Risorse Energetiche: Rifkin, con idrocarburi rischiamo estinzione specie umana
| GEOPOLITICA |

Una nuova inchiesta di DLN questa volta ci porterà ad approfondire le tematiche legate alle risorse energetiche e alla politica globale. Il riscaldamento della terra dovuto all'utilizzo degli idrocarburi rischia di fare estinguere il genere umano. L'economista americano Jeremy Rifkin lo afferma in occasione di un convegno della Cgil sui temi energetici.
"Devo darvi una cattiva notizia -dice Rifkin- noi siamo nei guai. Non ne sono sicuro ma ho il sospetto che potremo essere vicini all'estinzione della specie umana. Lo so che molte visioni catastrofiche sono state smentite ma se continueremo ad utilizzare il petrolio come unica fonte energetica credo che l'estinzione del genere umano sia possibile".
"Non possiamo continuare a consumare combustibili fossili dell'era giurassica, che ogni volta che aumenta il prezzo del petrolio automaticamente raddoppia o triplica quello del grano, dell'orzo e dei cereali e conseguentemente milioni di persone hanno problemi di carestia", spiega l'economista.
Una lucida analisi, quella di Rifkin, che si allaccia alla crescente preoccupazione dovuta alla crisi economica che sta colpendo in maniera indiscriminata tutti i paesi industrializzati. Il problema delle risorse energetiche è un tema che sarà sempre più presente nell'agenda politica degli stati, ed il relativo approvigionamento è già divenuto argomento di bagarre diplomatica.
"Ogni volta che riparte l'economia ripartono anche i prezzi del petrolio. E' un periodo molto pericoloso per la nostra storia ma anche una grande opportunità per cambiare e utilizzare fonti energetiche diverse perché vento, sole ci sono in tutti i Paesi e anche gli scarti agricoli e i rifiuti sono in grado di produrre energia", conclude Rifkin.
Perciò meno dipendenza dal petrolio, più energia da fonti alternative, in particolare dal sole e dall'atomo. Così potrebbe essere riassunta la svolta che presto potrebbe radicalmente cambiare la politica energetica del paese più ricco al mondo per riserve petrolifere, l'Arabia Saudita, ma che oggi si trova davanti a un bivio:
Continuare a basare il proprio sviluppo sull'estrazione del greggio, rischiando tra pochi anni di non poter garantire i livelli di export attuali, oppure avviare nuovi progetti per differenziare le proprie fonti d'approvvigionamento e "proteggere" le riserve petrolifere da ulteriori speculazioni.
La questione, riporta il sito web dell'emittente Financial Times, è vitale per l'economia del paese del Golfo. Un recente rapporto governativo indica che nei prossimi 17 anni il fabbisogno energetico della popolazione saudita quasi triplicherà, passando da 3,2 milioni di barili al giorno a 8 milioni, che è pressapoco il dato della produzione attuale. Il rischio è che la maggior parte delle risorse debba essere destinato al mercato interno, riducendo le esportazioni di greggio sulle quali il paese ha finora fondato la sua ricchezza.
"Le esportazioni di petrolio e la crescita economica saranno frenate se non ci sarà un incremento di energia prodotta da altre fonti", ha affermato Hashim Yamani, presidente della Città di re Abdullah per l'Energia atomica e rinnovabile.
La strategia di Riad di diversificare le fonti d'approvvigionamento energetico risponde quindi alla crescente domanda interna. Negli ultimi mesi i vertici di Riad hanno discusso con Mosca la firma di un progetto di accordo di cooperazione per lo sviluppo di energia nucleare a scopi civili.
Continua...
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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