Prevenzione dei tumori: una speranza nella vitamina D
| SCIENZA |
Molteplici ricerche condotte nel corso degli anni, hanno affermato che l’assunzione di un'adeguata dose di vitamina D proteggerebbe da alcune neoplasie. Questo restituisce un ruolo molto importante al sole, nonostante negli ultimi anni siano stati pubblicati studi per avvertire dei pericoli, specie per le persone di pelle chiara, di un'eccessiva esposizione ai raggi solari.
Le notizie su questo argomento si susseguono e moltiplicano. Già nel 2005 uscì uno studio condotto dall’Università di San Diego California) in cui si affermava che il sole (o meglio la vitamina D) dimezzerebbe il rischio di diverse neoplasie, tra cui quelle di colon, seno e ovaio.
Secondo gli studiosi californiani una dose giornaliera pari a 25 microgrammi di vitamina D sarebbe quella giusta per creare uno scudo efficace verso i tre tumori in questione. E’ bene precisare che ad averne bisogno sarebbero soprattutto le persone che abitano in zone poco soleggiate e quelle di colore, la cui pelle scura risulta meno ricettiva ai raggi solari.
Se il sole faccia bene o male, dipende certamente dal buon senso di ognuno di noi e restano comunque valide le raccomandazioni di medici ed esperti a non abusarne.
L’eccessiva esposizione al sole, specie nelle ore centrali della giornata, può far male alla pelle e, specie nelle persone di carnagione più chiara, può favorire la formazione del temibilissimo melanoma.
All'estremità opposta, però, c'è chi demonizza il sole, che invece è importante, specie per bambini e adolescenti, proprio perché la produzione di vitamina D avviene prevalentemente a livello della pelle attraverso le radiazioni ultraviolette veicolate dai raggi del sole.
L’assunzione di vitamina D ha tutta una serie di fattori positivi, essa infatti regola l'assorbimento del calcio, che a sua volta è indispensabile per la formazione di ossa ricche in sali minerali, quindi forti e meno esposte all’osteoporosi.
A supporto dello studio Californiano furono pubblicati nel 2006 i risultati di una ricerca dell’American Cancer Society, in cui si affermava che il consumo di vitamina D abbatte il rischio di tumore del pancreas circa della metà.
I ricercatori statunitensi coordinati da Halcyon Skinner del Department of Population Health Sciences dell’University of Wisconsin School of Medicine and Public Health, hanno analizzato i dati provenienti da due studi della Harvard University condotti su 46.771 uomini dai 40 ai 75 anni e 75.427 donne dai 38 ai 65 anni. Tra tutti i partecipanti, i casi diagnosticati di tumore del pancreas sono stati 365. Si è stimato che un consumo di vitamina D giornaliero di 10 µg porta ad una riduzione del 43 per cento del rischio di insorgenza di tumore del pancreas.
Come già anticipato, la forma endogena della vitamina D viene sintetizzata dall'organismo per azione della luce solare. Nel caso in cui la sintesi endogena risulti insufficiente, può essere assunta attraverso alcuni alimenti. L'olio di fegato di merluzzo, ad esempio, ne contiene una quantità elevatissima (210 µg/100g); i pesci, specialmente quelli grassi come salmone e aringa, ne contengono fino a 25 µg/100 g; tra le carni solo il fegato ne contiene un po' (0,5 µg/100 g); il burro ne contiene fino a 0,75 µg/100 g e i formaggi grassi fino a 0,5 µg/100 g mentre le uova ne contengono circa 1,75 µg/100 g.
Nel 2007 una ricerca effettuata dall’Università candese di Toronto, presentata al congresso della Società americana di oncologia (Asco), ha mostrato una nuova efficacia della vitamina D nella lotta contro il cancro al seno e nel miglioramento della sopravvivenza delle pazienti.
I ricercatori hanno riscontrato nelle donne affette da tumore della mammella che al momento della diagnosi mostravano una carenza di vitamina D, una probabilità altissima di sviluppare metastasi (pari al 94%) e di andare incontro alla morte (il 73%).
Il campione analizzato è composto da 512 pazienti che avevano ricevuto la diagnosi tra il 1989 e il 1995, tutte sono state seguite fino al 2006. Nell’arco di dieci anni l’83% delle donne che mostravano buoni livelli di vitamina D nel sangue non avevano sviluppato metastasi e l’85% era sopravvissuta.
Tuttavia, avvertono gli studiosi, sono necessarie ulteriori indagini prima di raccomandare alle donne con tumore al seno un’integrazione di vitamina D nella dieta. Infatti, nonostante la sua carenza sia piuttosto comune in questo tipo di patologia, i ricercatori, per loro stessa ammissione, non sono ancora riusciti a stabilire se si tratti del tutto di una casualità.
Naturalmente, la ricerca ha ancora bisogno di progredire in tal senso prima di affermare che la vitamina D sia la panacea di questi brutti mali. Si devono ancora compiere altri studi: la Vitamina D lavora in modi molto complicati.
Comunque che Sole e vitamina D potrebbero rappresentare la strategia vincente per contrastare il tumore al seno, ne sono convinti i ricercatori del Moores Cancer Center dell’University of California, a San Diego, che hanno utilizzato un database (Globocan) di recente messo a disposizione dalla World Health Organization’s International Agency for Research on Cancer per raccogliere i dati sull’incidenza di questa patologia e sui livelli di vitamina D prodotta dall’esposizione ai raggi UVB in 107 paesi. Dalla comparazione dei dati gli esperti hanno ricavato un interessante risultato: elevati livelli plasmatici di vitamina D e vicinanza all’equatore sono fattori correlati a una più bassa incidenza di tumore al seno.
La vitamina D e i suoi metaboliti – ha affermato Cedric Garland, coordinatore dello studio – possono ridurre l’incidenza di molte tipologie di tumore inibendo il processo di angiogenesi, stimolando l’adesione cellulare e la comunicazione attraverso le giunzioni intercellulari e quindi contrastando la proliferazione tumorale. Nel commentare gli esiti dello studio David Leffell, della Yale School of Medicine, ha però precisato che «sebbene le radiazioni UVB derivanti dal sole rappresentino la fonte principale di vitamina D per l’organismo, l’esposizione incauta ai raggi solari non è la via migliore per cercare di ridurre i rischi di sviluppare un tumore al seno».
Nonostante, io per prima, sia una predicatrice del cauto ottimismo, mi disturba un po’ è il fatto che, da quando si è cominciato ad affermare che la vitamina D sia utile alla cura del cancro, alcuni esperti abbiano cominciato a seminare un numero eccessivo di dubbi.
Non vorrei che l’aumentare delle prove che la vitamina D sia efficace contro le neoplasie vada a scomodare l’industria che purtroppo ruota intorno a questo bruttissimo male a favore delle dannose, come è stato più volte dimostrato, chemioterapia e radioterapia.
A sostenere i benefici della vitamina D è anche il dott. Michael Holick, che ha pubblicato il suo primo studio scientifico nel 1970, e che oggi può essere considerato uno tra i principali esperti mondiali sulla vitamina D.
Secondo gli studiosi californiani una dose giornaliera pari a 25 microgrammi di vitamina D sarebbe quella giusta per creare uno scudo efficace verso i tre tumori in questione. E’ bene precisare che ad averne bisogno sarebbero soprattutto le persone che abitano in zone poco soleggiate e quelle di colore, la cui pelle scura risulta meno ricettiva ai raggi solari.
Se il sole faccia bene o male, dipende certamente dal buon senso di ognuno di noi e restano comunque valide le raccomandazioni di medici ed esperti a non abusarne.
L’eccessiva esposizione al sole, specie nelle ore centrali della giornata, può far male alla pelle e, specie nelle persone di carnagione più chiara, può favorire la formazione del temibilissimo melanoma.
All'estremità opposta, però, c'è chi demonizza il sole, che invece è importante, specie per bambini e adolescenti, proprio perché la produzione di vitamina D avviene prevalentemente a livello della pelle attraverso le radiazioni ultraviolette veicolate dai raggi del sole.
L’assunzione di vitamina D ha tutta una serie di fattori positivi, essa infatti regola l'assorbimento del calcio, che a sua volta è indispensabile per la formazione di ossa ricche in sali minerali, quindi forti e meno esposte all’osteoporosi.
A supporto dello studio Californiano furono pubblicati nel 2006 i risultati di una ricerca dell’American Cancer Society, in cui si affermava che il consumo di vitamina D abbatte il rischio di tumore del pancreas circa della metà.
I ricercatori statunitensi coordinati da Halcyon Skinner del Department of Population Health Sciences dell’University of Wisconsin School of Medicine and Public Health, hanno analizzato i dati provenienti da due studi della Harvard University condotti su 46.771 uomini dai 40 ai 75 anni e 75.427 donne dai 38 ai 65 anni. Tra tutti i partecipanti, i casi diagnosticati di tumore del pancreas sono stati 365. Si è stimato che un consumo di vitamina D giornaliero di 10 µg porta ad una riduzione del 43 per cento del rischio di insorgenza di tumore del pancreas.
Come già anticipato, la forma endogena della vitamina D viene sintetizzata dall'organismo per azione della luce solare. Nel caso in cui la sintesi endogena risulti insufficiente, può essere assunta attraverso alcuni alimenti. L'olio di fegato di merluzzo, ad esempio, ne contiene una quantità elevatissima (210 µg/100g); i pesci, specialmente quelli grassi come salmone e aringa, ne contengono fino a 25 µg/100 g; tra le carni solo il fegato ne contiene un po' (0,5 µg/100 g); il burro ne contiene fino a 0,75 µg/100 g e i formaggi grassi fino a 0,5 µg/100 g mentre le uova ne contengono circa 1,75 µg/100 g.Nel 2007 una ricerca effettuata dall’Università candese di Toronto, presentata al congresso della Società americana di oncologia (Asco), ha mostrato una nuova efficacia della vitamina D nella lotta contro il cancro al seno e nel miglioramento della sopravvivenza delle pazienti.
I ricercatori hanno riscontrato nelle donne affette da tumore della mammella che al momento della diagnosi mostravano una carenza di vitamina D, una probabilità altissima di sviluppare metastasi (pari al 94%) e di andare incontro alla morte (il 73%).
Il campione analizzato è composto da 512 pazienti che avevano ricevuto la diagnosi tra il 1989 e il 1995, tutte sono state seguite fino al 2006. Nell’arco di dieci anni l’83% delle donne che mostravano buoni livelli di vitamina D nel sangue non avevano sviluppato metastasi e l’85% era sopravvissuta.
Tuttavia, avvertono gli studiosi, sono necessarie ulteriori indagini prima di raccomandare alle donne con tumore al seno un’integrazione di vitamina D nella dieta. Infatti, nonostante la sua carenza sia piuttosto comune in questo tipo di patologia, i ricercatori, per loro stessa ammissione, non sono ancora riusciti a stabilire se si tratti del tutto di una casualità.
Naturalmente, la ricerca ha ancora bisogno di progredire in tal senso prima di affermare che la vitamina D sia la panacea di questi brutti mali. Si devono ancora compiere altri studi: la Vitamina D lavora in modi molto complicati.
Comunque che Sole e vitamina D potrebbero rappresentare la strategia vincente per contrastare il tumore al seno, ne sono convinti i ricercatori del Moores Cancer Center dell’University of California, a San Diego, che hanno utilizzato un database (Globocan) di recente messo a disposizione dalla World Health Organization’s International Agency for Research on Cancer per raccogliere i dati sull’incidenza di questa patologia e sui livelli di vitamina D prodotta dall’esposizione ai raggi UVB in 107 paesi. Dalla comparazione dei dati gli esperti hanno ricavato un interessante risultato: elevati livelli plasmatici di vitamina D e vicinanza all’equatore sono fattori correlati a una più bassa incidenza di tumore al seno.
La vitamina D e i suoi metaboliti – ha affermato Cedric Garland, coordinatore dello studio – possono ridurre l’incidenza di molte tipologie di tumore inibendo il processo di angiogenesi, stimolando l’adesione cellulare e la comunicazione attraverso le giunzioni intercellulari e quindi contrastando la proliferazione tumorale. Nel commentare gli esiti dello studio David Leffell, della Yale School of Medicine, ha però precisato che «sebbene le radiazioni UVB derivanti dal sole rappresentino la fonte principale di vitamina D per l’organismo, l’esposizione incauta ai raggi solari non è la via migliore per cercare di ridurre i rischi di sviluppare un tumore al seno».
Nonostante, io per prima, sia una predicatrice del cauto ottimismo, mi disturba un po’ è il fatto che, da quando si è cominciato ad affermare che la vitamina D sia utile alla cura del cancro, alcuni esperti abbiano cominciato a seminare un numero eccessivo di dubbi.
Non vorrei che l’aumentare delle prove che la vitamina D sia efficace contro le neoplasie vada a scomodare l’industria che purtroppo ruota intorno a questo bruttissimo male a favore delle dannose, come è stato più volte dimostrato, chemioterapia e radioterapia.
A sostenere i benefici della vitamina D è anche il dott. Michael Holick, che ha pubblicato il suo primo studio scientifico nel 1970, e che oggi può essere considerato uno tra i principali esperti mondiali sulla vitamina D. A causa del supporto del dott. Holick a quella che lui chiama “sensibile esposizione al sole” è stato licenziato dal dipartimento di dermatologia della Boston University Medical Center.
Da un’intervista rilasciata a ECplanet, Holick sostiene che l'Accademia Americana di Dermatologia e l'industria dei protettivi solari hanno svolto un trentennale lavaggio del cervello alla popolazione mondiale con l'incalzante messaggio che non ci si dovrebbe mai esporre alla luce solare diretta perché può causare il cancro della pelle e condurre alla morte.
Questo fa si che le persone siano realmente molto sorprese dal nuovo messaggio che una sensibile esposizione al sole, con moderazione, è molto importante per una buona salute.
Comunque l’importante è conoscere ed essere informati.
Riportiamo così alcuni dati della Canadian Cancer Society, che ha raccomandato che ogni Canadese integri la propria dieta con 1000 IU di vitamina D nei mesi invernali, a seguito del crescente corpo di dati scientifici che collegano il cancro a bassi livelli di vitamina D. (E anche la Canadian Pediatric Society consiglia che le donne incinte e che allattano prendano un’integrazione di 2000 IU di vitamina D in inverno, per proteggere le neo mamme e i loro bambini dal rachitismo).
Len Lichtenfeld, sostituto capo medico ufficiale dell’American Cancer Society, dice: "Non siamo in possesso di tutte le risposte sui possibili benefici della vitamina D nel prevenire il cancro (o impedirlo), e non possediamo tutta l’informazione sui rischi."
Anche se i rischi sarebbero assolutamente contenuti giacché 2000 IU di vitamina D3 naturale equivalgono a 12 minuti di esposizione corporea al sole estivo di mezzogiorno.
La quantità tossica per la vitamina D non inizia fino a 40.000 IU, e solo se consumata per molti mesi. Un’ora di esposizione al sole nelle ore estive centrali produce circa 10.000 IU di vitamina D (esponendo tutto il corpo). Ricercatori della Creighton University che hanno scoperto che 1.100 IU di vitamina D assunta dalle donne delNebraska per solo 4 anni, hanno diminuito il rischio di ogni tipo di cancro fino al 70%.
Riportiamo così alcuni dati della Canadian Cancer Society, che ha raccomandato che ogni Canadese integri la propria dieta con 1000 IU di vitamina D nei mesi invernali, a seguito del crescente corpo di dati scientifici che collegano il cancro a bassi livelli di vitamina D. (E anche la Canadian Pediatric Society consiglia che le donne incinte e che allattano prendano un’integrazione di 2000 IU di vitamina D in inverno, per proteggere le neo mamme e i loro bambini dal rachitismo).
Len Lichtenfeld, sostituto capo medico ufficiale dell’American Cancer Society, dice: "Non siamo in possesso di tutte le risposte sui possibili benefici della vitamina D nel prevenire il cancro (o impedirlo), e non possediamo tutta l’informazione sui rischi."
Anche se i rischi sarebbero assolutamente contenuti giacché 2000 IU di vitamina D3 naturale equivalgono a 12 minuti di esposizione corporea al sole estivo di mezzogiorno.
La quantità tossica per la vitamina D non inizia fino a 40.000 IU, e solo se consumata per molti mesi. Un’ora di esposizione al sole nelle ore estive centrali produce circa 10.000 IU di vitamina D (esponendo tutto il corpo). Ricercatori della Creighton University che hanno scoperto che 1.100 IU di vitamina D assunta dalle donne delNebraska per solo 4 anni, hanno diminuito il rischio di ogni tipo di cancro fino al 70%.
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