Mondo arabo in rivolta: il punto
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Ormai le notizie relative al fenomeno rivoluzionario del mondo arabo si inseguono a distanza di pochi minuti l'una dall'altra. In questo mare di informazione risulta complesso poter tirare le somme di quanto accaduto e di quanto potrebbe accadere. Ci si trova quasi bloccati in un virtuale limbo mediatico, dove tutto quello che serve sapere è ciò che accade in real time, perdendo la concezione di tutto il resto, forse la parte più importante.
La "bomba" tunisina è detonata spingendo le proprie scaglie rivoluzionarie nei paesi limitrofi, quasi fosse contagiosa. Ma a distanza di circa due mesi, cosa accade ora in Tunisia? Che fine hanno fatto le proteste in Marocco, Algeria, Bahrain, Oman, Yemen, Egitto, Kurdistan, Giordania...
In Tunisia la situazione verte in un sostanziale status quo. Il governo provvisorio, presieduto dall'ex ministro del governo Bourghiba Fouad Mebazaa, ha fissato la data per le prossime elezioni per il 24 luglio 2011. Il contesto politico sociale però rimane incerto. Continuano le proteste in molte località del paese e un nuovo comitato sta lavorando per redigere una nuova costituzione che rispecchi la volontà del popolo. La scorsa settimana sono morte cinque persone durante una manifestazione repressa dalla polizia. Nuove rivelazioni sul "tesoro" di Ben Ali, custodito nel palazzo di Sidi Dhrif, a Sidi Bou Said. Le ha fatte Abdelfattah Amor, presidente della Commissione di inchiesta sulle malversazioni e la corruzione, nel corso di una conferenza stampa. Si tratta di un conto estero per un ammontare di oltre 27 milioni di dollari Usa, aperto il 22 marzo 2010. Altre importanti somme di denaro erano in libretti di risparmio intestati a Leila Ben Ali, Halima Ben Ali e Mohamed Zine El Abidine Ben Ali.
L'Algeria, dopo una fase iniziale caratterizata da proteste organizzate dai principali movimenti di opposizione, è sprofondata nel silenzio mediatico. La situazione algerina è sicuramente quella più complessa allo stato attuale. Il governo detiene un potere assoluto ed è gestito in maniera diretta dall'establishment militare, sovvenzionata anche da paesi europei come Francia e Italia. Le difficoltà nell'organizzare una strutturata opposizione sono riconducibili alla dura repressione del governo che, attraverso organizzazioni paramilitari, reprimono qualsiasi forma di dissenso etichettandola come un pericolo di derivazione islamica o terroristica. Il paese rimane praticamente isolato dalla comunità internazionale.
Il Marocco rappresenta una realtà isolata in questo momento, seppure ci sono stati diversi morti e feriti durante le manifestazioni durante il mese di febbraio. Il re Mohammed VI ha annunciato la più grande revisione costituzionale del Marocco. L'ultima riforma era stata introdotta nel 1996 e già allora risultò come una delle costituzioni più complete tra i paesi arabi del Maghreb. Mohammed VI ha annunciato la prossima formazione di una commissione ad hoc per la "revisione della Costituzione", la cui presidenza è stata affidata al costituzionalista marocchino Abdeltif Menouni. Questi dovrà presentare al re, entro giugno, le proposte di riforme della Costituzione.
L'Egitto sta lentamente riprendendo la normalità. I pericoli ora sono di una potenziale guerra confessionale tra cristiano copti e musulmani. La miccia questa volta è stata la chiesa data alle fiamme nella cittadina di Atfih, a sud del Cairo, dopo una faida famigliare per una amore impossibile fra un giovane copto e una ragazza musulmana. Da giorni migliaia di copti manifestano davanti alla televisione pubblica al Cairo e nella nottata di ieri sono esplosi gli scontri a Moqattam, quartiere estremamente povero del Cairo, abitato dagli zabbalin, che si dedicano alla raccolta dei rifiuti. Il bilancio ufficiale, fornito dal ministero della sanità, è di 13 morti e di 140 feriti. I Fratelli Musulmani hanno accusato il partito dell'ex presidente Mubarak, il Partito Nazionale Democratico (Pnd) e la Sicurezza di Stato, il servizio investigativo del ministero dell'interno, di essere all'origine degli scontri tra copti e musulmani. Analoga accusa è venuta da un sito copto secondo il quale un informatore dei servizi della Sicurezza dello Stato avrebbe aizzato gli abitanti di Atfhi ad appiccare il fuoco alla locale chiesa.
Proseguono intanto le proteste negli altri paesi arabi. In Bahrain, Oman e Yemen le popolazioni sono costantemente in azione al fine di ottenere maggiori opportunità lavorative e il riconoscimento dei diritti civili. Anche in Giordania, Siria e Kurdistan iracheno ci sono state proteste represse duramente dalla polizia.
Quale sarà il futuro di questi paesi rimane ancora difficile da ipotizzare. Intanto la Commissione europea ha stanziato 4 miliardi di euro di aiuti per i paesi partner del Nord Africa e Medio Oriente, una cifra che include 240 milioni di euro per la Tunisia e 445 milioni di euro per l'Egitto. E' quanto emerge dalla comunicazione di Bruxelles sul nuovo piano per una ''partnership per la democrazia e una prosperità condivisa con il Sud del Mediterraneo'', discussa in questi giorni dall'esecutivo Ue.
Sul fronte delle istituzioni finanziarie, la Banca europea d'investimenti, dietro approvazione da parte del Consiglio Ue, potrebbe arrivare a finanziare progetti nella regione per un totale di 6 miliardi di euro nei prossimi tre anni. Reinvestendo precedenti ricavi della Bei, sarebbe possibile poi aggiungere 120 milioni di euro ora e 200 milioni entro il 2013. La Commissione europea sostiene inoltre una possibile estensione del mandato della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo nella regione.
Inoltre, per affrontare la situazione nella regione a breve termine, l'Unione europea ha stanziato 30 milioni di euro per gli aiuti umanitari, ai confini della Libia con Tunisia ed Egitto. Bruxelles è pronta a mobilitare i fondi ad hoc per le emergenze rifugiati e ai confini esterni, per un ammontare di 25 milioni di euro. Mentre alla Tunisia ha offerto 17 milioni di euro per organizzare le elezioni.
Luca Bellusci - Geoinformazione
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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