Solidarietà in alto mare
| ATTUALITA' |
La difficile questione dei migranti africani è al centro di aspre discussioni nel mondo politico italiano e non solo. Le ultime iniziative prese dal Governo sono dirette a stroncare qualsiasi tipo di sbarco sulle coste italiane, atto teso ed evitare l’incremento di immigrati irregolari sul territorio. Le decisioni prese nel nuovo pacchetto sicurezza, approvato i giorni scorsi e fortemente voluto dal ministro Maroni, prevedono un prolungamento fino a 6 mesi di detenzione nei Cie (centri d’identificazione ed espulsione) per tutti coloro che entrano illegalmente in Italia, o che vorranno fare richiesta di asilo. Ma in questo ultimo periodo la sensazione è che il Governo stia premendo per creare una sorta di “muraglia” in mezzo al mare, composta dalle forze congiunte della marina italiana e di quella libica, per continuare quel progetto di de-responsabilizzazione in termini politici, da parte italiana, verso i migranti clandestini.
La polemica
Con il nuovo dl sulla sicurezza, il Governo italiano intraprende una nuova politica per contrastare l’immigrazione. Le nuove disposizioni indicano come sia necessario individuare e respingere le imbarcazioni provenienti dal nord Africa, senza così dover applicare la Convenzione di Dublino in materia di richiesta d’asilo. Molte Ong e la stessa agenzia Onu per i rifugiati hanno denunciato il netto contrasto dei provvedimenti italiani con i trattati internazionali in materia di diritti umani. La polemica nasce dalla decisione di rimandare tutti i migranti in Libia, e delegare a quest’ultimo il compito di identificare e svolgere le pratiche per un’eventuale richiesta d’asilo in Europa. La Libia del colonnello Gheddafi non ha ratificato la Convenzione di Ginevra relativa ai diritti dei rifugiati ed è protagonista di alcuni episodi di maltrattamento sui detenuti.
Le norme comunitarie
L’Italia deve sottostare ad alcuni accordi comunitari che regolamentano la questione delle richieste d’asilo e dei flussi migratori. Secondo la Convenzione di Dublino del 1997, firmata dagli stati membri dell’Unione, il paese che deve prestare intervento sia di carattere umanitario, che per quanto concerne la richiesta d’asilo, è quello in cui la persona arriva per la prima volta. Questa diventa automaticamente una gravosa competenza per lo Stato italiano, che si vede costretto ad accogliere un numero importante di migranti che arrivano soprattutto dalle coste tunisine e libiche.
La collaborazione Italia-Libia
Il 2 marzo scorso è stato ratificato il patto da 5 miliardi di euro tra Italia e Libia per la fornitura e la costruzione di insediamenti di detenzione per i clandestini intercettati e respinti.“Il controllo dell’immigrazione clandestina è una delle clausole sulle quali la maggioranza in Parlamento ha insistito per far approvare un accordo davvero oneroso”. Lo ha affermato il Presidente dell’UNAIE (Unione delle Associazione di Immigrazione ed Emigrazione), on. Franco Narducci, dopo le notizie relative alle condizioni disumane in cui versano tutti i migranti che dalle coste libiche e tunisine partono verso l'Italia.
Alcuni dati
Secondo un rapporto di Human Rights Watch, nel 2005 l’Italia si è posizionata all’8° posto tra i 25 Stati membri dell’Unione per numero di richieste d’asilo, con un totale di 9.500 richieste; nel bilancio Frontex, presentato alla Commissione del Parlamento europeo lo scorso 27 aprile, i cittadini non comunitari intercettati nelle acque del Mediterraneo e dell’Oceano Atlantico sarebbero circa 92.000. Sul totale dei clandestini fermati, il 32% è stato trovato in mare, il 46% in prossimità delle frontiere terrestri ed il 22% negli aeroporti. Nella prima metà del 2008, secondo fonti del Ministero dell’Interno, sono state più di 10.600 le persone sbarcate sulle coste italiane illegalmente, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando ne furono 5378.
L’incremento di sbarchi ha causato un aumento della tensione sociale che ha contribuito a creare un clima che anche il Presidente Napolitano ha definito a “rischio xenofobia”. Il Premier Berlusconi ha dichiarato che la posizione del Governo è completamente in linea con il diritto internazionale, ma molti obiettano sul rispetto dei trattati sui i diritti umani ratificati, come sostiene anche Human Watch Rights. Intanto il ministro Maroni ha dichiarato che verrà data all'Unhcr ''la possibilità' di effettuare idonee verifiche sul trattamento dei migranti ricondotti in Libia''. Il ministro sostiene come la Libia abbia firmato in seno all’Unione Africana, accordi relativi a specifici aspetti della problematica dei rifugiati in Africa. “Questo trattato, - ha dichiarato - complementare alla convenzione di Ginevra, impegna Tripoli a garantire protezione non solo ai perseguitati ma anche alle vittime di invasioni, guerre civili ed altri eventi di ben più' ampia portata rispetto a quelli previsti dalla Convenzione di Ginevra''.
La polemicaCon il nuovo dl sulla sicurezza, il Governo italiano intraprende una nuova politica per contrastare l’immigrazione. Le nuove disposizioni indicano come sia necessario individuare e respingere le imbarcazioni provenienti dal nord Africa, senza così dover applicare la Convenzione di Dublino in materia di richiesta d’asilo. Molte Ong e la stessa agenzia Onu per i rifugiati hanno denunciato il netto contrasto dei provvedimenti italiani con i trattati internazionali in materia di diritti umani. La polemica nasce dalla decisione di rimandare tutti i migranti in Libia, e delegare a quest’ultimo il compito di identificare e svolgere le pratiche per un’eventuale richiesta d’asilo in Europa. La Libia del colonnello Gheddafi non ha ratificato la Convenzione di Ginevra relativa ai diritti dei rifugiati ed è protagonista di alcuni episodi di maltrattamento sui detenuti.
Le norme comunitarie
L’Italia deve sottostare ad alcuni accordi comunitari che regolamentano la questione delle richieste d’asilo e dei flussi migratori. Secondo la Convenzione di Dublino del 1997, firmata dagli stati membri dell’Unione, il paese che deve prestare intervento sia di carattere umanitario, che per quanto concerne la richiesta d’asilo, è quello in cui la persona arriva per la prima volta. Questa diventa automaticamente una gravosa competenza per lo Stato italiano, che si vede costretto ad accogliere un numero importante di migranti che arrivano soprattutto dalle coste tunisine e libiche.
La collaborazione Italia-Libia
Il 2 marzo scorso è stato ratificato il patto da 5 miliardi di euro tra Italia e Libia per la fornitura e la costruzione di insediamenti di detenzione per i clandestini intercettati e respinti.“Il controllo dell’immigrazione clandestina è una delle clausole sulle quali la maggioranza in Parlamento ha insistito per far approvare un accordo davvero oneroso”. Lo ha affermato il Presidente dell’UNAIE (Unione delle Associazione di Immigrazione ed Emigrazione), on. Franco Narducci, dopo le notizie relative alle condizioni disumane in cui versano tutti i migranti che dalle coste libiche e tunisine partono verso l'Italia.
Alcuni dati
Secondo un rapporto di Human Rights Watch, nel 2005 l’Italia si è posizionata all’8° posto tra i 25 Stati membri dell’Unione per numero di richieste d’asilo, con un totale di 9.500 richieste; nel bilancio Frontex, presentato alla Commissione del Parlamento europeo lo scorso 27 aprile, i cittadini non comunitari intercettati nelle acque del Mediterraneo e dell’Oceano Atlantico sarebbero circa 92.000. Sul totale dei clandestini fermati, il 32% è stato trovato in mare, il 46% in prossimità delle frontiere terrestri ed il 22% negli aeroporti. Nella prima metà del 2008, secondo fonti del Ministero dell’Interno, sono state più di 10.600 le persone sbarcate sulle coste italiane illegalmente, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando ne furono 5378. L’incremento di sbarchi ha causato un aumento della tensione sociale che ha contribuito a creare un clima che anche il Presidente Napolitano ha definito a “rischio xenofobia”. Il Premier Berlusconi ha dichiarato che la posizione del Governo è completamente in linea con il diritto internazionale, ma molti obiettano sul rispetto dei trattati sui i diritti umani ratificati, come sostiene anche Human Watch Rights. Intanto il ministro Maroni ha dichiarato che verrà data all'Unhcr ''la possibilità' di effettuare idonee verifiche sul trattamento dei migranti ricondotti in Libia''. Il ministro sostiene come la Libia abbia firmato in seno all’Unione Africana, accordi relativi a specifici aspetti della problematica dei rifugiati in Africa. “Questo trattato, - ha dichiarato - complementare alla convenzione di Ginevra, impegna Tripoli a garantire protezione non solo ai perseguitati ma anche alle vittime di invasioni, guerre civili ed altri eventi di ben più' ampia portata rispetto a quelli previsti dalla Convenzione di Ginevra''.
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Ma davverò credete che giuliano e st...
Dovrebbe emergere con estrema chiarez...