Internet Italia: questioni di banda...
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La questione della comunicazione via web sta infiammando il dibattito pubblico in merito alla possibilità di controllare il traffico di banda per tutti gli utenti italiani.
Scaricare dai servizi P2P come Emule e Rapidshare diventerà sempre più difficile dopo la decisione di Telecom Italia di limitare la banda con dei meccanismi temporanei, in modo da ridurre la congestione della rete. Si annuncia una battaglia senza quartiere tra le associazioni dei consumatori e la società di telefonia italiana.
Telecom Italia investirà nel triennio 2011-2013 in Italia 8,7 miliardi di euro per ampliare la copertura in banda larga della rete in rame, per lo sviluppo della fibra e per migliorare la qualità dei servizi. Lo ha detto l'ad di Telecom Italia, Franco Bernabè, intervenendo davanti alla commissione Lavori pubblici e Comunicazioni del Senato che sta conducendo un'indagine sullo sviluppo della banda larga.
In nome di una gestione più mirata e per ottimizzare il servizio, Telecom Italia dal primo di marzo ha iniziato un nuovo programma di network managment, finalizzato a ridistribuire la larghezza di banda per tutti i propri clienti, in base anche al contratto di servizio stipulato. Infatti, a “subire” maggiormente questa nuova ottimizzazione dei flussi di banda saranno proprio quei clienti che hanno il servizio 20 mega, il più potente per intenderci.
Per garantire l'integrità della rete anche in fasce orarie in cui il traffico dati è particolarmente elevato verrà limitata la velocità della connessione a Internet e ci saranno interventi sulle applicazioni software come "peer to peer" e "file sharing" che comportano un alto consumo di banda. Questi programmi non saranno totalmente bloccati ma sarà comunque possibile continuare ad utilizzarli a velocità limitata, visto che Telecom limiterà la banda destinata a queste applicazioni ad un valore massimo proporzionale alla banda complessiva disponibile sul singolo DSLAM.
La nuova politica di Telecom rientra all'interno di una serie di misure di alcuni governi, come quello inglese e francese, che stanno tentando di impedire la pirateria online. Le associazioni hanno inviato a Telecom una lettera di diffida, in cui cercano di dissuadere la società dal modificare in via unilaterale il contratto già sottoscritto e avanzano seri dubbi che le zone colpite da tale restrizione non siano solo quelle indicate nelle tabelle dell'azienda. Inoltre, secondo i consumatori, si tratterebbe di impedire l'utilizzo di applicazioni che consentono lo scambio di file audio-visivi o di chiamare gratuitamente attraverso VoiP.
Ma c'è anche un’altra notizia che riguarda il mondo degli utenti internet italiani. Sul sito del Ministero allo Sviluppo Economico si legge in una nota: «Il Dipartimento per le Comunicazioni del Ministero dello Sviluppo Economico ritiene opportuno avviare una procedura di consultazione pubblica sulla bozza Decreto ministeriale Regolamento di attuazione dell'articolo 2, comma 2, del Decreto legislativo 26 ottobre 2010, n. 198 recante 'Attuazione della Direttiva 2008/63/CE relativa alla concorrenza sui mercati delle apparecchiature terminali di telecomunicazioni».
Il Sole24Ore ha pubblicato in questi giorni un articolo, dove spiega il rischio per i consumatori di dover pagare per l'installazione di apparecchi elettronici, come router Wi-Fi, delegando questa procedura ad aziende iscritte all'albo degli installatori.
Per l'utente è rilevante l'articolo 2 e 10 della bozza, contenente i casi in cui sarebbe richiesto l'intervento del tecnico oppure no. Molti esperti notano come il testo sia confuso e non escluda di dover prendere contatto con un'azienda specifica per l'istallazione di router Wi-Fi domestici. L'utente finale potrebbe essere costretto perciò a pagare un tecnico per installarli. Di certo una norma che non aiuta nel difficile compito di colmare il digital divide sul territorio nazionale, come previsto dal Decreto ministeriale del 26 ottobre 2010.
In totale contrasto a questa bozza Assoprovider, l'associazione dei provider minori, secondo cui questo è un «decreto contro la libertà». Negativo anche il parere dell'Associazione piccole aziende e consulenti per l'informatica (Apici): «Da una prima analisi ciò che emerge è che questa bozza è totalmente inadeguata e - soprattutto - non riflette assolutamente la realtà del settore».
Dentrolanotizia.info
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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Dovrebbe emergere con estrema chiarez...