Diaspora, oltre l’orizzonte dei social network
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I social network sono ormai una realtà consolidata in Internet, al punto che molti ritengono che i tempi siano maturi per voltare pagina. Non tanto per decretare la fine di piattaforme come Twitter o Facebook, quanto piuttosto per evolverne i concetti di base. Questo, almeno, sembra essere l’obiettivo di un progetto che dovrebbe concretizzarsi la prossima estate, che si chiama Diaspora.
Il nome è evocativo e, applicato a Internet, potrebbe far pensare ad una moltitudine di utenti in migrazione verso la nuova frontiera dei social network. Di fatto, il progetto di cui parla ReadWriteWeb riguarda la realizzazione di una nuova soluzione di social network, che tra sue le caratteristiche peculiari vanterà una dinamica decentralizzata e uno sviluppo interamente open source (con codice rilasciato sotto licenza AGPL – Affero General Public License), con un occhio di riguardo alla privacy degli iscritti, i cui dati saranno crittografati.
L’iniziativa è a otto mani e seguita da Daniel Grippi, Maxwell Salzberg, Raphael Sofaer e Ilya Zhitomirskiy, folgorati non sulla via di Damasco, ma da uno speech sui rapporti tra Internet, Cloud computing e privacy di Eben Moglen (docente di legge e storia legale presso la Columbia University School of Law e presidente del Software Freedom Law Center).
Il progetto è in fase avanzata e si prevede che il risultato possa vedere la luce entro la prossima estate, svelandosi nella propria entità, quando sarà possibile avere a disposizione il codice sorgente per creare il proprio nodo di questo social network su un proprio server o, in alternativa, disporre di un’interfaccia online per un analogo servizio in hosting. Un po’ come avere un blog su un proprio server su piattaforma Wordpress o, in alternativa, crearlo online in uno spazio offerto da Wordpress.com. Il paragone non è casuale, perché è proprio a questo servizio che i quattro sviluppatori dichiarano di ispirarsi per l’interfaccia offerta agli utenti.
A quanto si legge negli aggiornamenti pubblicati sul sito, su Twitter e su Identica, Diaspora dovrebbe racchiudere in sé le funzionalità conosciute su servizi come Facebook e Twitter, ossia status update, condivisione di informazioni, microblogging, con – in aggiunta – la possibilità di intrecciare conversazioni via VoIP. Al momento, per Diaspora, non si può ancora parlare di modelli di business da seguire: l’unica notizia relativa ad aspetti economici o finanziari è data dal sovvenzionamento del progetto, possibile in virtù di un annuncio su KickStarter, grazie al quale i quattro diasporisti sono riusciti a raccogliere i primi 10mila dollari stimati per il kick-off del progetto (al momento è stata superata quota 16mila dollari).
Non resta quindi che attendere i prossimi sviluppi, per capire se davvero il futuro del social networking sarà in questo progetto. I tempi cambiano e nulla è per sempre, anche su Internet. Se è vero – come scrive Thomas Baekdal – che «Facebook sta morendo», cotto e stufato da una crescita ormai globale del numero di utenti e dalle continue novità in tema di privacy e gestione delle informazioni, forse la diaspora degli iscritti si verificherà realmente.
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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