L’incomprensione umana e il linguaggio
| SALUTE |
La torre di Babele è ancora qui. Riflessioni di un giovane virgulto
Già ho capito che il tempo non mi sarà favorevole.
Favoleggiare nel mentre è nulla. Agire forse potrebbe portarmi più avanti. Questo periodo è ebbro di finzione, di violenza e di immoralità; ma nella storia non credo di poter dire meglio, se non che mi sono ignoti i tipi e i modi con cui si presentavano tante caratteristiche umane.
Che linguaggio usare? Parlare agli animali sarebbe più utile per esser compreso dall’uomo, che barbaro ben vestito a volte, comprende solo la sua scelta. Rido di coloro che si fan domande sempre e che non incentrano un quadro ben più grande di qualunque aspirazione.
Riportano avanti pensieri passati da altre genti che, come loro, vivevan di poco più che un disegno.
Incomprensione! L’uomo è solo dedito a questo! E più tenta di sofisticare il linguaggio, più si allontana dalla lingua universale dell’anima! ( se esiste, e Dio ne ha fornito una a tutti, un motivo deve esserci!) eppure egli sente l’eco delle sue sole grida, vede i suoi soli riflessi, niente più.
Fame nel mondo, dolore, sofferenza… tutte cose che l’uomo vive come un cieco o un sordo, finché non le nota di prima persona, ne è più che scagionato e indifferente.
Ed anche dopo non tutti muterebbero!
Ma non posso lanciare accuse: quali, se non contro me stesso!?
Quindi il silenzio m’è più amico di molte parole. Se l’uomo poi fosse un attimo più accorto, tenterebbe di sanare la sua vita dagli errori passati nella storia, ma più che questo, da essa ricavano metodi subdoli di esperienza e motivi personali per portare avanti la propria battaglia! Quali errori posson notare essi, se per altri sono buoni consigli? Leggendo le parole di alcuni, mi par di capire che la storia sia per loro un mare di incomprensioni fatto di guerre, di dolori e di cause ed effetto concatenati ed indissolubili.
Una fortuna sfortunata per alcuni è che tutto è relativo, differente, diverso e incomprensibile nella totalità, appunto. Quindi la storia si appella in maniera diversa all’interpretazione di ogni uomo.
Se dovessi trovare una caratteristica comune al pensiero umano direi diversità ed incomprensione, ma mi rendo conto che questa mia definizione è tanto fallace quanto quella di un altro uomo.
Quindi taccio…ed anche questa è incomprensione.
Quale lingua dunque? Quale parola risuona identica a tutti gli orecchi?
Che se per caso un uomo la dovesse definire, si renderebbe conto della diversità!
Gli uomini sono tutti uguali sotto l’aspetto più politico e umanitario che esiste, per il resto, non ne esiste uno simile all’altro, né dello stesso valore, che dello stesso pensiero.
Giudicare ciò non è infamia o peccato, ma optare per rivolgere ad egli meno finzione e più umanità.
Non funge l’uomo nel suo linguaggio.
Se dovessero definirlo nei termini più minuti, ne risalterebbe solo un infinitesima parte del suo essere: si arresterebbe il maniaco e glorierebbe il santo, ma entrambi sarebbero fallaci.
Il più accorto non profanerebbe il foglio e il saggio si limiterebbe a mettere un punto davanti alla scritta ‘ uomo ’.
Penso poi ( rivolgendomi sempre al linguaggio) a coloro che si affidano con diletto a ciò che già mi è lontano da tempo: la matematica.
Noto sempre più a volte, come diventi un mezzo di sostentamento in voga a tanta incertezza: pare che sia un baluardo virile in mezzo agli uomini, ed essi vi si affidano con cieca convinzione nel bel credere che sia fondamento di tutto. Non capiscono invece che sono solo simboli.
Definizioni, logiche e pensieri legati ad una necessità umana e non alla certezza. La sua utilità è nota a tutti, e di questo non discuto. Rivolgo l’attenzione ad altri punti di vista e ricordo un pensiero: La relatività non guarda in faccia a nessuno, neppure a Dio.
Quindi altro non mi pare il loro , che un tentativo disperato di spiegarsi ( e quindi di spiegare) ciò che in realtà è una rappresentazione valida come quella di un poeta; solo che in tal caso, il gran valore simbolico del numero non si discute. È scontato ( parola nulla!). Per il poeta invece, è validamente incompreso.
Quindi diffido dal due, o dal tre o dal quattro e via dicendo.
Credo in un linguaggio più subliminale e difficile da ascoltare, che da capire.
Un linguaggio in cui credere e non affidarsi, poiché fondamento del reale non può essere materia umana ( e di questo è d’accordo anche la chiesa), ma qualcosa che va al di là di un’idea innata ( matematica per molti) o una certezza abitudinale.
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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