L’alga che farà volare il mondo
| SCIENZA |
Il cielo sopra Berlino è magico. L’angelo si è trasformato in un’alga miracolosa, capace di far volare un Diamond DA42. Non è la scena di un film di fantascienza e non c’è stata magia; ma di certo molti si sono entusiasmati di fronte al volo del bi-motore alimentato unicamente da alghe marine. Perchè i biocarburanti ad alghe o di terza generazione potrebbero rappresentare una vera rivoluzione.
Fino ad ora per combattere la dipendenza da fonti fossili e l’aumento di CO2 ci siamo affidati a biodiesel e bioetanolo, ottenuti il primo da girasole, colza e soia, l’altro da canna da zucchero e mais. Ma entrambi, putroppo, presentano numerosi svantaggi. Sono infatti prodotti da colture terrestri e quindi in grado di soddisfare solo una ridotta frazione della domanda energetica globale, visto che non è possibile utilizzare tutto il suolo per monocolture dedicate alla produzione di biocarburante. A questo va aggiunto che vi è una competizione con l’uso alimentare della risorsa e la coltura intensiva non è esente da eventi ambientali quali siccità, alluvioni e parassiti.
Le alghe invece crescono in maniera quasi indipendente dalle condizioni climatiche, spesso in zone desertiche, e ne esistono di così tante specie che si può creare un’ampia gamma di biocombustibili. Il loro vero punto di forza è che hanno un elevato contenuto lipidico a valore energetico, tanto da produrre quantità di olio molto più alte rispetto alle piante terrestri. Secondo recenti studi si ipotizza siano in grado di produrre 30 volte più energia per ettaro di qualsiasi altra fonte bioenergetica, tanto che potrebbe bastare la coltivazione dello 0,3% del territorio statunitense per produrre il biodiesel necessario a sostituire tutto il combustibile da autotrazione.
Eppure molti sono scettici e si chiedono se non si tratti di una “bolla verde”, perchè fin quando si parla di valori in laboratorio i vantaggi sono evidenti, ma quando si passa all’ipotesi di produzione su larga scala emergono i punti di debolezza. Il fatto è che i costi per la coltivazione algale sono enormi e il problema principale è di natura biologica. La specie che idealmente rappresenterebbe l’alternativa ottimale ai combustibili fossili e ai biocombustibili da piante terrestri infatti non esiste in natura, perchè dovrebbe avere un’elevata produttività primaria e un alto contenuto lipidico.
Non esiste in natura perchè i fattori ambientali che favoriscono una crescita veloce di biomassa sono in realtà sfavorevoli all’accumulo di lipidi; insomma se l’alga non ha carenza di nutrienti essenziali cresce velocemente, ma poi non accumula lipidi. Inoltre, secondo il National Renewable Energy Laboratory americano, anche nella più ottimistica delle ipotesi, ossia organismi altamente produttivi, in grado di convertire completamente la luce solare in biomassa, il costo sarebbe in ogni caso doppio rispetto a quello da petrolio.
L’unico strumento in grado di abbassare i costi, aumentando l’efficienza di conversione solare e allo stesso tempo il contenuto di olio da cui ottenere il biodiesel, pare sia la genetica. E a rincuorare gli entusiasti viene incontro lo scienziato Craig Venter. Colui che ha completato la mappatura del genoma umano, ha infatti da poco prodotto la prima cellula artificiale capace di autreplicarsi. E se in molti hanno scritto “Venter toglie a Dio il monopolio della vita” è più probabile che la sua scoperta sia applicata proprio all’estrazione di combustibili da alghe sintetiche.
Fonte: Lo Spazio della Politica
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
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