Tom Cholmondeley: l’uomo al di sopra di ogni legge - Ultima parte
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Giustizia SocialeL’oltraggio di questa sentenza al popolo Kenyota non risiede nel colore della pelle di Cholmondeley ma nella difesa del simbolo che rappresenta. I suoi crimini impuniti fanno riaffiorare alla memoria la schiavitu’, i crimini di guerra, le torture e i massacri che gli antenati di queste famiglie hanno fatto soffrire ai kenyoti.
La decisione presa dal Giudice della Repubblica Muga Apondi non e’ stata altro che uno schiaffo in faccia alla giustizia e fa ricordare alla popolazione quanto poco sia cambiato dalla gestione della Union Jack di un secolo fa.
La sentenza di Lord Cholmondeley aumentera’ il rancore verso i bianchi che gia’ la popolazione africana cova nel cuore, deteriorando l’ormai fragile rapporto razziale e mettendo in pericolo anche i bianchi che, come il sottoscritto, hanno scelto una strada differente: quella dell’integrazione e del rispetto per questo meraviglioso continente e la sua gente.
Lord Cholmondeley probabilmente non costruira’ l’alcova per se e la sua adorata fidanzatina sul luogo dell’omicidio per evitare gli incubi notturni. La famiglia Delamere s’impegnera’ ad aiutare la povera vedova negra ovviamente sotto i riflettori dei mass media e i “white farmers” continueranno a ritrovarsi nei loro pubs a bere “original english beer” e ad inveire contro gli indigeni, causa di ogni male.
La birra gli aiutera’ a credere che questo status quo non possa avere un termine. Gli aiutera’ a non vedere i segnali della fine che ogni giorno si manifestano nella societa’ kenyota contro questa elite.
Ben presto Lord Chomondeley rivivra’ l’incubo di essere nuovamente giudicato dai negri. Una nuova richiesta e’ stata depositata dalla famiglia della prima vittima: Samson Sisina, presso l’Alta Corte di Giustizia per ottenere l’appello contro il verdetto del primo processo. La decisione di riaprire il caso sara’ presa il 21 luglio. Se si riaprira’ il processo difficilmente puo’ essere concessa una lieve condanna o un’assoluzione per la terza volta per via del timore che il Governo nutre verso l’opinione pubblica scandalizzata da questo atto di sudditanza ai “whites masters”.
In seguito di una tremenda pressione sociale, il Governo kenyota e’ stato costretto a prendere in considerazione la riforma della legge “National Land Policy” (politica nazionale della terra), presentata da alcuni membri liberali del parlamento. Se questa legge entrera’ in vigore la proprieta’ della terra per gli stranieri sara’ limitata a 99 anni, dopo di che ritornera’ allo stato kenyota, sara’ introdotto un pesante regime fiscale per scoraggiare l’uso speculativo dei terreni e le riserve di caccia, si provvederà alla distribuzione ai contadini poveri dei terreni statali e soprattutto sara’ instituita una commissione per investigare sulle ingiustizie storiche che hanno permesso di acquisire illegalmente milioni di ettari di terreno durante il periodo coloniale.
La riforma della legge ha gia’ cominciato il suo interim in Parlamento nonostante che l’Associazione di Latifondisti Kenyoti si sia veemente opposta e stia facendo pressioni sul governo affinche’ la respinga o effettui una serie di emandamenti tesi ad alterare profondamente la legge a loro favore. L’Associazione dei latifondisti teme che la commissione investigativa sulle ingiustizie storiche sia il preludio alla confisca dei latifondi e la loro ridistribuzione agli “indigeni”.
Nonostante tutti questi sforzi gli analisti politici del paese reputano probabile che il governo accetti questa riforma per evitare una rivolta contadina che darebbe il colpo di grazia alla gia’ precaria situazione del paese.
Oltre ai latifondisti inglesi anche la comunita’ italiana proprietaria di vaste terre sia all’interno che lungo il litorale della Coast tra Malini e Mombasa, si oppone a questa legge.
Inutile ricordare che la maggioranza di questa comunita’ italiana in Kenya e’ composta da ex politici socialisti che si sono sottratti alla giustizia durante Tangentopoli per rifarsi una “onesta” vita nel paese esotico grazie ai milioni di lire rubati al popolo italiano.
Ironia della sorte, la “National Land Policy” e’ una legge coloniale ideata per rubare legalmente le terre ai kenyoti per donarle ai bianchi...
Anche il Governo di Sua Majesty ben presto dovra’ confrontarsi con i fantasmi del suo “glorioso” passato coloniale. La Commissione per i Diritti Umani in Kenya (Kenya Human Rights Commision) ha deposto una denuncia contro il governo inglese per crimini contro l’umanita’ perpetuati durante il periodo coloniale. Il prestigioso studio d’avvocati inglese Leigh Day & Co. ha accettato la difesa in caso di apertura del processo, che mira non solo a condannare il governo inglese per crimini contro l’umanita’ ma richiede il risarcimento dei guerriglieri indipendentistici Mau Mau per le barbarie subite durante la lotta di liberazione nazionale, al fine che questi dimenticati eroi riacquistino la dignita’ perduta a seguito delle atrocita’ subite e della propaganda inglese contro di essi che li ha dipinti con selvaggi banditi.
Come giustamente il giornalista Cabriel Dolan fa notare in un articolo comparso sul Saturday Nation del 16 maggio: “La furia contro la sentenza nel caso Cholmondeley non e’ altro che un doloroso ricordo che abbiamo troppi problemi del passato che devono essere risolti con la massima urgenza. Cholmondeley puo’ camminare libero ma per i kenyioti questo e’ un alto caso per affermare a voce alta: not yet Uhuru” Non ancora Indipendenza.
La sentenza di Lord Cholmondeley aumentera’ il rancore verso i bianchi che gia’ la popolazione africana cova nel cuore, deteriorando l’ormai fragile rapporto razziale e mettendo in pericolo anche i bianchi che, come il sottoscritto, hanno scelto una strada differente: quella dell’integrazione e del rispetto per questo meraviglioso continente e la sua gente.
Lord Cholmondeley probabilmente non costruira’ l’alcova per se e la sua adorata fidanzatina sul luogo dell’omicidio per evitare gli incubi notturni. La famiglia Delamere s’impegnera’ ad aiutare la povera vedova negra ovviamente sotto i riflettori dei mass media e i “white farmers” continueranno a ritrovarsi nei loro pubs a bere “original english beer” e ad inveire contro gli indigeni, causa di ogni male.
La birra gli aiutera’ a credere che questo status quo non possa avere un termine. Gli aiutera’ a non vedere i segnali della fine che ogni giorno si manifestano nella societa’ kenyota contro questa elite.
Ben presto Lord Chomondeley rivivra’ l’incubo di essere nuovamente giudicato dai negri. Una nuova richiesta e’ stata depositata dalla famiglia della prima vittima: Samson Sisina, presso l’Alta Corte di Giustizia per ottenere l’appello contro il verdetto del primo processo. La decisione di riaprire il caso sara’ presa il 21 luglio. Se si riaprira’ il processo difficilmente puo’ essere concessa una lieve condanna o un’assoluzione per la terza volta per via del timore che il Governo nutre verso l’opinione pubblica scandalizzata da questo atto di sudditanza ai “whites masters”.
In seguito di una tremenda pressione sociale, il Governo kenyota e’ stato costretto a prendere in considerazione la riforma della legge “National Land Policy” (politica nazionale della terra), presentata da alcuni membri liberali del parlamento. Se questa legge entrera’ in vigore la proprieta’ della terra per gli stranieri sara’ limitata a 99 anni, dopo di che ritornera’ allo stato kenyota, sara’ introdotto un pesante regime fiscale per scoraggiare l’uso speculativo dei terreni e le riserve di caccia, si provvederà alla distribuzione ai contadini poveri dei terreni statali e soprattutto sara’ instituita una commissione per investigare sulle ingiustizie storiche che hanno permesso di acquisire illegalmente milioni di ettari di terreno durante il periodo coloniale.
La riforma della legge ha gia’ cominciato il suo interim in Parlamento nonostante che l’Associazione di Latifondisti Kenyoti si sia veemente opposta e stia facendo pressioni sul governo affinche’ la respinga o effettui una serie di emandamenti tesi ad alterare profondamente la legge a loro favore. L’Associazione dei latifondisti teme che la commissione investigativa sulle ingiustizie storiche sia il preludio alla confisca dei latifondi e la loro ridistribuzione agli “indigeni”.
Nonostante tutti questi sforzi gli analisti politici del paese reputano probabile che il governo accetti questa riforma per evitare una rivolta contadina che darebbe il colpo di grazia alla gia’ precaria situazione del paese.
Oltre ai latifondisti inglesi anche la comunita’ italiana proprietaria di vaste terre sia all’interno che lungo il litorale della Coast tra Malini e Mombasa, si oppone a questa legge.
Inutile ricordare che la maggioranza di questa comunita’ italiana in Kenya e’ composta da ex politici socialisti che si sono sottratti alla giustizia durante Tangentopoli per rifarsi una “onesta” vita nel paese esotico grazie ai milioni di lire rubati al popolo italiano.
Ironia della sorte, la “National Land Policy” e’ una legge coloniale ideata per rubare legalmente le terre ai kenyoti per donarle ai bianchi...
Anche il Governo di Sua Majesty ben presto dovra’ confrontarsi con i fantasmi del suo “glorioso” passato coloniale. La Commissione per i Diritti Umani in Kenya (Kenya Human Rights Commision) ha deposto una denuncia contro il governo inglese per crimini contro l’umanita’ perpetuati durante il periodo coloniale. Il prestigioso studio d’avvocati inglese Leigh Day & Co. ha accettato la difesa in caso di apertura del processo, che mira non solo a condannare il governo inglese per crimini contro l’umanita’ ma richiede il risarcimento dei guerriglieri indipendentistici Mau Mau per le barbarie subite durante la lotta di liberazione nazionale, al fine che questi dimenticati eroi riacquistino la dignita’ perduta a seguito delle atrocita’ subite e della propaganda inglese contro di essi che li ha dipinti con selvaggi banditi.
Come giustamente il giornalista Cabriel Dolan fa notare in un articolo comparso sul Saturday Nation del 16 maggio: “La furia contro la sentenza nel caso Cholmondeley non e’ altro che un doloroso ricordo che abbiamo troppi problemi del passato che devono essere risolti con la massima urgenza. Cholmondeley puo’ camminare libero ma per i kenyioti questo e’ un alto caso per affermare a voce alta: not yet Uhuru” Non ancora Indipendenza.
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