La nuova politica di "appeacement" di Obama verso l'Iran
| GEOPOLITICA |
E’ di ieri la rivelazione del direttore del Guardians’ Washington, Ewen MacAskill, scondo cui Obama avrebbe inviato una lettera al Leader supremo iraniano, Khamenei, circa un mese prima delle elezioni presidenziali tenutesi il 12 giugno scorso, al fine di migliorare le relazioni con il paese e di risolvere la questione nucleare.
La Casa Bianca non ha negato l’esistenza di tale messaggio, inoltrato tramite l’Ambasciata Svizzera a Teheran che rappresenta gli interessi americani in Iran, di cui però non sono stati rivelati i contenuti nel dettaglio. Venerdì scorso, nel suo sermone diventato celebre in tutto il mondo per le delucidazioni in materia degli esiti sconvolgenti delle presidenziali iraniane e delle proteste ad esse annesse, il Leader supremo avrebbe brevemente menzionato il messaggio inviato da parte degli Stati Uniti, accusati di aver cospirato per delegittimare il voto.
Probabilmente lo scopo di Obama era quello di far intendere all’Iran, ed in particolare al Leader supermo, unico responsabile della politica estera del paese, di voler costruire un dialogo bilaterale al di là dell’esito elettorale. Solo così si spiega la reazione americana a seguito delle violente proteste scoppiate all’indomani della rivelazione dei risultati delle presidenziali, e non ancora terminate nonostante le 32 vittime confermate (184 secondo fonti non ufficiali) e i 403 arresti (1146 secondo fonti non ufficiali).
L’amministrazione Obama ha infatti adottato quella che è stata più volte definita la politica della “prudenza” nei confronti dell’Iran post-elettorale. E’ vero che sostenere troppo apertamente il rivale principale del presidente in carica, Mir Hossein Musavi, ispiratore della cosiddetta “Onda Verde”, avrebbe costruito un’arma a doppio taglio, facilmente utilizzabile dal Leader e dal governo Ahmadinejad in chiave cospirazionista, al fine di giustificare i problemi interni. Tuttavia blanda è stata la reazione americana rispetto a quella di alcuni dei principali paesi europei, tra cui Francia, Germania, Italia e Inghilterra. Da notare infatti che l’Inghilterra è divenuta il caprio espiatorio del regime, colpevole, soprattutto tramite la BBC Persian, di aver istigato gli iraniani alla rivolta ed ai comportamenti immortali.
Obama si era limitato, tre giorni dopo l'inizio degli scontri, ad affermare che era turbato dal proseguimento della violenza in Iran, ma che non era prudente, data la storia delle relazioni tra Iran e Stati Uniti, interferire nel merito della questione. Solo ieri, per la prima volta, in una conferenza stampa presso la Casa Bianca Obama ha criticato la repressione e la violenza della Repubblica Islamica per eliminare ogni forma di dissenso, e si è detto sconvolto dal trattamento dei prigionieri, nonché dalla morte di Neda, simbolo ormai della protesta iraniana. Ha inoltre affermato che alla fine i dimostranti risulteranno essere “dal giusto lato della storia” perchè sono alla ricerca della giustizia, e che accusare gli stranieri come capro espiatorio, “nel tentativo ovvio di distrarre la popolazione da ciò che sta veramente accadendo nel territorio iraniano”, è ormai una strategia obsoleta che non funziona più in Iran.
Obama ha concluso dicendo che gli sviluppi post-elettorali in Iran hanno danneggiato fortemente, lasciando pochi incoraggiamenti alla strategia di distensione con Teheran, che avevano lo scopo di sbloccare l’impasse internazionale in merito soprattutto alla questione nucleare.
Ecco dunque che, per l’ennesima volta, una questione di politica interna nella Repubblica Islamica, in questo caso le contestatissime elezioni presidenziali, assumono un carattere ed una rilevanza internazionale. Diventa quindi doppiamente significativo l’esito dello scontro interfazioso che ha spezzato l’élite clericale iraniana. Khamenei ha esteso per altri 5 giorni la scadenza per la ratifica ed il controllo da parte del Consiglio dei Guardiani del risultato elettorale. Nel frattempo le proteste e gli arresti continuano, così come continua quella sorta di attesa da parte di tutto il mondo.
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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