Kosovo - Serbia: La mediazione d’interesse turca
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La crescente influenza turca nei balcani si concretiza nella rinnovata offerta del premier turco Erdogan di mediare tra Kosovo e Serbia per una risoluzione relativa al contenzioso sull'indipendenza kosovara. Ma la Serbia non ci sta.
Dopo la mozione di sfiducia approvata in Palamento il 2 novembre scorso nei confronti del premier Thachi, leader del Pdk, Pristina dovrà presentarsi alle urne il prossimo 12 dicembre per la formazione di un nuovo governo, possibilmente di coalizione, per poter cominciare così un dialogo costruttivo con la Serbia per quanto concerne la lunga disputa territoriale. La recente visita del premier turco Recep Tayyp Erdogan a Prizren, in Kosovo, è un forte segnale di come Ankara sia sensibile alla questione serbo – kosovara, ma non solo.
Come affermato dallo stesso Erdogan durante il cerimoniale per il suo arrivo: “il Kosovo è nostro amico e nostro fratello”. Un legame, quello con la Turchia, basato perciò non solo sul piano prettamente politico e di interessi convergenti, ma anche culturale. La Turchia è stato tra i primi paesi ha riconoscere l’indipendenza del Kosovo e si è impegnata da subito nell’istaurare un legame forte con Pristina. Al margine dell’incontro, Erdogan ha tenuto a precisare come la cronica divisione tra Kosovo e Serbia mina la stabilità della regione e influisce in modo negativo sulle prospettive di crescita di entrambi gli attori regionali. Risulta perciò evidente come il ruolo di mediatore della Turchia possa divenire la chiave di volta per una risoluzione condivisa da i due paesi.
La Serbia, dal canto suo, in questo momento ha il compito di rispettare gli impegni presi con le Nazioni Unite, nei termini programmati in concerto con l’Unione Europea il 9 settembre scorso, nella prospettiva di armonizzare le relazioni con Pristina, in linea con i dettami stabiliti da Bruxelles per una futura adesione, che al momento risulta congelata. C’è però da sottolineare come il blocco nazionalista serbo non veda di buon occhio una mediazione turca con il Kosovo. La ragione principale è la partnership strategica di Ankara con Pristina, che rappresenta un significativo ostacolo per la Serbia nel potersi fidare della Turchia. In una recente intervista di un alto funzionario serbo si afferma come l’unico interlocutore accettabile per la Serbia rimane l’Unione Europea.
Per rilanciare l’immagine della Serbia, appunto ancora restia nel riconoscere formalmente lo stato kosovaro, il primo ministro Tadic si è recato giovedì 4 a Vukovar, in Croazia, che fu teatro nel 1991-95 di un cruento conflitto tra i due paesi. Uno storico gesto di riconciliazione poiché si tratta della prima visita alla città da parte di un capo di Stato serbo.
Gli interessi economici turchi in Serbia e Kosovo.
L’influenza turca in Kosovo è ormai assodata. La Turchia in questi anni ha impegnato in Kosovo forti investimenti sia nel settore finanziario che in quello delle infrastrutture. A conferma di ciò, lo stesso Erdogan ha ricordato durante l’incontro quanto sia importante la presenza delle aziende turche nel paese, citando come esempi quelli della Bechtel & Enka, impegnata nella costruzione dell'autostrada Morine-Merdar che fungerà da fulcro del sistema di trasporto nazionale del paese e della Limak, vincitrice nell’agosto scorso dell’appalto per rimodernare l’aeroporto internazionale di Pristina. Anche sul versante serbo la presenza turca comincia ad essere determinante per la crescita economica del paese. Come confermato dall’Agenzia turca per la Cooperazione Internazionale (TIKA) e dal ministro del lavoro turco Omer Dincer, la Turchia ha siglato 15 accordi economici con la Serbia. Inoltre lo scorso settembre è stato presentato un progetto per la creazione di un distretto industriale nella regione di Sanjak, con un contributo di Ankara pari a circa 30 milioni di euro, il che sta a dimostrare ancora una volta il forte impegno della politica estera turca nell’allargare la propria sfera di influenza.
L’ascesa della Turchia nella regione
Il ruolo della Turchia come mediatrice tra Kosovo e Serbia risulterebbe perciò decisivo, in un’ottica di ampio respiro internazionale, potendo contare su un rapporto consolidato con paesi come Russia e Cina, al momento restii a riconoscere la formale indipendenza kosovara. Proprio gli stretti legami tra Ankara con i due membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, potrebbero incidere nella direzione di un’apertura per una risoluzione congiunta tra tutti i maggiori attori internazionali sulla questione. La teoria “zero problem with neighbours” del ministro degli esteri Davutoglu si estenderebbe perciò anche alla regione balcanica, conferendo alla Turchia un ruolo da protagonista in campo internazionale. Ma la nuova strategia diplomatica turca nei Balcani evidenzia anche un altro aspetto: un crescente conflitto di interessi strategici tra UE e Ankara.
Luca Bellusci
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
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