Crisi greca, rischio europeo
| UNIONE EUROPEA |
Anche Portogallo, Spagna, Irlanda e Italia versano in difficoltà: l'intervista ad Alessandro Santoro, docente della Bicocca.
La crisi greca è un campanello d'allarme per tutti i Paesi europeai con pesanti problemi di deficit. L'agenzia di rating Standard and Poor's ha declassato ieri l'affidabilità creditizia a lungo termine del Paese mediterraneo al livello "spazzatura", primo caso nell'eurozona, e ulteriormente abbassato il rating del Portogallo. I prossimi potrebbero essere Spagna, Irlanda e Italia.
Il nostro Paese non è ancora uscito dalla zona a rischio, e con un debito pubblico sei volte superiore a quello greco non è affatto esente da una 'sindrome greca'. Abbiamo chiesto ad Alessandro Santoro, docente di Scienza delle Finanze presso l'Università degli studi Milano-Bicocca, se dietro le resistenze ad aiutare la Grecia vi siano interessi nascosti o manovre speculative, e se anche l'Italia corre il rischio di bancarotta.
"Il fatto che le agenzie di rating abbiano dimostrato più e più volte, anche di recente, di non essere generalmente molto affidabili anche perché legate a doppio filo a società che hanno interessi precisi nei mercati finanziari, quindi caratterizzate da un forte conflitto di interessi, è un dato indiscutibile. Oggi molte agenzie di rating non sono più legate come in passato ad alcune banche di affari, dato che quelle banche di affari sono fallite. Nel caso specifico non so fino a che punto si possa parlare di speculazione, perché quando la situazione di un Paese peggiora drasticamente come nel caso greco, e come in altri casi, vedi molti Paesi europei negli ultimi due anni, è abbastanza evidente che chi ha prestato soldi a questi Paesi reagisca".
Non era prevedibile una situazione di questo tipo?
In realtà che la Grecia fosse il Paese che versava in condizioni di finanza pubblica tra le peggiori in Europa, era noto da molto tempo. Il problema è stato che anche la situazione di tutti gli altri Paesi è peggiorata. Tutti hanno sforato i limiti del patto di stabilità, per esempio la Gran Bretagna ha aumentato di 20 punti percentuali il rapporto debito-Pil. La Grecia partiva da posizioni già molto critiche, con un debito pubblico superiore al 120 per cento del Pil, con problemi nel contenimento della spesa, con enormi problemi di evasione fiscale e di economia sommersa. La Grecia è l'unico Paese che abbia una quota di ricchezza sommersa superiore all'Italia. Questi fattori hanno fatto sì che la situazione greca fosse la prima ad evidenziarsi. Forse poteva essere previsto, ma in una certa misura si è scoperto che 'truccavano' i conti. Anche questo è un segreto di Pulcinella, però, dato che tutti i Paesi truccano i conti. Lo abbiamo fatto noi alla fine degli anni '90 anche se non lo abbiamo mai ammesso, utilizzando una serie di contratti finanziari che fanno sparire delle poste di debito e le rinviano nel futuro quando il debito già c'è.
Ci sono rischi per altri Paesi?
Certamente. E' la terza fase della crisi, che gli economisti più avvertiti, come Rubini, avevano ampiamente previsto. A livello globale c'è stato un grosso intervento degli Stati, per salvare le banche, per salvare i posti di lavoro, per sostenere il ciclo economico. Quella crisi si è trasferita tutta sui bilanci pubblici, la crisi non è finita, si gioca a un livello diverso, ovvero sull'affidabilità degli Stati. Molti Paesi hanno faticato moltissimo a stare a galla, anche a causa delle condizioni già precarie delle loro finanze pubbliche. Vedi l'Italia: i conti presentati nel 2009 presentano una situazione di finanza pubblica come quella dell'inizio degli anni '90. Ci siamo mangiati diciotto anni di politiche di risanamento. Tutti questi Paesi, Italia, Spagna, Portogallo, hanno anche enormi problemi di economia sommersa e debito pubblico.
Perché la Germania ha questo atteggiamento nei confronti della Grecia?
Per un fatto di credibilità, innanzitutto. Ogni volta che si pensa a un intervento di soccorso o di una singola istituzione finanziaria in difficoltà o di un singolo Paese si pongono i problemi che gli economisti definiscono di azzardo morale. In pratica si rischia di creare un precedente, e vi è l'idea che le politiche fiscali dei Paesi possano essere poco responsabili perché tanto sono nell'euro allora verranno aiutate dagli alti Paesi. La Germania, sapendo che ci sono tanti altri Paesi in difficoltà vuole evitare questo. Vuole evitare interventi che inevitabilmente si riverbererebbero sull'intero sistema. Altro elemento è quello culturale. Per la Germania l'abbandono del marco per l'adozione dell'euro è stata una sofferenza enorme. Tutto ciò che può indebolire l'euro contribuisce a questa situazione di disagio che forse ancora adesso è vissuta in Germania. E forse non è del tutto peregrina l'ipotesi che qualcuno abbia interesse a cavalcare la crisi per avviare il progetto di Europa a due o tre velocità che molti hanno in mente da anni.
Anche l'Italia è in pericolo?
Noi dobbiamo alla riconosciuta abilità mediatica del nostro ministro il fatto di non essere nell'occhio del ciclone. Io sono stato contrario allo scudo fiscale. Detto questo, è ovvio che quello è stato un elemento determinante nel contenimento della situazione italiana. Una situazione che rimane pessima. Il 2008 si è chiuso molto peggio di quanto aveva previsto il governo. Una cosa che non dice nessuno è che i conti italiani presentati a gennaio all'Unione Europea sono stati smentiti due mesi dopo dai conti che l'Istat ha presentato, e che sono quelli ufficiali. Per cui adesso la Ruef, la relazione unificata sull'economia e la finanza pubblica dovrà spiegare come fare a recuperare i soldi che pensavano ci fossero e non ci sono e soprattutto modificare le previsioni sul 2010 che già ci davano un rapporto debito-Pil al 117 percento e che secondo alcuni calcoli andrà al 119 percento. La Grecia è al 125, non è che sia molto lontana da noi..
Scritto da Luca Galassi
Fonte: PeaceReporter
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
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