India, tra ideologia e capitalismo - 2° puntata
| GEOPOLITICA |

Come al solito dietro i numeri di una astratta e impersonale “crescita economica” si cela la cruda verità. Negli ultimi vent’anni non solo le differenze di classe hanno assunto connotati disgustosi con i 100 indiani più ricchi che, stando alle statistiche del periodico americano Forbes, posseggono un quarto della ricchezza di un paese di un miliardo e duecento milioni di abitanti, ma le condizione della parte più povera della popolazione, che in India si aggira “solo” intorno ad un 60/70 %, sono addirittura peggiorate in senso assoluto.
Su questo punto le statistiche sono, volutamente, confuse, ma un dato chiaro é che il consumo
medio per le famiglie più povere di cereali si é abbassato da 880 Kg a 770 Kg. E l’attuale governo UPA (United Progressive Alliance, un’alleanza di governo guidata da…l’INC!) al potere dal 2009, si é gettato schifosamente sempre più nell’arena del liberismo e il supporto al grande capitale che si evince dalla finanziaria per il 2011 é senza precedenti nella storia del paese. Di fronte ad un impennata dei prezzi dei beni di prima necessità come riso e zucchero ad un ritmo che si aggira attorno al 20 % annuo, il governo UPA ha ben deciso di optare per un taglio del 12 % dei sussidi per il cibo e il carburante (quest’ultimo ha un ruolo essenziale nell’aumento dei costi degli alimenti dato il diffuso uso di trattori e il già elevatissimo costo del diesel in India), e per un aumento irrisorio per i progetti di sviluppo delle zone rurali che, tenuto conto dell’inflazione, si ripercuoterà in una effettiva riduzione.
Per non parlare degli scandalosi tagli alla tassazione diretta di 4.3 miliardi di Euro a vantaggio di quel 2 % della popolazione con un reddito superiore a 5000 € annui (tali tagli sono cinque volte superiori al totale dedicato allo sviluppo dell’India rurale) che recupererà da un aumento pari a quasi il doppio, 8.3 miliardi di Euro, per la tassazione indiretta che invece affliggerà tutta la popolazione. Insomma una politica certamente in linea con i propositi sbandierati in ogni dove di riduzione dell’enorme differenze di classe nel paese!
LE FORZE DELLA SINISTRA
E la sinistra?! I comunisti?! Anche in India le forze di sinistra sono estremamente frammentate. A partire dal 1964 si sono susseguite scissioni continue dell’allora unito Communist Party of India (CPI). Le ragioni di tali scissioni, come sempre accade, sono un misto di opportunismo e questioni ideologiche. Non ci soffermeremo sull’analisi di ognuna di esse, tra l’altro davvero troppo numerose per essere analizzate singolarmente, ma ci limiteremo a descrivere la situazione odierna derivante da tale frammentazione.
Una parte dell’allora dirigenza rivoluzionaria del CPI é rimasta fedele a tale linea, e tra i vari partiti che fanno del Leninismo la propria bandiera citiamo the Socialist Union Center of India (SUCI) e gli antisistemici Communist Party of India Marxist-Leninist (CPI(ml)), il Communist Ghedar Party of India (CGPI), e il Communist Party of India Maoist (detti semplicemente Maoisti), questi ultimi perseguono la strada della lotta armata.
Sull’analisi di quest’ultima forza, che é stata dichiarata illegale in India, avremo tempo e modo di soffermarci in seguito. Diversa é stata la linea abbracciata dai partiti (autodefinitesi) comunisti di maggioranza, nello specifico il Communist Party of India Marxist (CPI(m)), il Communist Party of India(CPI), All India Forward Block e il Revolutionary Socialist Party, questi ultimi formano il sopracitato Left Front.
Normalmente siamo abituati a non entrare nel dettaglio dell’analisi della politica dei partiti (autodefinitesi) comunisti di governo, dato che non riconosciamo alla via parlamentare alcuna prospettiva. Nel caso indiano, però, faremo un’eccezione per due motivi. Da un lato in India tali partiti comunisti di governo sono riusciti effettivamente a conquistare il potere in alcuni stati (non vi illudete…semplicemente tramite elezioni!), dall’altro, l’analisi delle politiche sviluppate durante tali esperienze di governo ci possono dare preziosi spunti per comprendere l’effettivo abbandono della causa rivoluzionaria da parte di queste forze politiche.
Va sicuramente detto che il Left Front é molto più vicino ad una realtà del tipo “vecchio partito comunista” piuttosto che uno qualsiasi dei partiti dell’attuale “sinistra radicale”. Il Left Front da un lato gode indubbiamente di appoggio di massa, e in particolare di matrice proletaria, che non permette di liquidarlo semplicemente come forza parlamentare anti-rivoluzionaria, e da l’altro va riconosciuto che, seppur non rivoluzionario e con mille contraddizioni, almeno rappresenta una reale forza progressista con una ben identificata classe di riferimento.
Un dato interessante per la statistica é che la prima elezione della storia in cui é stata una forza comunista a trionfare, é avvenuta in India. Per la precisione nel 1957 nello stato del Kerala l’allora unito CPI riuscì ad aggiudicarsi il governo dello stato, prontamente poi dismesso nel 1959 dal governo centrale grazie all’articolo 356 di cui abbiamo parlato all’inizio. Procedendo con ordine i comunisti, in varie alleanze, variazioni sul tema del Left Front, sono al potere in tre stati, di due abbiamo già citato il nome, Kerala e Bengala Occidentale, mentre il terzo é uno stato del nord est dell’India poco rilevante per estensione e popolazione, lo stato del Tripura.
Il Tripura non offre tanti spunti di riflessione, vuoi per i soli 3 milioni di abitanti che lo rendono uno degli stati meno popolosi, vuoi per una locazione geografica “periferica”. Diremo solo che la forza del Left Front é schiacciante, il CPI(m) controlla da solo più del 60 % del parlamento locale, ed é praticamente al governo ininterrottamente dal 1977. Tripura, fin dagli anni post-indipendenza, é stato teatro di diverse ribellioni che si sono però placate negli anni recenti.
Il Bengala Occidentale é indubbiamente molto più ricco di spunti.
Lo stato ha una popolazione di oltre 80 milioni di persone e la capitale é una delle principali città dell’India, Calcutta. Anche qui il Left Front domina incontrastato dal 1977 ma a differenza del Tripura il domino é stato letteralmente totale. Dal 1977 al 2000 lo stato é stato guidato da una delle figure principali del movimento comunista indiano, Jyoti Basu , scomparso in gennaio. L’analisi dell’operato del Left Front, soprattutto in tempi recenti, é abbastanza inclemente e i dati delle elezioni politiche del 2009 lo testimoniano. Per la prima volta dopo 32 anni nel Bengala Occidentale, il CPI(m) ha guadagnato meno parlamentari del INC. Una delle principali ragioni di questa sconfitta é sicuramente da addurre alla svolta intrapresa nei primi anni 2000 per sviluppare il processo di “industrializzazione”. L’enorme supporto popolare di cui gode il Left Front nello stato deriva, infatti, principalmente dalle politiche sviluppate nei primi anni dei governi Basu in cui il partito ridistribuì la terra ai contadini come mai era avvenuto in India.
I 23 anni di governo Basu hanno anche per molti versi rappresentato un’eccezione rispetto al panorama nazionale. La partecipazione popolare alla vita politica dello stato ne é un esempio cosi come una struttura di welfare nei confronti dei lavoratori che nel Bengala Occidentale godono di “privilegi” e un livello di organizzazione sindacale estremamente maggiori rispetto alle condizioni medie indiane. La riforma agraria del Bengala Occidentale testimonia da un lato quanto il Left Front abbia in talune occasioni supportato la causa dei proletari e dall’altro come le politiche di classe siano le uniche che possano generare ampi e duraturi consensi popolari. Il partito, negli anni a seguire, ha però gradualmente ceduto ai milioni della borghesia indiana, seppur va riconosciuto che lo stato rimane tra i più secolari dell’intera India.
Se la svolta é stata graduale durante i 23 anni di governo Basu, il processo ha, come già detto, ricevuto un’impennata dal 2001, quando Bhuddadep Bhattacharjee é stato eletto primo ministro del Bengala Occidentale sostituendo un’ormai troppo vecchio Basu. Da quella data il Left Front ha aperto le porte a capitale straniero e permesso alle multinazionali, indiane e non, d’iniziare finalmente ad estorcere profitti anche alla popolazione bengalese, cedendo così, alle critiche che vedevano nell’eccessiva protezione dei lavoratori, la ragione della stagnazione dell’economia del Bengala Occidentale. L’esplosione delle contraddizioni di classe, generate da questo tradimento in piena regola delle aspirazioni dei lavoratori e dei contadini, i quali da soli costituiscono il 60 % della popolazione dello stato, non si sono fatte attendere.
Alla proposta di impiantare la costruzione di enormi stabilimenti chimici, nonché di aprire le porte a TATA (la principale, gigantesca industria indiana, principalmente nel mercato automobilistico ma con diramazioni in praticamente tutti gli ambiti dell’economia del paese) e alle successive espropriazioni di enormi quantità di terra dalle mani di quei stessi contadini, che con i loro voti hanno dato per trent’anni legittimità al governo del Left Front, la classe ha risposto con ribellioni senza precedenti in varie zone dello stato. La più famosa di esse è senza dubbio quella del Nandigram. A queste esplosioni di collera popolare, il Left Front ha dato prova di quanto fosse ormai lontano anni luce da qualsiasi politica che possa essere definita socialista.
Barbariche repressioni e uccisioni sommarie hanno rappresentato l’unica risposta che il CPI(m) e gli altri partiti del Left Front ha reputato di dover dare. C’é da dire che ci sono state forti critiche alla linea
scelta da Bhattacharjee, ma il partito ha iniziato realmente a ragionare sui propri errori solo dopo
la sconfitta elettorale senza precedenti del 2009.
Alla fine é stata fatta pubblica ammenda: l’inizio di una nuova linea politica o una rapida pulitura di faccia onde evitare una sconcertante sconfitta nelle elezioni locali che si terranno nel 2011?
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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sempre con i lavoratori e gli artigia...
Ma davverò credete che giuliano e st...
Dovrebbe emergere con estrema chiarez...