L'informazione svanita. Anche sul web
| GEOPOLITICA |
C’è una domanda che non fa nessuno: perché gli italiani non leggono più i giornali? La risposta, quella fornita dagli editori e dalla politica, ormai è solo una: è colpa di Internet. Vero, ma solo in minima parte. In realtà Internet c’è ovunque e i giornali hanno sì subito una flessione, ma è nel nostro Paese che il tracollo si fa evidente.
Ancora più evidente che negli Usa dove al calo della vendita dei giornali si risponde con una maggiore offerta editoriale e tecnologica di mezzi alternativi di lettura. Tanto per fare un esempio l’ormai mitizzato iPad della Apple è principalmente un mezzo alternativo di lettura, e proprio al mercato editoriale è principalmente diretto.
Quindi, perché in Italia no?
C’è un dato storico, ovvero quello che gli italiani sono stati sempre uno dei popoli che leggono meno in tutta Europa. Ma c’è anche un altro dato per ora largamente sottovalutato. L’offerta di “oggetti leggibili” è estremamente bassa soprattutto se analizzati dal punto di vista qualitativo. E questa degenerazione si sta trasferendo anche sulla lettura in rete. C’è un dato, che potremmo considerare una media nazionale trasversale, ovvero il tempo di permanenza su una determinata pagina di un qualsiasi sito informativo: 1,45 minuti. Una manciata di secondi. Ci si ferma a titolo e sommario, poi si fugge vista la bassa qualità di approfondimento. I tempi medi di permanenza su un articolo su internet in Francia sono 4 volte maggiori. Negli Usa 5. Se confrontiamo i siti informativi francesi a quelli italiani (compresi quelli di citizen journalism che tradizionali) la differenza balza all’occhio. Completezza dell’informazione e qualità della scrittura: fra Italia e Francia il divario è impressionante.
Contemporaneamente però è aumentata del 30 per cento la vendita e la produzione di saggistica legata all’attualità. Ovvero, sia i giornali che internet non soddisfano le esigenze di lettura e di informazione degli italiani che si rivolgono ai libri per ottenere determinate informazioni.
In Italia si è abbandonato, e da tempo, il principio di “rivolgersi al lettore”, di scrivere tenendo conto delle esigenze del pubblico. Da almeno un decennio siamo davanti a due tendenze che, sinergiche fra loro, stanno cancellando di fatto il sistema informativo testuale. La scrittura è accessoria e l’approfondimento una perdita di tempo. Vale per i giornali, vale per le free press, vale per i siti web. Ma la scrittura e l’informazione approfondita non sono imballabili in un fast food.
Ormai la tendenza, anche sul piano commerciale, è quello dell’indicizzazione, dell’aggregazione degli articoli (che riportano solo un breve titolo e un abstract). Ci si ferma allo “strillo”, l’informazione si è trasformata a due righe su Twitter. Inchiesta, reportage, analisi: tutti reperti archeologici.
Invece di approfittare delle opportunità (sia sul piano del linguaggio che della diffusione) che i nuovi media e le nuove tecnologie offrono, la produzione informativa testuale si è adagiata su una strategia tipica di un Paese a libertà di informazione limitata. Si inonda il mercato di micro news, ridondanti, causali, quasi mai verificate e approfondite creando un effetto di riverbero che di fatto occulta l’informazione.
Questo aspetto, finora ben poco discusso, è forse la causa principale dell’allontanamento dei lettori dall’informazione sia su carta che digitale. I giornali vendono sempre di meno, i tempi di permanenza sulle notizie sul web sono sempre più brevi. E una società dove l’informazione diventa prerogativa di una piccola élite che frequenta librerie (anche queste sempre più simili a supermercati che a punti di distribuzione di cultura) è una società dalle libertà limitate.
scritto da Pietro Orsatti
fonte: Megachipdue
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
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