Tom Cholmondeley: l’uomo al di sopra di ogni legge- Parte prima
| GEOPOLITICA |
Sono lieta di ospitare di nuovo, a Dentro la Notizia, un amico che di tanto in tanto ci invia degli interessantissimi articoli riguardanti la difficile situazione geopolitica dell'Africa, in questo caso del Kenia. Fulvio Beltrami è un operatore umanitario che vive da anni in Africa con la sua famiglia.Tomhas Gilbert Cholmondeley, per gli amici Tom, cittadino Keniota, e’ un quarantenne dal fisico atletico ed attraente. Conduce un ranch di famiglia, e’ fidanzato, ama la caccia, i safary, i rally e ha una visione tutta sua dell’Africa.
Tom non e’ pero’ un uomo qualunque. Prima di tutto e’ bianco, e se non bastasse e’ un Lord di origini
britanniche, nipote di Lord Delamere fondatore di una delle piu’ antiche famiglie di latifondisti inglesi installatasi in Kenya verso la fine del 1800 grazie al programma di colonizzazione voluto dalla Sua Maesta’ nei suoi territori d’oltremare, come direbbero i francesi.
Il ranch di famiglia ha un’estensione di 55.000 ettari ed e’ collocato nel distretto di Nakuru. Oltre alle
attivita’ agricole il ranch include un vasto parco privato pieno di animali selvatici ideato come riserva di caccia per la famiglia.
Il ranch dei Delamere fa parte della famosa “Happy Valley” (la vallata felice) fondata durante il periodo coloniale da un gruppo di aristocratici inglesi che si intallarono attorno al Lago Naivasha, al Wanjohi River Valley e sull’altopiano Aderbare Mountains, creando immensi latifondi. Una terra spettacolare, da mozzafiato, dove e’ stato girato il famoso film holliwodiano “La mia Africa”.
10 maggio 2006: il giorno della tragedia.
Il 10 maggio 2006 Lord Cholmondeley, mentre i suoi “indigeni” lavorano nel suo latifondo aumentando le sue ricchezze, decide di fare una passeggiata nelle sua tenuta assieme al suo amico Carl Tundo, un improvvisato campione di rally appartenente ad una famiglia inglese di modeste origini.
L’obiettivo di Lord Cholmondeley e’ quello di individuare il posto migliore per costruire una villa, futura alcova dove passera’ la sua vita assieme alla sua adorata fidanzata, Miss Sally Dudmesh, 47 anni, famosa designer di gioielli d’alta moda venduti a minimo 2.000 dollari al pezzo. La futura coppia felice si e’ incontrata nel 1998 durane un trekking in Mongolia.
Nello stesso momento un manovale, Robert Njoya 37 anni, assieme a due suoi amici Peter Gichuhi Njuguna e Joseph Kamau Muthoni e’ entrato illegalmente nel parco privato. I tre, armati di archi e freccie ed accompagnati da alcuni cani, stanno cacciando di frodo nella riserva di caccia dei Delamere. Non stanno cercando elefanti per massacrarli ed impossessarsi delle loro preziose zanne d’avorio. Stanno semplicemente cercando qualche gazzella per poter nutrire le loro famiglie.
I due gruppi si incontrano e Lord Cholmondeley (secondo la sua versione) apre il fuoco con il fucile,
portato con sè per difendersi dai bufali selvaggi, contro i cani lanciategli contro da Njoya e i suoi amici, abbattendoli. I tre cacciatori di frodo si danno alla fuga ma una seconda arma apre il fuoco e Njoya viene erroneamente ma mortalmente colpito alla schiena.
Lord Cholmondeley presta immediato soccorso alla vittima. Lo porta all’ospedale utilizando la sua assicurazione sanitaria per coprire le spese mediche.
Putroppo Njoya muore dopo qualche ora. Lord Cholmondeley contatta subito la polizia, spiegando i
tragici avvenimenti e sottoponendosi volontariamente all’arresto .
Iniziano le indagini preliminari mentre Lord Cholmondeley rimane in custodia presso il carcere di massima sicurezza: Kamiti Maximum Prison per tutto la durata delle indagini e del processo, iniziato nel settembre dello stesso anno.
8 maggio 2009 fase finale del processo.
Venerdi 8 maggio 2009 il processo contro Lord Cholmondeley sospettato di omicidio colposo entra nella sua fase finale. Il tribunale che deve emettere il verdetto, presso l’Alta Corte di Giustizia di Nairobi e’ presieduto da Giudice della Repubblica Muga Apondi.
Nell’aula piena di fotografi e telecamere, assieme ad uno sostanzioso pubblico, sono presenti la famiglia Delamere, la findanzata di Lord Cholmondeley e la moglie della vittima, la signora Serah Njoya rimasta vedova con quattro figli.
Il processo durato tre anni, e’ uno tra i piu’ importanti e policamente sensibili processi svoltesi nell’ultimo decennio in Kenya. Non si tratta di decidere se Tom e’ colpevole o no di omicidio colposo ma di decidere se un rampollo dell’aristocrazia bianca Kenyota, puo’ o meno sottostare alla legge
destinata ai comuni cittadini.
Lord Cholmondeley entra nella sala del tribunale accompagnato da due poliziotti. Vestito
Impeccabilmente, rimmarra’ per tutta la seduta in piedi alla barra degli imputati come una statua di
marmo con lo sguardo fiero rivolto verso l’alto. Nel suo volto non traspare il minimo sentimento, solo l’antica imperturbabile sicurezza d’appartenere ad un elite intoccabile e un leggero disgusto, abilmente interiorizzato, nel vedersi giudicato da quelli che sono stati fino a quaranta anni fa gli “indigeni” della Corona Brittannica.
Il Giudice della Repubblica Muga Apondi apre la seduta affermando che la Corte rifiuta la tesi della difesa impostata sulla presenza di una seconda arma da fuoco che avrebbe ucciso Robert Njoya, mentre Lord Cholmondeley stava abbattendo i cani. Nessuna prova balistica supporta questa tesi e l’arma utilizzata per abbattere i cani e’ la stessa che ha ucciso Njoya.
Il Giudice rifiuta anche il rapporto medico indipendente di post mortem del Dr. Gachie, assunto dalla difesa, condotto sul corpo della vittima e presentato alla corte. Questo rapporto tendeva dimostrare che Njoya era stato colpito da un’arma di calibro e potenza di fuoco superiore a quella utilizzata da Lord Cholmondeley, provocando la morte immediata. Il fatto che la vittima non e’ morta sul colpo ma dopo quanche ora a causa di una emoragia interna contraddice questo rapporto medico e conferma quello ufficiale, escludendo definitivamente la presenza di una seconda arma. Quindi Lord Cholmondeley e’ il solo autore dell’omicidio.
Tuttavia, continua il Giudice, la Corte dopo aver esaminato il comportamento dell’imputato subito dopo aver compiuto il crimine, decide di non imputare a Lord Cholmondeley l’accusa di omicidio colposo ma l’accusa di omicidio involontario a seguito di un’atto di autodifesa spropositato rispetto alla minaccia rappresentata dai cani lanciati contro di lui. La decisione della Corte e’ motivata dal fatto che l’imputato ha prestato immediatamente i primi soccorsi alla vittima, portandola all’ospedale nel tentativo di salvarle la vita, coprendo personalmente le spese mediche e volontariamente consegnandosi alle forze dell’ordine.
Considerando che il capo d’accusa ora e’ cambiato la Corte rinvia l’udienza al fine di poter emettere il
verdetto finale.
Lord Chlnondeley viene scortato dai due poliziotti fuori dall’aula e riportato nel carcere di massima
sicurezza in attesa di conoscere il suo futuro.
La famiglia Delamere e l’avvocato incaricato per la difesa, Fred Ojiambo, tirano un profondo respiro di sollievo. L’annullazione del primo capo d’accusa, omicidio colposo, trasformato in omicidio involontario, evitera’ al loro rampollo la sentenza di morte. In Kenya e’ tutt’ora in vigore la sentenza di morte per impiccagione per i reati di omicidio colposo. Al contrario per i reati di omicidio involontario e’ prevista come pena massima l’ergastolo a vita, non specificando pero’ quale sia la pena minima.
La vedova Njoya, intervistata all’uscita dell’aula, esprime soddisfazione che l’assassino di suo marito sia stato riconosciuto colpevole ed e’ contenta che gli sia stata risparmiata la pena di morte perche’ conosce la terribile sofferenza di chi perde un proprio caro. “Non voglio che la famiglia Delamere soffra quello che ho sofferto io. Voglio solo che giustizia sia fatta”, sono le sue parole conclusive alla breve intervista.
15 maggio 2009: il verdetto.
Venerdi 15 maggio 2009 il processo svolge al termine. In aula c’e’ una grande attesa sul verdetto che pronuncera’ il Giudice Muga Apondi. Una numerosa folla di cittadini si e’ radunata davanti all’Alta Corte di Giustizia, sorvegliata discretamente dalla polizia.
Lord Cholmondeley e’ condannato alla pena di otto mesi di prigione per l’omicidio involontario di Robert Njoya! Il Giudice non ritiene di sua competenza sentenziare un risarcimento finanziario alla famiglia Njoya e consiglia la vedova di aprire eventualmente una causa civile contro Lord Cholmondeley.
Il Giudice Apondi motiva questa incredibile sentenza affermando che il Lord non aveva alcuna intenzione di uccidere. “Si e’ trattato di un terribile incidente ed e’ evidente che l’imputato prova un grande rimorso per l’accaduto. Imponendo una pena leggera, Lord Cholmondeley avra’ la possibilita’ di riflettere sulla sua vita e di cambiare il suo comportamento” dichiara alla stampa il Giudice.
Un sorriso sarcastico affiora sul viso del Lord che esultante urla: “Giustizia e’ stata fatta!”. La famiglia Delamere tra lacrime di gioia, esulta mentre la vedova Njoya abbandona il tribunale mortificata e moralmente insultata. La folla radunatasi fuori protesta violentamente contro questa sentenza scandendo lo slogan: “The Butcher of Naivasha” (il carnefice di Naivasha). La polizia riceve l’ordine di caricare e disperdere i manifestanti.
La pubblica accusa rappresentanta dall’avvocato Keriako Tobiko commenta: “Questa sentenza e’ inaccettabile e getta una profonda ombra sull’indipendenza del nostro sistema giudiziario.
Non e’ la prima volta che Cholmondeley e’ imputato di omicidio. Un anno prima di questa tragedia l’imputato aveva ucciso un ranger del Kenya Wildlife Service, Samson Sisina, sospettato dal Lord di cacciare illegalmente gli animali selvaggi all’interno della sua proprieta’. I
l primo processo si e’ concluso senza una condanna a causa di un cavillo giuridico creato ad hoc. Ora, non potendo piu’ proteggere questo individuo pluri omicida, si emana una sentenza che non e’ commisurabile con la gravita’ del crimine. Otto mesi sono un insulto alla giustizia.
Se non fosse stato un’aristrocratico la sua sorte sarebbe stata sicuramente diversa”.
Tom non e’ pero’ un uomo qualunque. Prima di tutto e’ bianco, e se non bastasse e’ un Lord di origini
britanniche, nipote di Lord Delamere fondatore di una delle piu’ antiche famiglie di latifondisti inglesi installatasi in Kenya verso la fine del 1800 grazie al programma di colonizzazione voluto dalla Sua Maesta’ nei suoi territori d’oltremare, come direbbero i francesi.
Il ranch di famiglia ha un’estensione di 55.000 ettari ed e’ collocato nel distretto di Nakuru. Oltre alle
attivita’ agricole il ranch include un vasto parco privato pieno di animali selvatici ideato come riserva di caccia per la famiglia.
Il ranch dei Delamere fa parte della famosa “Happy Valley” (la vallata felice) fondata durante il periodo coloniale da un gruppo di aristocratici inglesi che si intallarono attorno al Lago Naivasha, al Wanjohi River Valley e sull’altopiano Aderbare Mountains, creando immensi latifondi. Una terra spettacolare, da mozzafiato, dove e’ stato girato il famoso film holliwodiano “La mia Africa”.
10 maggio 2006: il giorno della tragedia.
Il 10 maggio 2006 Lord Cholmondeley, mentre i suoi “indigeni” lavorano nel suo latifondo aumentando le sue ricchezze, decide di fare una passeggiata nelle sua tenuta assieme al suo amico Carl Tundo, un improvvisato campione di rally appartenente ad una famiglia inglese di modeste origini.
L’obiettivo di Lord Cholmondeley e’ quello di individuare il posto migliore per costruire una villa, futura alcova dove passera’ la sua vita assieme alla sua adorata fidanzata, Miss Sally Dudmesh, 47 anni, famosa designer di gioielli d’alta moda venduti a minimo 2.000 dollari al pezzo. La futura coppia felice si e’ incontrata nel 1998 durane un trekking in Mongolia.
Nello stesso momento un manovale, Robert Njoya 37 anni, assieme a due suoi amici Peter Gichuhi Njuguna e Joseph Kamau Muthoni e’ entrato illegalmente nel parco privato. I tre, armati di archi e freccie ed accompagnati da alcuni cani, stanno cacciando di frodo nella riserva di caccia dei Delamere. Non stanno cercando elefanti per massacrarli ed impossessarsi delle loro preziose zanne d’avorio. Stanno semplicemente cercando qualche gazzella per poter nutrire le loro famiglie.
I due gruppi si incontrano e Lord Cholmondeley (secondo la sua versione) apre il fuoco con il fucile,
portato con sè per difendersi dai bufali selvaggi, contro i cani lanciategli contro da Njoya e i suoi amici, abbattendoli. I tre cacciatori di frodo si danno alla fuga ma una seconda arma apre il fuoco e Njoya viene erroneamente ma mortalmente colpito alla schiena.
Lord Cholmondeley presta immediato soccorso alla vittima. Lo porta all’ospedale utilizando la sua assicurazione sanitaria per coprire le spese mediche.
Putroppo Njoya muore dopo qualche ora. Lord Cholmondeley contatta subito la polizia, spiegando i
tragici avvenimenti e sottoponendosi volontariamente all’arresto .
Iniziano le indagini preliminari mentre Lord Cholmondeley rimane in custodia presso il carcere di massima sicurezza: Kamiti Maximum Prison per tutto la durata delle indagini e del processo, iniziato nel settembre dello stesso anno.
8 maggio 2009 fase finale del processo.
Venerdi 8 maggio 2009 il processo contro Lord Cholmondeley sospettato di omicidio colposo entra nella sua fase finale. Il tribunale che deve emettere il verdetto, presso l’Alta Corte di Giustizia di Nairobi e’ presieduto da Giudice della Repubblica Muga Apondi.
Nell’aula piena di fotografi e telecamere, assieme ad uno sostanzioso pubblico, sono presenti la famiglia Delamere, la findanzata di Lord Cholmondeley e la moglie della vittima, la signora Serah Njoya rimasta vedova con quattro figli.
Il processo durato tre anni, e’ uno tra i piu’ importanti e policamente sensibili processi svoltesi nell’ultimo decennio in Kenya. Non si tratta di decidere se Tom e’ colpevole o no di omicidio colposo ma di decidere se un rampollo dell’aristocrazia bianca Kenyota, puo’ o meno sottostare alla legge
destinata ai comuni cittadini.
Lord Cholmondeley entra nella sala del tribunale accompagnato da due poliziotti. Vestito Impeccabilmente, rimmarra’ per tutta la seduta in piedi alla barra degli imputati come una statua di
marmo con lo sguardo fiero rivolto verso l’alto. Nel suo volto non traspare il minimo sentimento, solo l’antica imperturbabile sicurezza d’appartenere ad un elite intoccabile e un leggero disgusto, abilmente interiorizzato, nel vedersi giudicato da quelli che sono stati fino a quaranta anni fa gli “indigeni” della Corona Brittannica.
Il Giudice della Repubblica Muga Apondi apre la seduta affermando che la Corte rifiuta la tesi della difesa impostata sulla presenza di una seconda arma da fuoco che avrebbe ucciso Robert Njoya, mentre Lord Cholmondeley stava abbattendo i cani. Nessuna prova balistica supporta questa tesi e l’arma utilizzata per abbattere i cani e’ la stessa che ha ucciso Njoya.
Il Giudice rifiuta anche il rapporto medico indipendente di post mortem del Dr. Gachie, assunto dalla difesa, condotto sul corpo della vittima e presentato alla corte. Questo rapporto tendeva dimostrare che Njoya era stato colpito da un’arma di calibro e potenza di fuoco superiore a quella utilizzata da Lord Cholmondeley, provocando la morte immediata. Il fatto che la vittima non e’ morta sul colpo ma dopo quanche ora a causa di una emoragia interna contraddice questo rapporto medico e conferma quello ufficiale, escludendo definitivamente la presenza di una seconda arma. Quindi Lord Cholmondeley e’ il solo autore dell’omicidio.
Tuttavia, continua il Giudice, la Corte dopo aver esaminato il comportamento dell’imputato subito dopo aver compiuto il crimine, decide di non imputare a Lord Cholmondeley l’accusa di omicidio colposo ma l’accusa di omicidio involontario a seguito di un’atto di autodifesa spropositato rispetto alla minaccia rappresentata dai cani lanciati contro di lui. La decisione della Corte e’ motivata dal fatto che l’imputato ha prestato immediatamente i primi soccorsi alla vittima, portandola all’ospedale nel tentativo di salvarle la vita, coprendo personalmente le spese mediche e volontariamente consegnandosi alle forze dell’ordine.
Considerando che il capo d’accusa ora e’ cambiato la Corte rinvia l’udienza al fine di poter emettere il
verdetto finale.
Lord Chlnondeley viene scortato dai due poliziotti fuori dall’aula e riportato nel carcere di massima
sicurezza in attesa di conoscere il suo futuro.
La famiglia Delamere e l’avvocato incaricato per la difesa, Fred Ojiambo, tirano un profondo respiro di sollievo. L’annullazione del primo capo d’accusa, omicidio colposo, trasformato in omicidio involontario, evitera’ al loro rampollo la sentenza di morte. In Kenya e’ tutt’ora in vigore la sentenza di morte per impiccagione per i reati di omicidio colposo. Al contrario per i reati di omicidio involontario e’ prevista come pena massima l’ergastolo a vita, non specificando pero’ quale sia la pena minima.
La vedova Njoya, intervistata all’uscita dell’aula, esprime soddisfazione che l’assassino di suo marito sia stato riconosciuto colpevole ed e’ contenta che gli sia stata risparmiata la pena di morte perche’ conosce la terribile sofferenza di chi perde un proprio caro. “Non voglio che la famiglia Delamere soffra quello che ho sofferto io. Voglio solo che giustizia sia fatta”, sono le sue parole conclusive alla breve intervista.
15 maggio 2009: il verdetto.
Venerdi 15 maggio 2009 il processo svolge al termine. In aula c’e’ una grande attesa sul verdetto che pronuncera’ il Giudice Muga Apondi. Una numerosa folla di cittadini si e’ radunata davanti all’Alta Corte di Giustizia, sorvegliata discretamente dalla polizia.
Lord Cholmondeley e’ condannato alla pena di otto mesi di prigione per l’omicidio involontario di Robert Njoya! Il Giudice non ritiene di sua competenza sentenziare un risarcimento finanziario alla famiglia Njoya e consiglia la vedova di aprire eventualmente una causa civile contro Lord Cholmondeley. Il Giudice Apondi motiva questa incredibile sentenza affermando che il Lord non aveva alcuna intenzione di uccidere. “Si e’ trattato di un terribile incidente ed e’ evidente che l’imputato prova un grande rimorso per l’accaduto. Imponendo una pena leggera, Lord Cholmondeley avra’ la possibilita’ di riflettere sulla sua vita e di cambiare il suo comportamento” dichiara alla stampa il Giudice.
Un sorriso sarcastico affiora sul viso del Lord che esultante urla: “Giustizia e’ stata fatta!”. La famiglia Delamere tra lacrime di gioia, esulta mentre la vedova Njoya abbandona il tribunale mortificata e moralmente insultata. La folla radunatasi fuori protesta violentamente contro questa sentenza scandendo lo slogan: “The Butcher of Naivasha” (il carnefice di Naivasha). La polizia riceve l’ordine di caricare e disperdere i manifestanti.
La pubblica accusa rappresentanta dall’avvocato Keriako Tobiko commenta: “Questa sentenza e’ inaccettabile e getta una profonda ombra sull’indipendenza del nostro sistema giudiziario.
Non e’ la prima volta che Cholmondeley e’ imputato di omicidio. Un anno prima di questa tragedia l’imputato aveva ucciso un ranger del Kenya Wildlife Service, Samson Sisina, sospettato dal Lord di cacciare illegalmente gli animali selvaggi all’interno della sua proprieta’. I
l primo processo si e’ concluso senza una condanna a causa di un cavillo giuridico creato ad hoc. Ora, non potendo piu’ proteggere questo individuo pluri omicida, si emana una sentenza che non e’ commisurabile con la gravita’ del crimine. Otto mesi sono un insulto alla giustizia.
Se non fosse stato un’aristrocratico la sua sorte sarebbe stata sicuramente diversa”.
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