Sangalli (Confcommercio): Bene manovra, ora avanti su riforme
| ECONOMIA |
Il presidente della Confcommercio Carlo Sangalli approva gli interventi della manovra finanziaria per quanto rigurda le PMI italiane e la ripresa economica del paese. Ok tagli alla spesa pubblica, ridurre pressione fiscale su lavoro e imprese, procedere su federalismo e giustizia.
Confcommercio promuove la manovra economica varata dal governo perché va a incidere sulle “inefficienze, le improduttività, gli sprechi” della spesa pubblica con una politica di tagli, mira a ricondurre i conti in una prospettiva sostenibile visto che “il debito, come ha efficacemente detto il ministro Tremonti, divora il futuro” e risponde all’emergenza dopo che “la miccia Grecia ha rischiato di innescare una crisi sistemica dell’euro e dello stesso progetto politico europeo”. Lo ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, nel suo intervento all’assemblea annuale della confederazione, oggi all’Auditorium della Conciliazione. Ma secondo Sangalli, oltre al risanamento del deficit, vanno portate avanti anche le riforme – come fisco, federalismo, giustizia – e va garantita una maggiore tutela della legalità e della sicurezza con il rafforzamento della lotta alla criminalità. Solo così l’Italia può pensare di tornare a crescere, visto che “il consuntivo della crisi è pesantissimo per il nostro paese”. Infatti “nel biennio 2008-2009 il Pil si è ridotto del 6,3 per cento e i consumi delle famiglie del 2,9 per cento”, ha ricordato il numero uno di Confcommercio, e “ad aprile 2010 il tasso di disoccupazione, comunque inferiore alle medie Ue, ha raggiunto l’8,9 per cento”. Anche le previsioni per il prossimo biennio non sono rosee: “stimiamo una crescita del Pil dello 0,7 per cento nel 2010 e dell’1 per cento nel 2011”, ha avvertito Sangalli, e “i consumi delle famiglie seguiranno lo stesso profilo di moderata” ripresa. Per il leader di Confcommercio, insomma, “stiamo attraversando una difficile transizione dalla recessione al ritorno alla crescita” che però resta “lenta” per “i ritardi strutturali di lungo periodo” dell’Italia e “fragile” perché “esposta a tutte le incertezze, a tutti i postumi della deflagrazione del modello della globalizzazione ruggente e poco governata, della crescita dopata dal debito e dal primato della finanza”. Ed è su entrambi i punti che ora bisogna agire.
MANOVRA “NECESSARIAMENTE IMPEGNATIVA” – “Di necessità - cioè date le dimensioni storiche del nostro debito pubblico - e per virtù, il Governo ha agito, nel tempo della crisi, con una politica di bilancio sobria, cioè doverosamente attenta agli andamenti dei conti pubblici e prioritariamente rivolta alla protezione del capitale umano”, ha sottolineato Sangalli, e proprio “questa sobrietà, che ha almeno contenuto la crescita tendenziale del disavanzo, ha fatto sì che oggi - nel secondo tempo della tempesta finanziaria globale concentrato sulla sostenibilità dei debiti sovrani e nel quadro delle risposte concordate a livello europeo - la manovra correttiva di finanza pubblica possa attestarsi, nell’arco del biennio 2011-2012, intorno ai 25 miliardi di euro, allo scopo di riportare il deficit dal 5 per cento del 2010 a meno del 3 per cento nel 2012”. Si tratta dunque di “una manovra quantitativamente impegnativa, necessariamente impegnativa. Ma più contenuta – ha puntualizzato il leader di Confcommercio – di quelle che dovranno operare altri grandi Paesi europei”.
TAGLIARE SPESA E RIDURRE PRESSIONE FISCALE CON LOTTA A SOMMERSO – In Italia “nel 2009 la pressione fiscale complessiva è stata pari al 43,2 per cento del Pil. Si tratta, però, della pressione fiscale complessiva e ufficiale, che tiene conto dunque anche di un’economia sommersa che genera un imponibile evaso nell’ordine dei 260 miliardi e determina mancati introiti fiscali nell’ordine dei 110 miliardi”, ha osservato Sangalli. Di conseguenza “per chi paga regolarmente tasse e contributi, la pressione fiscale complessiva ed effettiva è allora ben superiore al 43,2 per cento del Pil e può essere stimata prossima al 52 per cento”. Quanto alla spesa pubblica, “nel 2009 è stata pari, nel nostro Paese, al 52,5 per cento del Pil. Le sue inefficienze, le sue improduttività, i suoi sprechi sono stati ripetutamente quantificati nell’ordine dei 70 miliardi all’anno, pari a un po’ meno di 5 punti di Pil”. In più “la Corte dei Conti valuta nell’ordine tra i 50 e i 60 miliardi all’anno il costo della ‘tassa immorale e occulta’ della corruzione”. Per il presidente di Confcommercio sono dati che “messi in sequenza conducono a conclusioni chiarissime”. E la prima è che “la pressione fiscale non può essere ulteriormente accresciuta. Anzi, per sostenere crescita e occupazione, essa andrà al più presto ridotta. Rafforzare l’azione di contrasto e recupero dell’evasione e dell’elusione è, anche a questi fini, essenziale. Il ‘dividendo’ economico e sociale di questa azione deve infatti essere la riduzione della pressione fiscale”. All’avanzamento di questo impegno poi, ha proseguito Sangalli, “non può che giovare il più compiuto rispetto dei principi dello Statuto del contribuente: il diritto alla tassazione del reddito effettivo e non semplicemente stimato; l’agibilità del contraddittorio con l’amministrazione finanziaria; la non retroattività delle disposizioni; la stabilità, certezza e chiarezza delle norme; la semplicità degli adempimenti”. In questo senso “redditometro e studi di settore si confermano entrambi strumenti preziosi per l’accertamento” mentre “un equilibrato ricorso alla tracciabilità dei pagamenti può significativamente concorrere” alla lotta all’economia sommersa che “contrasta percorsi di stabile sviluppo”. La seconda conclusione a cui arriva Confcommercio è che “la spesa pubblica va strettamente controllata, ristrutturata, riqualificata e anche ridotta” tanto più che il suo “bancomat” non può essere più “generosamente alimentato dalla cassa continua delle tasche dei cittadini e delle imprese”. Per Sangalli “ritroviamo questi principi necessari nell’impostazione generale della manovra”. Principi adesso dettati “dall’emergenza” ma “coerenti” con quanto occorrerà continuare a fare per realizzare “la riforma strutturale fondamentale” ovvero quella fiscale. Obiettivo: “ridurre le tasse che gravano sulle imprese” e “le tasse che gravano, con un cuneo fiscale e contributivo del 46,5 per cento, sul lavoro”.
DOLOROSE MA INEVITABILI SCELTE GOVERNO SU PA ED ENTI LOCALI – “Oggi si è intervenuto con il blocco delle retribuzioni del pubblico impiego. Scelta dolorosa ma inevitabile” perché “nel solo quadriennio 2005-2008, le retribuzioni dei dipendenti pubblici sono cresciute del 15 per cento. Quasi il 50 per cento in più rispetto a quelle del settore privato” e perché “oggi e in prospettiva va invece sempre meglio riconosciuto e premiato il merito di chi bene opera nella Pubblica amministrazione, di chi concorre alla sua maggiore efficienza e produttività, rendendo così un servizio essenziale al nostro Paese”. Lo ha evidenziato il presidente di Confcommercio, aggiungendo che “in questo scenario ogni riduzione e semplificazione di regole ed adempimenti è benvenuta”. Inoltre con la manovra “si chiede alle Regioni e agli Enti locali di ridurre la spesa di oltre 14 miliardi di euro. Scelta dolorosa” anche questa secondo Sangalli, che “sollecita la ricerca di un più equilibrato concorso di tutti i livelli istituzionali e amministrativi al raggiungimento degli obiettivi della manovra. Richiede comunque una maggiore agibilità della spesa per gli investimenti da parte degli Enti virtuosi”. Va ricordato che “la spesa pubblica del nostro Paese è ormai suddivisa, al netto della spesa per pensioni e interessi, a metà tra lo Stato da una parte, e le Regioni e gli Enti locali dall’altra” quindi oggi “quello che non regge più – ha chiarito Sangalli – è un deresponsabilizzante modello di ‘finanza derivata’”.
AVANTI CON CANTIERE RIFORME, IN PRIMIS FEDERALISMO – Anche per risolvere il problema della deresponsabilizzazione degli enti locali, secondo il leader di Confcommercio servono “riforme per crescere meglio, con maggiore coesione sociale e territoriale”, riforme “per costruire un federalismo, istituzionale e fiscale, responsabile”, cioè “necessariamente pro-competitivo e giustamente solidale”. Un federalismo quindi, ha continuato Sangalli, che “consenta di archiviare la stagione della proliferazione delle competenze e dei conflitti di competenza, di rendere più efficienti e di snellire gli apparati amministrativi, di assicurare tempestività ai processi decisionali. Ora, insomma, è tempo di ridurre davvero, e anche ben oltre il perimetro delle scelte della manovra, il costo, il peso di uno Stato che intermedia più del 50 per cento della ricchezza prodotta ogni anno dai suoi cittadini e dalle sue imprese”. Come “i 16 miliardi di euro all’anno per pensioni di invalidità e indennità di accompagnamento” contro l’esiguo “4 per cento del totale della spesa pubblica destinato agli investimenti” come le infrastrutture. Certo “sappiamo bene che non è facile ma è possibile, ad esempio, che le Province e le Prefetture siano tutte, sempre e comunque, davvero indispensabili?”, si è chiesto il presidente di Confcommercio. Che ha anche ricordato come “l’applicazione generalizzata dei modelli di sanità regionale più efficienti consentirebbe una riduzione annua di costo di oltre 11 miliardi di euro, pari a circa lo 0,7 per cento del Pil”.
SFIDA SUD “LEGALE” ED EFFICIENTE, COME ANCHE GIUSTIZIA – Al Mezzogiorno, che “non si sottrae alla sfida del federalismo fiscale”, è dovuto “l’impegno alla costruzione di una robusta fiscalità di vantaggio. La manovra – ha spiegato Sangalli – ne pone le premesse con la disposizione che, proprio in anticipazione del federalismo fiscale, consente alle Regioni del Sud di modificare le aliquote Irap, fino ad azzerarle, per favorire nuove iniziative produttive. E’ una buona scelta” che “andrà adeguatamente difesa in sede europea” e “richiede, sul piano delle politiche di bilancio, l’impegno congiunto dello Stato e delle Regioni, affinché sia concretamente esercitabile”. Ma per far sì che il Sud, come tutta l’Italia, “cresca di più e meglio”, è essenziale anche “la tutela rigorosa della legalità e della sicurezza e il contrasto determinato di ogni forma di criminalità”, trattandosi di “pre-requisiti fondamentali di crescita e di sviluppo”. Allo stesso modo lo è “l’efficienza della giustizia”, visto che “a tutt’oggi il tempo medio di conclusione di una causa commerciale è di 1210 giorni”. In particolare, “nel settore dei servizi di mercato, i costi diretti ed indiretti delle attività criminali, della contraffazione e dell’abusivismo ammontano, nel 2009, a 9 miliardi di euro, pari a circa il 4,2 per cento del valore aggiunto del settore. Questa percentuale diviene addirittura dell’8 per cento nel Mezzogiorno. Ma così non è possibile crescere. Per questo, la nostra – ha osservato il numero uno di Confcommercio – è una scelta ‘senza se e senza ma’”.
APRIRE CONFRONTO SU LAVORO, SERVE RESPONSABILITA’ DI TUTTI – In Italia “due milioni di giovani non studiano e non lavorano” e “nel 2009 il tasso di disoccupazione giovanile è prossimo al 25 per cento”, in “forte crescita” nel 2010. Secondo Sangalli questo è sì “un effetto della crisi” ma “è anche il risultato di errori culturali e di molte e note inefficienze di più lungo corso”. Ecco perché ora “nella scuola e nell’università devono rapidamente avanzare tutti i processi e le riforme utili ad abbattere i tassi di dispersione scolastica e a migliorare la qualità della formazione”; poi bisogna “riconoscere e premiare la responsabilità, il merito e il talento di chi insegna e di chi studia” ed è necessario “migliorare fortemente il rapporto tra scuola e mondo del lavoro”. E ancora: per il leader di Confcommercio “la formazione professionale, la formazione continua, i servizi per l’impiego, gli ammortizzatori sociali devono sempre più integrarsi per offrire occasioni di inserimento e reinserimento occupazionale”. E poiché “l’esigenza di riassorbire la disoccupazione e di costruire più lavoro riporta alla necessità di sospingere produttività e crescita – ha affermato Sangalli – confermiamo il nostro interesse all’apertura di una fase di confronto tra le parti sociali, che consenta di concordare scelte funzionali al raggiungimento di questi fondamentali obiettivi, secondo un modello di relazioni tra lavoro e impresa profondamente collaborative. E’ importante, allora, che, nell’ambito della manovra, siano previste, per il 2011, rinnovate disposizioni per la riduzione del prelievo fiscale e per lo sgravio contributivo degli aumenti salariali derivanti dalla contrattazione di secondo livello”. Per il dirigente “collaborazione tra lavoro e impresa per il rafforzamento della produttività, sviluppo della bilateralità e del welfare contrattuale” sono infatti “gli assi di lavoro di un ‘nuovo’ contratto per l’economia dei servizi, che vogliamo costruire insieme al sindacato” con lo “Statuto dei lavori” come “nuova cornice unitaria dei diritti e delle tutele”. Insomma oggi “è tempo di assunzione di responsabilità e di scelte” e “tutti - tutte le istituzioni, tutte le forze politiche, tutte le forze sociali - hanno il dovere di cooperare e di ricercare convergenza sulle scelte utili a rafforzare” la crescita dell’Italia, “si tratti di riforme istituzionali piuttosto che di riforme economiche e sociali”. E’ questo, ha concluso Sangalli, “quello che, a mio avviso, il Paese chiede”.Fonte: Il Velino
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
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