Vicenda Alitalia: cronaca di una morte annunciata
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Il primo volo della compagnia di bandiera risale al 5 maggio 1947, quando Alitalia sorvolò i cieli da Torino a Roma. Ebbe così inizio la storia della Compagnia della “gente con le ali”, come furono amichevolmente soprannominati i dipendenti Alitalia di quei tempi.Da allora, come si suole dire, ne è passata di acqua sotto i ponti. Da tanti mesi, ormai, la notizia del fallimento occupa le prime pagine dei giornali e la cosa veramente grave è l’incredibile intreccio di situazioni, nomi e trattative che si trascinano senza che vi sia una conclusione. Tutto ciò, oltre ad aver creato disagi enormi negli aeroporti, dovuti alle proteste di lavoratori che vedono a rischio i loro impieghi, ha portato a una perdita di denaro enorme nei conti della Compagnia. Buchi che, come al solito, ricadranno sui contribuenti italiani.
Vediamo allora come è andata e cerchiamo di capire qualcosa su quanto è accaduto e sta accadendo.
Vediamo allora come è andata e cerchiamo di capire qualcosa su quanto è accaduto e sta accadendo.
Tutto ha inizio il 1° dicembre 2006, quando il governo Prodi decide la cessione del controllo di Alitalia. L'azienda viene posta in vendita ai privati e, chi è interessato, ha l’obbligo di acquistare una quota che vada dal 30% al 49% della Compagnia. Il titolo vola in borsa, mentre cominciano a circolare i primi nomi: Air France/Klm, Lufthansa e, all’orizzonte, sembra farsi reale l'ipotesi di una cordata italiana.
Il 18 luglio 2007, dopo 8 mesi di estenuanti trattative, tutto si blocca. I potenziali acquirenti si ritirano uno dopo l’altro a causa dei troppi vincoli posti alla privatizzazione: anche Air One (la prima compagnia privata nazionale) se ne va. Questo tira e molla fa sì che la compagnia perda un terzo del valore al titolo e bruci 340 milioni di euro, spicciolo più spicciolo meno.
Passa qualche mese e il 21 dicembre 2007 il Consiglio di Amministrazione di Alitalia ufficializza la scelta della compagnia francese come interlocutore unico per la privatizzazione, battendo la concorrenza della “cordata” Ap Holding composta da Air One, Intesa San Paolo e altre banche.
Tagliamo corto e arriviamo subito ai giorni nostri.
Passa qualche mese e il 21 dicembre 2007 il Consiglio di Amministrazione di Alitalia ufficializza la scelta della compagnia francese come interlocutore unico per la privatizzazione, battendo la concorrenza della “cordata” Ap Holding composta da Air One, Intesa San Paolo e altre banche.
Tagliamo corto e arriviamo subito ai giorni nostri.
Ad aprile 2008 Air France fa un’offerta vincolante e propone 3 miliardi di euro, l’accollamento di tutti i debiti e l’impegno a fare investimenti per 6 miliardi di Euro.
L’accordo salterà perché all’ultimo minuti i sindacati non firmano. Il colosso aereo franco-olandese respinge la controproposta presentata dalle organizzazioni sindacali, mettendo fine alla trattativa per l'acquisizione.
Il presidente di Alitalia, Maurizio Prato, si dimette aprendo la strada al commissariamento e, poco prima dell'annuncio delle sue dimissioni, commenta: "Questa azienda ha una maledizione, soltanto un esorcista può salvarla".
In questo momento gli esuberi ammontano a 5.000.
In questo momento gli esuberi ammontano a 5.000.
Siamo nel periodo della campagna elettorale e Berlusconi accusa il governo uscente di voler svendere la compagnia ad Air France quando invece, annuncia, esiste una cordata d’imprenditori disponibile a rilevarla facendola rimanere italiana.
Nel frattempo, affinché gli aeromobili non restino a terra, viene deciso un prestito di 300 milioni di euro.
Ad agosto l’ipotesi della cordata diventa realtà e il noto imprenditore Roberto Colaninno è a capo della CAI (Compagnia Aerea Italiana).
Alitalia, intanto, viene commissariata perché insolvente e il prof. Fantozzi, amministratore straordinario di tutte le società del gruppo Alitalia (Alitalia Fly, Alitalia Servizi, Alitalia Cargo ecc…), ha il mandato di vendere al miglior prezzo possibile le parti cedibili del gruppo Alitalia. La vendita deve essere fatta al "miglior prezzo" possibile rispetto al mercato, per rientrare almeno in parte dei debiti contratti dal gruppo.
Come spesso accade in queste situazioni, si ricorre a una banca che funga da Advisor, affinché sia garantita la supervisione sulla scelta del prezzo di vendita.
Nel frattempo, affinché gli aeromobili non restino a terra, viene deciso un prestito di 300 milioni di euro.
Ad agosto l’ipotesi della cordata diventa realtà e il noto imprenditore Roberto Colaninno è a capo della CAI (Compagnia Aerea Italiana).
Alitalia, intanto, viene commissariata perché insolvente e il prof. Fantozzi, amministratore straordinario di tutte le società del gruppo Alitalia (Alitalia Fly, Alitalia Servizi, Alitalia Cargo ecc…), ha il mandato di vendere al miglior prezzo possibile le parti cedibili del gruppo Alitalia. La vendita deve essere fatta al "miglior prezzo" possibile rispetto al mercato, per rientrare almeno in parte dei debiti contratti dal gruppo.
Come spesso accade in queste situazioni, si ricorre a una banca che funga da Advisor, affinché sia garantita la supervisione sulla scelta del prezzo di vendita.
La banca scelta per valutare il valore dei pezzi da vendere, è Banca Leonardo.
Banca Leonardo ha CAI tra i suoi azionisti imprenditori appartenenti alla cordata, ma questa è un’altra storia.
L’offerta economica di CAI, di 400 milioni di Euro, riguarda l’acquisto di una parte specifica del gruppo Alitalia, quella nota come “Best company”, solo per inciso: Air France aveva offerto 3 miliardi con l’accollamento dei debiti! Inoltre passeranno alla CAI la maggior parte degli aeromobili e le rotte che già da sole sono state valutate oltre 300 milioni di euro. La “Bad Company”, cioè la parte in passivo di Alitalia, naturalmente rimarrà a carico dello Stato, ricadendo inevitabilmente su noi contribuenti.
Intanto gli esuberi dei dipendenti salgono da 5 mila e 9 mila.
I sindacati firmano l’accordo.
Cos’è successo?
Il 28 ottobre la CAI passa da Srl a Spa con un aumento di capitale fino a 1 miliardo e 100 milioni di euro. Nel nuovo statuto s’impegnano a non vendere per 5 anni, con una deroga: per poter procedere alla vendita è sufficiente modificare lo statuto con maggioranza qualificata dell’assemblea.Le trattative con i sindacati proseguono e ora, dai criteri generali, bisogna scendere nel dettaglio dei contratti.
La trattativa va avanti il 29 ottobre presso l’azienda di Colaninno. La CAI si riserva di non procedere all’assunzione delle donne in maternità ad eccezione delle lavoratrici ad astensione obbligatoria. Questo significa che le donne in maternità rischiano di non essere riassunte.
Il 31 ottobre mattina, a Palazzo Chigi Colaninno dice: “Se non firmano tutti non ci sarà l’offerta definitiva”. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Letta si fa garante del rispetto degli accordi già presi in settembre. A questo punto firmano l’accordo Cgil, Cisl, Uil, Ugl, ma non piloti e assistenti di volo.
Andrea Cavola, segretario nazionale SDL, afferma: “L’accordo dice una cosa sindacalmente molto grave: se dovesse esserci una controversia, il sottosegretariato interverrà come terzo e il suo giudizio sarà insindacabile. Cioè, sostanzialmente, il sindacato rinuncia al proprio istituto”.
Nel pomeriggio dello stesso giorno comincia il Cda CAI nella sede di Banca Intesa, due ore dopo è annunciato che la CAI si sarebbe ritirata perché non sarebbe stato raggiunto l’accordo di tutti i sindacati.
Intanto il 16 Novembre sembra che Augusto Fantozzi (Commissario straordinario Alitalia) abbia spedito le lettere con i contratti di assunzione individuali. Lo stesso Commissario straordinario, però, non ha confermato che la proposta sia stata ancora formalizzata. Infatti, poi, Fantozzi smentisce l'invio. Finalmente il 20 novembre annuncia: “Per l’advisor l’offerta CAI è congrua”. CAI ha firmato il contratto che dal 1° dicembre è operativo.
In sostanza com’è andata a finire?
CAI pagherà per l’acquisto 1 miliardo e 52 milioni di Euro, di cui solo 100 milioni sono cash, 327 a rate senza interessi e il resto passa come accollo di debiti.
Fantozzi, inoltre, afferma in un’intervista al programma Report: “ Temo che le azioni Alitalia faranno una brutta fine, nel senso che sono sospese e non ci sono prospettive di riammissione, che io sappia.”
Ci sono anche obbligazione per 714 milioni di euro, più della metà delle quali sono del Tesoro. La probabilità che siano rimborsate è abbastanza bassa, almeno non a tutti.
Nel frattempo il tribunale fallimentare è assalito dai creditori Alitalia che attendono il proprio turno.
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sempre con i lavoratori e gli artigia...
Ma davverò credete che giuliano e st...
Dovrebbe emergere con estrema chiarez...