Clima: a Cancun 2010 buoni propositi, scarso impegno
| SCIENZA |

E' nato morto l'accordo di Cancun sul clima che in partenza aveva l'ambizione di creare un consenso multilaterale tra i paesi.
Le rivelazioni di Wikileaks avevano già dato un'indicazione chiara sul risultato fallimentare di Cancun, in Messico. La conferenza sul clima di Copenhagen è stata "un disastro" e quella di Cancun è destinata al fallimento: questa l'opinione del presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, secondo i cablogrammi statunitensi diffusi da WikiLeaks. Come riporta il quotidiano britannico The Guardian, il documento risale allo scorso dicembre, una settimana prima che Van Rompuy assumesse l'incarico.
L'ex premier belga si era lamentato con il diplomatico statunitense del trattamento riservato all'Ue nel vertice di Copenhaghen e aveva perso ogni speranza sull'esito della conferenza di Cancun. Van Rompuy aveva criticato anche la struttura "poco maneggevole" delle conferenze, con troppi protagonisti, insistendo su una partecipazione limitata a Stati Uniti, Cina ed Ue: "I vertici multilaterali non funzioneranno". Una previsione chiara e motivata, che ha trovato conferma nel trattato siglato poce ore fa al vertice sul clima.
Quali sono i contenuti di Cancun? L'accordo prevede una forte riduzione delle emissioni di anidride carbonica, responsabili dell'effetto serra, per poter frenare l'aumento della temperatura globale. Viene rimarcato l'impegno che i paesi più industrializzati devono mettere per ridurre dal 25 al 40% le emissioni di Co2 entro il 2020. Inoltre si è creato un nuovo organismo internazionale, il Green Climate Fund, per amministrare il fondo destinato dai paesi industrializzati alle nazioni più sensibili ai cambiamenti climatici. Sarà di 100 miliardi di dollari il contributo che daraano Usa, Giappone e Ue, con un iniziale contributo di 30 mld per gli aiuti urgenti nel periodo 2010-2012. Si è dato risalto anche all'impegno contro la deforestazione ed al rispetto delle popolazioni indigene.
E' un'intesa in chiaro scuro per la Legambiente, con punti incoraggianti ma anche lacune da colmare, quella raggiunta a Cancun nel corso del vertice dell'Onu sui cambiamenti climatici. In un'analisi dettagliata dei punti principali dell'accordo del Cop16, l'associazione ambientalista sottolinea che "la conferenza di Cancun rilancia il processo verso l'accordo globale sul clima del prossimo anno a Durban e dimostra finalmente l'impegno e la volontà di tutta la comunità internazionale di rendere la lotta ai cambiamenti climatici una priorità della propria agenda politica".
Secondo un'inchiesta della rivista specializzata francese Terra Eco, a pochi giorni dall'inizio del vertice di Cancun sui cambiamenti climatici, sarebbe il presidente Barack Obama il maggiore inquinatore tra i presidenti. Obama precede un terzetto formato dal messicano Felipe Calderon, dal brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva e dal cinese Hu Jintao, che insieme totalizzano poco di più: 21mila tonnellate. Da notare che Nicolas Sarkozy sarebbe al sesto posto (dietro al Cancelliere tedesco Angela Merkel) ma se avesse avuto a disposizione il nuovo modello di aereo presidenziale (l'ormai celebre "Sarko One", un Airbus A330 ben più inquinante rispetto all'attuale A319) sarebbe secondo subito dietro Obama.
C'è da sottolineare come l'esito quasi fallimentare di Cancun sia stato predetto dalla scarsa capacità di iniziativa di paesi come Usa e Cina , che in un precedente incontro a Tianjin, in Cina, avevano trovato alcuni ostacoli alle trattative. Nello specifico i due giganti economici si sono rimpallati le responsabilità sullo stallo in cui si trovano i negoziati sul clima, facendi di fatto presagire quello che è accaduto nella conferenza di Cancun. Il prossimo appuntamento è fissato al vertice in Sudafrica per la fine del 2011.
REDAZIONE DentrolaNotizia.info
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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