Skyland, la fattoria verticale dell’Enea per l’Expo 2015
| SCIENZA |
L'innovazione passa anche per le campagne. Numerosi centri di ricerca nel mondo stanno lavorando sull’idea delle vertical farm, centri di produzione agricola urbani che permetterebbero di produrre cibo a chilometri zero all’interno delle città stesse.
Secondo le stime di alcuni ricercatori, nel 2050 l’ottanta per cento della popolazione della terra vivrà nelle città. L’aumento della popolazione inoltre aumenterà la quantità di terra necessaria per nutrire tutte queste persone, tuttavia già adesso siamo consapevoli che le aree del pianeta adatte all’agricoltura sono limitate.
C’è poi da considerare il fatto che il consumo di territorio e metodi di coltura volti a massimizzare il profitto senza tenere in conto l’impoverimento del terreno sul lungo periodo abbiano reso inagibili molte aree storicamente votate all’agricoltura.
Mettendo assieme i dati sull’inurbamento e quelli sull’agricoltura, c’è chi propone che una tra le tante soluzioni possa essere l’agricoltura verticale. All’interno delle città sorgerebbero delle vertical farm, centri di produzione agricola in grado di rispondere ai bisogni alimentari dell’area urbana, abbattendo i chilometri percorsi dai cibi per arrivare ai consumatori e proponendo un possibile metodo – da usare ovviamente in sinergia con molti altri – per rispondere ai bisogni di sussistenza della popolazione.
L’idea venne lanciata, una decina di anni fa, dalla Columbia University, in linea con il principio che per ridurre l’impatto ambientale delle attività umane e fornire un accesso equo alle risorse a tutte le persone non c’è un’unica soluzione valida in ogni contesto e situazione, ma è necessario un mix di soluzioni ragionate in base all’ambiente e alle possibilità locali.
E’ una proposta con moltissime incognite e punti critici, ma in diverse parti del mondo si sta lavorando per verificare la su fattibilità. Da Stoccolma a Dubai passando per New York ed Amsterdam, moltissimi centri urbani hanno progetti di vertical farming in attesa di partire o già al lavoro.
Tra i vari centri di sperimentazione, uno potrebbe sorgere anche in Italia, e per la precisione a Milano.
A proporre il progetto è l’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, in un progetto che vorrebbe diventare il simbolo dell’Expò Universale che si terrà nel 2015 proprio a Milano.
Il progetto nasce con la collaborazione di Agrimercati e dell’assessorato alla Salute, e dovrebbe sorgere nell’area dell’Ex Macello, all’interno della Città del Gusto e della Salute.
L’intero progetto dell’edificio è pensato intorno alle necessità delle colture. Non immaginate quindi un normale grattacielo con orti coltivati al posto delle postazioni pc. La struttura ideata dagli architetti si sviluppa intorno a un pilone centrale dal diametro di 16 metri, in cui verranno ubicate tutte le aree di servizio per la produzione. L’area restante sarà costituita invece da un sistema di tiranti e vetro.
Nelle intenzioni dei suoi progettisti, Skyland - questo il nome del progetto – sarà un edificio urbano di 30 piani per un totale di circa 10 ettari di superficie coltivabile, che dovrebbe essere in grado di produrre prodotti agricoli biologici per le necessità di circa 25mila persone.
Si perché, sebbene apparentemente in contrasto con l’idea di una coltivazione indoor e all’interno di una città, il progetto prevede l’uso di colture biologiche, senza fertilizzanti chimici, pesticidi e antiparassitari.
Questo verrebbe reso possibile dal particolare ambiente controllato: l’ambiente di coltivazione chiuso permetterebbe alla struttura di essere produttiva per tutti i 12 mesi dell’anno, ed evitando l’ingresso di parassiti ed erbe infestanti eliminerebbe la necessità di utilizzare pesticidi e diserbanti. Allo stesso modo anche l’aria verrebbe filtrata, rimuovendo inquinanti e polveri prima di venire immessa nell’edificio.
Inoltre il particolare tipo di coltivazione adottato nel palazzo necessiterebbe di una minore irrigazione rispetto alle colture tradizionali forme di agricoltura.
L’energia elettrica utilizzata dall’edificio verrebbe prodotta attraverso una serie di pannelli fotovoltaici e riutilizzando le biomasse risultandi dalla produzione. La climatizzazione verrebbe realizzata attraverso una pompa di calore geotermica mentre l’acqua utilizzata verrebbe filtrata e riutilizzata.
Skyland ospiterebbe inoltre non solo un centro di produzione agricola, ma anche laboratori di ricerca che si occuperebbero di sviluppare tecnologie legate da una parte al vertical farming e dall’altra sistemi di monitoraggio e tracciamento degli alimenti, proponendosi come centro di eccellenza in grado di fornire tecnologia esportabile e vendibile anche all’estero.
Tutti i prodotti della fattoria seguirebbero una filiera a chilometri zero: verrebbero infatti venduti direttamente dal produttore al consumatore in un farmers market ai cittadini di Milano.
Oltre a tutto questo, i progettisti hanno pensato Skyland come un luogo aperto, visitabile dal pubblico e destinato ad attività culturali, di modo da far si che i cittadini possano sentirlo come proprio, e che l’edificio possa fare da esempio vivente e tangibile dei valori della sostenibilità ambientale e della sicurezza alimentare.
Mauro Basili, Responsabile dell’Ufficio di Presidenza dell’ENEA riassume così il progetto: Zero pesticidi, Zero energia, Zero rifiuti, Zero chilometri, Zero emissioni.
A questo punto si tratta solo di aspettare per vedere se il progetto verrà approvato, e se dunque vedremo davvero sorgere in piena Milano uno dei laboratori di ricerca sulla sostenibilità alimentare più avanzati a livello mondiale.
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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