Turchia, esercito accusato di usare la tortura contro il Pkk
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Accuse di torture ai danni di alcune guerrigliere kurde decedute durante gli ultimi scontri contro l’esercito.
Ma anche il grave sospetto che vengano utilizzate armi chimiche durante i combattimenti. Sono questi gli ultimi temi su cui si articola la complessa questione kurda in Turchia, che fa da sfondo al riacutizzarsi del lungo conflitto con la formazione separatista del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk).
Diverse ong che si occupano di violazioni dei diritti umani in Turchia hanno denunciato il ritrovamento di alcuni corpi che riportavano evidenti segni di torture e sevizie commesse dall’esercito durante gli ultimi combattimenti contro la guerriglia kurda, nel sudest del paese; nello specifico si tratta di una decina di guerrigliere donne che facevano parte del Movimento per la difesa del popolo (Hpg) i cui corpi presentano numerose ferite da tortura e sevizie, che nei fatti andrebbe a costituire una grave violazione della Convenzione di Ginevra del 1953.
Nei giorni precedenti erano state avanzate alcune accuse da parte di alcune organizzazioni umanitarie turche nei confronti dell’esercito, tra le quali la Turkish Human Rights Foundation (Tihv), che sostengono come i militari utilizzino armi chimiche durante i rastrellamenti aerei che hanno come obiettivi i rifugi della guerriglia kurda.
A confermare questa tesi ci sono anche alcuni politici rappresentanti del Partito kurdo della pace e della democrazia (Bdp), che hanno richiesto l’istituzione di una commissione di inchiesta per fare luce sulle reali responsabilità dell’esercito turco. L’impossibilità di riconoscere alcuni tra i deceduti – sostengono alcuni dirigenti del Bdp – rende ancor più evidente l’effettivo utilizzo di agenti chimici altamente infiammabili.
Emin Aktar, presidente della sezione di Diyarbakir dell’Associazione degli avvocati turchi (Bar) ha espresso dure considerazioni sulle recenti operazioni militari, che si svolgono prevalentemente nella regione sud-est del paese, a maggioranza kurda. “Il rischio – afferma Aktar – è che si ritorni ai tragici eventi legati agli anni novanta, quando l’escalation degli scontri con il Pkk portò l’esercito turco ad azioni di vero e proprio terrore sulla popolazione civile del posto”. Queste pratiche ancora oggi vengono utilizzate nei territori a ridosso del confine iracheno nelle provincie di Sirnak e Hakkari, dove la presenza dei soldati turchi nelle città è una costante, rendendo di fatto la zona soggetta a legge marziale.
In un suo recente intervento, l’editorialista del quotidiano turco Zaman Emrullah Bayrak afferma come il problema kurdo sia causato in larga parte da una relazione e un approccio sbagliato tra le istituzioni governative nazionali e locali da una parte e la popolazione dall’altra. Le difficoltà socioeconomiche e la perdita di fiducia tra lo Stato e la gente della zona sarebbero tra le principali ragioni che spinge molti civili ad unirsi alla guerriglia kurda.
La lotta contro il Pkk è tra le massime priorità dell’agenda diplomatica turca, che ha diramato nei giorni scorsi una lista di 250 nomi di dissidenti e vecchi capi della guerriglia kurda rifugiati in paesi europei e non. Da tempo la Turchia pone all’attenzione dell’Unione europea la necessità di una maggiore cooperazione con i paesi membri in virtù dell’articolo 27 del Trattato di Lisbona che garantisce una politica di sicurezza comune attraverso una cooperazione mirata ed efficace.
Il governo di Ankara da diverso tempo collabora insieme all’esercito nel tentativo di combattere la formazione separatista del Pkk. L’aumento esponenziale nell’ultimo periodo degli attacchi condotti dai guerriglieri kurdi nelle zone sensibili della regione potrebbero essere solo una risposta ad una possibile prossima avanzata dei militari nei territori contesi con la guerriglia. Ciò dimostrerebbe una chiara strategia tesa ad esacerbare il conflitto, portandolo su scala transnazionale e coinvolgendo in questo modo paesi come l’Iran, nel tentativo di colpire in maniera definitiva le basi operative del Pkk situate lungo il confine tra Iraq e Iran.
Fonte: Osservatorio Iraq
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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