Libano: In migliaia in marcia per la laicità
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Shou tayiftak? Ma khassak! (Quale è la tua religione? Non sono fatti tuoi!). Ha dell’incredibile quello che è avvenuto in Libano domenica 25 Aprile quando all’incirca 5000 mila persone si sono unite al Lebanese Laique Pride, marciando per chiedere uno stato laico. Non tanto per i numeri, e non tanto per le reali possibilità di un cambiamento immediato ma per la sfida che questa marcia rappresenta per la società civile libanese.
“Non so se possono cambiare le cose ma non è questo che è importante” dice Alamedinne scrittore del libro “the Hakawati“ “Quello che è importante è che loro credono o sperono che questo possa accadere. In Libano si è abbandonata la speranza che le cose possano cambiare. Avere persone con questa speranza è quello che cambia le cose”.
In un paese dove l’identità nazionale è stata storicamente appannata dalle appartenenze settarie e confessionali, oggi un nuovo senso di appartenenza comune sembra essere possible.. “Continuamente ti viene chiesto a quale religione appartieni, ma noi vogliamo esere considerati solo come libanesi” dice Melanie Cremona, 16 anni.
E’ con il Patto Nazionale del 1943, che il funzionamento della democrazia nel martoriato paese dei cedri è subordinato al mantenimento degli equilibri fra le comunità religose. Da allora è infatti in piedi un sistema di condivisione del potere che distribuisce le cariche politche in base all’appartenenza religiosa. Così ad esempio, secondo un tacito accordo fra le parti, il Presidente deve essere maronita, il primo ministro un sunnita ed il presedinete del parlamento sciita e così via.
In Libano sono riconosciute 18 fazioni ufficiali e sono i leader di questi gruppi a determinare i diritti civili dei cittadini libanesi, non il governo. Ne segue che non tutti i gruppi religiosi hanno gli stessi diritti. Ad esempio i mussulmani non possono adottare bambini, i cristiani maroniti non possono divorziare e non sono permessi matrimoni tra appartenenti a religioni diverse. “We are for civil marriage, not for civil war” si legge sugli striscioni. Chiedono un codice civile che garantisca ugali diritti per tutti e il superamento di un sistema che spesso ha visto strumentalizzare le ideologie comunitarie per il perseguimento di interessi clienterali e e nella lotta per il potere. Non lontano è il ricordo di quelle devianze ideologiche dai toni fascisti, che durante i 15 anni di guerra civile hanno frantumato il paese in partiti, sette e fazioni causando più di 150.000 morti
La Marcia, organizzata da una donna di nome Kinda Hassan, è stata quasi intermanete lanciata tramite social network. L’evento sembrerebbe infatti essere partito da facebook e aver raggiungo in meno di 3 mesi più di 7000 partecipanti. Un ulteriore prova di come i social media, siano diventati soprattutto nel mondo arabo terreni di discussione, confronto e diffusione delle idee non poi così lontani da strade e piazze.
Scritto per noi da Elisa Piccioni
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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