Reportage: Iran, dietro il velo delle elezioni
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Ormai è molto difficile incontrare qualcuno che non abbia sentito parlare dell’Iran. Difficile ignorare la copertura mediatica che ne viene data in merito in Italia, così come negli altri paesi occidentali.Di pochi giorni fa la notizia dell’impiccagione della povera Delara, pittrice 23enne colpevole di essersi presa la responsabilità, al posto dell’allora fidanzato, dell’omicidio della cugina del padre, quando aveva 17 anni. Altrettanto recente la rinnovata enfasi sulla posizione del presidente iraniano Ahmadinejad, che in occasione del Durban II che si è tenuto a Ginevra, ha accusato le potenze occidentali e il Consiglio di Sicurezza dell’Onu di essere i “veri responsabili dell’ingiustizia e del razzismo internazionale, materializzatosi”, ha affermato, “con la creazione dello stato di Israele”.
Ma l’Iran non è solo questo. Non sarebbe altrimenti giustificabile né tanto meno comprensibile l’affluenza di così tanti stranieri, per lo più giovani tra i 20 e i 35 anni, curiosi di conoscere la cultura e a lingua del paese. Solo all’istituto di lingua persiana De Khoda ci sono centinaia di iscritti, provenienti dalle più svariate parti del mondo, come Korea, Cina, Giappone, Australia, Italia, Francia, Oman, Spagna e persino Stati Uniti. Una piccola comunità internazionale interessantissima e variegata, venuta in Iran solo per studiare il farsi, lingua del paese, viaggiare e conoscere il lato nascosto dell’Iran, quello di cui i media non parlano mai.
Ciò che si respira nel paese non è un clima di terrore perenne e di insicurezza. Teheran è sicuramente una città difficile in cui vivere, dati i suoi 12 milioni di abitanti, il traffico e l’inquinamento che sfiorano livelli estremi. Tuttavia è anche una città che permette ai giovani, iraniani e non, di usufruire di libertà altrimenti negate dal regime, quali la musica e la vita notturna. Non mancano attività culturali, come mostre, festival di cinema o spettacoli teatrali. Non sono certo un mistero le feste organizzate dalla Teheran nord, quella benestante e in genere più acculturata, che non perde occasione per dare ai giovani il modo di conoscersi e di divertirsi. In queste feste ci si dimentica del tutto di essere in Iran: niente velo e niente proibizionismi, ma tanto alcool e balli sfrenati.
Allo stesso modo, spesso ci si dimentica di essere nell’Iran dipinto dai media anche di giorno. Certo, è vero che è obbligatorio indossare il velo e che sono “sgradite e consigliate” le effusioni in pubblico tra maschi e femmine. Ma è anche vero che i giovani hanno ritagliato un proprio spazio, in cui socializzare, ridere e scherzare, e che il velo, salvo in estate, non è poi così male! Visto che mancano luoghi di aggregazione quali pub e discoteche, e che ristoranti e centri commerciali sono tenuti in genere a chiudere entro le 23 30, i giovani iraniani hanno escogitato nuovi sistemi per conoscersi, anche nelle ore piccole. Sono famose le zone di Fereschteh e di Nivaran, zone in cui la sera dopo le 10 il traffico è particolarmente intenso, visto che ragazzi e ragazze percorrono numerose volte lo stesso tragitto, con lo scopo di scambiarsi numeri di telefono ed avviare nuove conoscenze. Sono altrettanto famosi i numerosi parchi in cui, a qualsiasi ora del giorno, si possono intravedere giovani coppie fare pic-nic, bere un chai o fumare il narghilé.
L’unica cosa di cui non si preoccupano la maggior parte dei giovani iraniani, diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare dalle notizie date dai media, è se il paese otterrà il nucleare e se si troverà una soluzione in merito al conflitto israelo-palestinese. A malapena si interessano delle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo 12 giugno!
di Aniseh Bassiri
Ma l’Iran non è solo questo. Non sarebbe altrimenti giustificabile né tanto meno comprensibile l’affluenza di così tanti stranieri, per lo più giovani tra i 20 e i 35 anni, curiosi di conoscere la cultura e a lingua del paese. Solo all’istituto di lingua persiana De Khoda ci sono centinaia di iscritti, provenienti dalle più svariate parti del mondo, come Korea, Cina, Giappone, Australia, Italia, Francia, Oman, Spagna e persino Stati Uniti. Una piccola comunità internazionale interessantissima e variegata, venuta in Iran solo per studiare il farsi, lingua del paese, viaggiare e conoscere il lato nascosto dell’Iran, quello di cui i media non parlano mai.Ciò che si respira nel paese non è un clima di terrore perenne e di insicurezza. Teheran è sicuramente una città difficile in cui vivere, dati i suoi 12 milioni di abitanti, il traffico e l’inquinamento che sfiorano livelli estremi. Tuttavia è anche una città che permette ai giovani, iraniani e non, di usufruire di libertà altrimenti negate dal regime, quali la musica e la vita notturna. Non mancano attività culturali, come mostre, festival di cinema o spettacoli teatrali. Non sono certo un mistero le feste organizzate dalla Teheran nord, quella benestante e in genere più acculturata, che non perde occasione per dare ai giovani il modo di conoscersi e di divertirsi. In queste feste ci si dimentica del tutto di essere in Iran: niente velo e niente proibizionismi, ma tanto alcool e balli sfrenati.
Allo stesso modo, spesso ci si dimentica di essere nell’Iran dipinto dai media anche di giorno. Certo, è vero che è obbligatorio indossare il velo e che sono “sgradite e consigliate” le effusioni in pubblico tra maschi e femmine. Ma è anche vero che i giovani hanno ritagliato un proprio spazio, in cui socializzare, ridere e scherzare, e che il velo, salvo in estate, non è poi così male! Visto che mancano luoghi di aggregazione quali pub e discoteche, e che ristoranti e centri commerciali sono tenuti in genere a chiudere entro le 23 30, i giovani iraniani hanno escogitato nuovi sistemi per conoscersi, anche nelle ore piccole. Sono famose le zone di Fereschteh e di Nivaran, zone in cui la sera dopo le 10 il traffico è particolarmente intenso, visto che ragazzi e ragazze percorrono numerose volte lo stesso tragitto, con lo scopo di scambiarsi numeri di telefono ed avviare nuove conoscenze. Sono altrettanto famosi i numerosi parchi in cui, a qualsiasi ora del giorno, si possono intravedere giovani coppie fare pic-nic, bere un chai o fumare il narghilé.
L’unica cosa di cui non si preoccupano la maggior parte dei giovani iraniani, diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare dalle notizie date dai media, è se il paese otterrà il nucleare e se si troverà una soluzione in merito al conflitto israelo-palestinese. A malapena si interessano delle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo 12 giugno!
di Aniseh Bassiri
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