produce più latte di quanto ne consumi eppure l'importazione è costante e non tende a diminuire.
L'inchiesta Coldiretti. Lo Stato italiano e' proprietario di una industria che produce formaggi di pecora con latte romeno e ungherese, che in modo indebito vengono spacciati come Made in Italy sui mercati europeo e statunitense contribuendo ad uccidere con la concorrenza sleale i pastori italiani. E' questa la denuncia contenuta nel dossier della Coldiretti elaborato in occasione della protesta dei pastori italiani. Lo Stato italiano, attraverso la società pubblica per l'internazionalizzazione di impresa Simest (Società Italiana per le Imprese all'Estero) e' infatti socio proprietario di una società rumena denominata "Lactitalia" con sede in Romania che produce, utilizzando latte di pecora romeno e ungherese, formaggi rivenduti con nomi italiani (tra gli altri Dolce Vita, Toscanella e Pecorino).
''Lactitalia - riferisce ancora Coldiretti - si descrive nel suo sito come una società di diritto romeno costituita al 100 per cento da investitori italiani, apportatori di know how tecnologico e commerciale, operanti nel settore caseario da oltre 85 anni. La capacità di trasformazione dello stabilimento e' pari a circa 100mila litri di latte al giorno; per quanto attiene ai prodotti finiti la loro commercializzazione avviene verso gli USA, l'Unione Europea e la Romania''.
''L'azienda ha aperto nel 2007 un caseificio a Izvin, nei pressi di Timisoara, grazie ad un investimento di 5 milioni di euro finalizzato alla produzione di formaggi e latticini destinati sia al mercato romeno che all'export (i principali Paesi di sbocco sono gli Stati Uniti con il 55% di export, l'Italia e la Grecia). Il caseificio - prosegue l'associazione - impiega 34 addetti a tempo pieno ed altri 29 con contratto stagionale e ha realizzato nel 2009 un giro di affari di oltre 4 milioni di euro''. Dalle visure effettuate, Lactitalia - spiega Coldiretti - risulta essere una Srl composta da due soci, una srl romena 'Roinvest' di cui sono risultati soci cittadini apparentemente di nazionalità romena e 'Simest Spa', società italiana controllata dallo Stato (76% del capitale), che e' stata istituita come società per azioni nel 1990 (Legge n* 100 del 24.4.1990), per promuovere il processo di internazionalizzazione delle imprese italiane ed assistere gli imprenditori nelle loro attività all'estero''.
La presenza di prodotti di imitazione sui mercati internazionali è la principale ragione del calo del 10 per cento delle esportazioni dei formaggi di pecora madeinitaly, causando come diretta conseguenza una insostenibile riduzione dei prezzi riconosciuti agli allevatori italiani. L'inchiesta conferma che siamo di fronte ad un caso di "Italian sounding" con l'aggravante che in questo caso e' lo Stato italiano a produrlo all'estero e l'Italia a comperarselo.
L'Italia e' l'unica nel mondo a poter offrire 4511 prodotti tradizionali regionali, ma anche il record comunitario nella produzione biologica, ben 210 denominazioni di origine riconosciute a livello europeo, mentre sono 498 i vini a denominazione di origine controllata (Doc), controllata e garantita (Docg) e a indicazione geografica tipica (320 vini Doc, 41 Docg e 137 Igt).
REDAZIONE Dentro la Notizia
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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