Europa 2020: si salvi chi può
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“Più smart, più verde, più inclusiva”, così dev’essere l’Europa nel 2020 secondo la Strategia che Barroso presenta ad un continente in faticosa ripresa dalla crisi. Un documento atteso da tempo, a rilancio della Strategia di Lisbona che, scontratasi con una cattiva implementazione e con tempi di magra eccezionale, si è rivelata un naufragio.
Per portare a termine la nuova sfida, a sorpresa, stavolta la Commissione mette al centro il ruolo del Consiglio europeo.
Il Time Magazine della scorsa settimana apriva, a tutta copertina, con l’interrogativo: “Dov’è finita l’Europa?”. E svolge un interessante discorso su quale ruolo rimanga al Vecchio Continente, schiacciato tra la potenza tradizionale degli USA e l’affermazione della stella Cinese. La Strategia EU 2020, al momento, è l’unica risposta possibile a questa domanda e – da una prima valutazione del documento – pare partire da considerazioni realistiche. Ovvero: l’obiettivo è quello di recuperare e mantenere le posizioni perse. Insomma, se puliamo dalla retorica, di sopravvivere. E già questa non è una sfida da nulla, di questi tempi. Le direttrici identificate da Barroso per raggiungere l’obiettivo sono quindi tre.
La prima, una crescita economica basata su innovazione e conoscenza: è realistico considerare che sulla quantità e sulla manifattura – ad esempio – sono già i Cinesi a superarci. La seconda, una crescita economica sostenibile e verde. Che vuol dire duratura nel tempo, e non miope. L’UE, quindi, continua a testa bassa (e solitaria) sulle sue posizioni di Copenhagen. La terza, una crescita economica inclusiva. Ovvero dare occupazione a più europei possibile e farlo promuovendo quella coesione sociale che – in tempi d’immigrazione – è sempre più precaria.
Nove caravelle per evitare il naufragio
Per mettere in pratica questi propositi, e per renderli identificabili, il documento della Commissione identifica nove “flagship initiatives” ovvero “iniziative nave-ammiraglia”. Innovation Union, Youth on the Move, A Digital Agenda for Europe, Low carbon Europe, Clean Energy, Industrial policy for globalization era, A New Jobs agenda, New skills, Platform against poverty. Queste nove micro-strategie saranno altrettanti, preziosi “giocattolini” gestiti via via dal Commissario competente e con la prua puntata a raggiungere i tre grandi obiettivi. Se traduciamo questi obiettivi in numeri e percentuali, abbiamo qualche primo dato sulle ambizioni della Barroso II.
Primo, il tasso di occupazione degli europei tra i 20 e i 64 anni dovrà crescere dal 69 al 75%: quindi +6% di occupazione.
Secondo, la ricerca e sviluppo dovrà finalmente raggiungere il 3% del PIL promesso e mai raggiunto con la Strategia di Lisbona. Se possibile, però, bisogna puntare al 4%. Terzo, ridurre le emissioni di CO2 e il consumo d’elettricità del 20%, incrementando la quota delle energie rinnovabili al 20% entro il 2020. Quarto, far sì che il 40% degli europei tra i 30 e i 34 anni, nel 2020, abbia una laurea.
Obiettivi riciclati e speranze concrete
Scorrendo gli obiettivi quantitativi, ci si accorge subito come alcuni di questi siano di fatto “riciclati” da misure precedenti: il 20-20-20 sul cambiamento climatico e il 3% in ricerca e sviluppo, ad esempio. Ora sono però messi a sistema, e in prospettiva, nel contesto di questa Strategia d’ispirazione molto realista, ma non altrettanto realistica – secondo alcuni. Osservatori brussellesi e non, infatti, dicono che in tempi di vacche magre per i bilanci pubblici europei (vedi Grecia, Spagna, Portogallo, …) questi obiettivi saranno ben difficili da raggiungere. Forse proprio per questo motivo, la Commissione europea indica stavolta che la superstar – nell’implementazione della strategia – dovrà essere il “Consiglio europeo”. Se a un primo sguardo potrebbe sembrare strano che la Commissione getti nelle braccia dei litigiosi Stati Membri tale strategia, guardando più in profondità ci si accorge che è un autorevole richiamo alla responsabilità. Basta con le scuse e i giochi al massacro: Barroso vuole sia chiaro che, stavolta, i risultati non dipendono solo da lui. Certo, possono obiettare i maligni, ma se crede nel successo della EU2020 perché è così generoso da condividerla con 27 capi di Governo?
scritto da: Alessandro Gropelli
fonte: Lo Spazio della Politica
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
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