Viaggio nel paese dei gelsomini - Tunisia
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L'incontro del 3 agosto scorso tra Zine el-Abidine Ben Ali ed il presidente libico Muammar Gheddafi non è stato un semplice scambio di cortesie tra capi di stato ma un ulteriore elemento a prova che questo è un momento delicato per la politica regionale del maghreb. Il tema principale discusso dai due leader è stato il progetto promosso dal presidente francese Sarkozy, durante il summit dei paesi del Unione mediterranea tenutosi il 13 luglio scorso.
Il fine dell'incontro francese è stato quello di creare una base di consenso, tra tutti i paesi partecipanti, su cui lavorare per accelerare il percorso verso l'area di libero scambio tra UE ed i paesi del nord-Africa e del vicino oriente, che si completerà nel 2010. L'approccio del presidente tunisino Ben Ali è stato palesemente diplomatico, in contrasto con quello del leader libico Gheddafi, nel chiaro intento di mantenere buone relazioni con tutte le parti in gioco poiché la presenza tunisina al summit è stata particolarmente voluta da Sarkozy per via della sempre maggiore importanza geopolitica che la regione sta acquisendo nel nord-Africa; questo non ha fatto altro che portare acqua al mulino del presidente tunisino, in procinto di ripresentarsi alle presidenziali del 2009, forte di un appoggio internazionale così importante.

La Tunisia è tra le regioni più avanzate economicamente nel maghreb poiché da molti anni intrattiene particolari rapporti economici, oltre naturalmente che con la Francia, con alcuni paesi europei e non. Ciò spiega il motivo per cui essa sia stata definita, da molti esperti e anche da alti esponenti del UE, come la prossima porta di ingresso per le risorse energetiche del continente africano. Proprio il settore energetico è uno dei fiori all'occhiello del governo di Ben Ali, che da anni ha puntato la propria politica verso il controllo diretto delle risorse naturali e ha stipulato accordi con molte aziende estere per l'ampliamento della rete di distribuzione e trasformazione dell'energia elettrica. Un esempio, a conferma di tutto ciò, è l'accordo raggiunto tra Flavio Cattaneo, amministratore delegato della TERNA e l’amministratore delegato della STEG, società tunisina dell'energia e del gas, Othman Ben Arfa. I due hanno siglato un Memorandum of Understanding, firmato il 29 giugno 2007, per gestire lo sviluppo del progetto di cooperazione per la creazione, nel 2011, di un "anello mediterraneo" dell’energia che vedrà l’Italia al centro dell’interscambio dei flussi di elettricità tra sud Europa, Nord Africa e Balcani. Tunisi oggi è un enorme cantiere, tutto è in costruzione o rifacimento e questo dà la possibilità a molte persone, soprattutto provenienti dalle campagne circostanti, di rigettarsi verso la capitale per trovare un impiego non qualificato, portando avanti così quel fenomeno di inurbamento che contraddistingue le società in piena evoluzione economica del nord-Africa. Inoltre le facilitazioni che il governo tunisino propone a quelle aziende che vogliono investire sul territorio, come l'esonero dal pagamento di tasse o concessioni finanziarie molto vantaggiose, sono un ulteriore elemento di attrazione. L'Italia è tra le prime, cosa insolita, ad aver fiutato l'affare tunisino, investendo capitali soprattutto nel settore edile e tessile; alle porte di Tunisi sta nascendo quella che già tutti gli abitanti chiamano la "nouvelle ville", un complesso residenziale che dovrebbe ospitare, secondo le stime, quasi un milione di persone, e tra le ditte che vi lavorano spunta fuori un italiana, la Colacem, ditta umbra di Gubbio che possiede uno dei più grandi cantieri nella zona est della città. Nel sud del paese, solo per citarne un'altra, è presente la Benetton nei siti di Sahline e Sousse. Quello del tessile è il primo settore esportatore dell'industria manifatturiera in Tunisia, con il 38% delle esportazioni ed anche il primo polo occupazionale con il 44% dell’insieme dei posti di lavoro nel settore.

La società tunisina è composta, secondo le stime del governo, da circa un 23% impiegato nel settore agricolo, un 37% in quello industriale ed il restante suddiviso tra il settore dei servizi e quello statale. La classe media rappresenta quasi l'80% della popolazione, ma questa cifra sembra destinata a calare a favore di un allargamento della forbice tra ricchi e poveri che già viene percepita, sopratutto se si guarda al sud del paese. Proprio in queste zone gli interventi dello stato sono sporadici e inefficaci ed esiste un forte disagio sociale, causato dalle mancate promesse di occupazione e assistenza, che a volte sfocia, con coraggio, in manifestazioni interrotte il più delle volte con la violenza dalla polizia. Le principali, ultimamente, si sono tenute a Gafsa, dove la polizia tra il 7 e l'8 aprile di quest'anno ha arrestato una cinquantina di manifestanti, fra i quali alcuni sindacalisti, che contestavano il sistema di assunzioni nella società di fosfati della città (la protesta era iniziata nel gennaio scorso da parte dei disoccupati, ndr.). Parlare di politica in Tunisia, almeno per quanto riguarda quella interna, è ancora un tabù tanto che i giornali ormai fanno auto-censura proprio per evitare guai e molti siti internet, tutti quelli che cercano di fare un informazione corretta, vengono oscurati. Nel 2009 ci saranno le nuove presidenziali e Ben Ali ha già annunciato la sua candidatura per il suo quinto e ultimo mandato (secondo la costituzione tunisina modificata nel maggio del 2002 tramite referendum; prima i mandati rinnovabili erano tre, ndr.). L'unica opposizione, anche se debole, pare formata da alcuni partiti di "ispirazione islamica" tra cui quello di Rashid Khashana, in esilio a Londra. Egli stesso ha avuto notevoli problemi con il governo tunisino a causa dei suoi articoli scritti per i giornali Dar al-Hayat e al-Mawqif ed è costretto a continuare la sua opposizione al governo, fuori dal paese. La Tunisia ad oggi è uno dei principali stati che utilizza l'arma della censura e della repressione per mantenere in funzione quella “fabbrica del consenso” che appoggia il partito di Ben Ali (RCD; Raggruppamento costituzionale democratico). Reporters Without Borders definisce proprio la Tunisia come uno dei paesi più repressivi in tutto il mondo per quanto concerne la libertà di stampa. Di qualche giorno fa è la notizia dell'ennesima violenza subita da due giornalisti e attivisti dei diritti umani tunisini, Slim Boukhdir e Sihem Bensedrine.
Il regime controlla tutto e tutti, per chi sbaglia non ci sono molte alternative all'esilio forzato. Questa è la situazione oggi in Tunisia, dove esiste un forte contrasto tra un economia in crescita ed una società che stenta a decollare per mancanza di riforme; forse allora non è poi così difficile comprendere quel fenomeno di emigrazione giovanile (immigrazione per noi italiani), che caratterizza questo paese del maghreb.
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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