New York: molte domande, poca fiducia
| GEOPOLITICA |
Il disastro che è accaduto lo conosciamo, inutile aggiungere altre chiacchiere a quelle - superflue e talvolta stomachevoli - che tutti, ma proprio tutti, stanno facendo. Non saremo mai veramente certi di cosa è accaduto realmente ieri, 11 settembre 2001.
Preferisco dare voce - non perché la condivida, ma per sottolinearne la particolarità - ad un'opinione che serpeggia fra conoscenti e sconosciuti, parole raccolte al telefono e nelle sale tv dei bar.
Al di là dell'oculatezza di tali affermazioni - non spetta a me sostenerle o smentirle - è senz'altro degno di nota il fatto che si comincia a non credere più aprioristicamente alle versioni ufficiali diffuse dai media e dagli organismi governativi.
Forse troppi film hanno ipotizzato i più abietti giochi di potere a carico della povera gente, anche se a volte queste pellicole non hanno fatto altro che preannunciare - o descrivere - quanto poi è effettivamente accaduto.
Fatto sta che non si crede alle accuse fatte a Palestinesi e Talebani, o per lo meno non si crede alla totale ignoranza degli organismi governativi statunitensi su quanto stava per accadere.
E' un'affermazione atroce, verissimo; eppure, per amore di verità, è opportuno ricordare che la stessa storia dell'Uomo è disseminata di egoismi, pazzie, genocidi a volte a carico di alleati, connazionali, gente che condivideva gli stessi ideali di chi li ha poi assassinati. Possiamo condannare chi dubita?
Sì, comprendo le perplessità delle persone che ho incontrato ieri. Eppure voglio sperare che il genere umano segua un'evoluzione disseminata - è logico - di battute d'arresto, ma inesorabilmente volta verso una sempre maggiore armonia.
Nell'era di Echelon - la rete spionistica governativa globale che controlla fax, telefoni, cellulari, e-mail e qualsiasi altra forma di comunicazione - riesce davvero difficile credere che il governo USA non sapesse, forse a causa dell'incessante propaganda prodotta nel corso di decenni a sostegno della potenza e dell'invulnerabilità di questa superpotenza.
Tutte chiacchiere? E' più che probabile; ma nonostante questo il sospetto permane e dimostra che nella mentalità delle persone qualcosa sta cambiando.
Sono in molti a credere che Bush - a prescindere da ciò che si dice sui suoi presunti legami con i "big" delle armi e del petrolio e sulla sua forte volontà di rilanciare il progetto dello scudo spaziale - conoscesse quanto stava per accadere e non v'è dubbio che - sempre secondo queste opinioni - lui ed i suoi amici abbiano parecchio da guadagnare da quanto è accaduto.
Ricordiamo, però, che lo stato americano non è Bush in prima persona... stiamo parlando - ricordiamolo - di un universo composto da centinaia o migliaia di persone potentissime. In questo senso il sospetto che attribuisce al Presidente una qualche pre-conoscenza di quanto è accaduto mi sembra rispondere ad una visione quantomeno parziale.
"E' vero - ho sentito dire - attualmente la sua immagine è crollata, ma Bush sta per contrattaccare e sono sicuro che ben presto sarà il beniamino di tutto il mondo occidentale. Provo sollievo nel pensare che la reazione del governo statunitense sarà guidata più dagli interessi economici che dalla pura vendetta... altrimenti correrei al supermercato a fare scorta di acqua e scatolette."
E' questo, quindi, un pensiero generato dalla paura? Direi senz'altro di sì, anche se ritengo che qualsiasi punto interrogativo sia degno di essere preso in esame. Di più, a mio avviso, nessuno di noi può capire; e le domande senza risposta, in effetti, per il momento sono tante:
- Perché nessuno ha rivendicato l'attentato? Conosciamo tutti con quanto orgoglio il medio Oriente sottolinei le proprie azioni.
- Come è possibile che nell'era dell'elettronica, del controllo a distanza, dello spionaggio più avanzato, un commando possa organizzare impunemente un gesto così complesso e dai mille elementi aleatori?
- Com'è possibile impossessarsi di sette-otto aerei di linea e scagliarli a ben quaranta minuti di distanza sugli obiettivi prescelti? Nell'epoca dei radar? Nell'epoca dei caccia dotati di missili aria-aria? Nell'epoca di Echelon? Si possono capire i primi due attentati, separati da appena diciotto minuti... ma il terzo?
- Ma soprattutto ed ancora una volta: com'è possibile che il più grande potere mondiale fosse completamente all'oscuro della cosa?
Domande legittime, tanto è vero che tutti se le stanno facendo ed a molti appare evidente il coinvolgimento di un qualche stato nell'organizzazione dell'attentato. Ma avremo mai una risposta? E, in fondo, compete a noi il ruolo di avere risposte?
Non credo che sia mai stato così, mi auguro solamente che le persone alle quali abbiamo delegato il potere di governare lo usino nel migliore dei modi.
Piuttosto che pormi quesiti irrilevanti (perché non avrò mai una risposta da poter accettare con la pace nel cuore) preferisco fare quello che posso, cioè soffrire insieme a chi oggi ha davvero molti e validi motivi per piangere; non sono un masochista, ma cerco di apprezzare fino in fondo il tempo che ci lasciamo sfuggire meschinamente fra le dita, conducendo un'esistenza separata - fisicamente e spiritualmente - dai nostri fratelli.
Ed ora preghiamo... preghiamo con tutte le forze di poter continuare a goderci i vecchi problemi di tutti i giorni.
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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Ma davverò credete che giuliano e st...
Dovrebbe emergere con estrema chiarez...