Europa: un compleanno senza piena maturità
| UNIONE EUROPEA |

L'Europa celebra la dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950: una festa che deve far riflettere sulle condizioni e le prospettive della nuova UE alla luce degli ultimi eventi che hanno turbato gli equilibri politici di Bruxelles.
Era il 1950 e il secondo dopo guerra stava entrando ormai in una nuova fase di ricostruzione per un Europa allo sbando, vittima principale della guerra che provocò milioni di morti, per la maggior parte innocenti. Le novità politiche di quel tempo vennero fuori dalle geniali menti di alcuni politici che avevano un sogno: quello di realizzare una federazione europea. Già nel 1941, il nostro Altiero Spinelli produsse e distribuì clandestinamente il cosidetto "Manifesto di Ventotene", con il quale si elenecavano alcuni prncipi fondamanetali per la creazione di una realtà europea segnata dalla cooperazione e la fratellanza.
Il 9 maggio del 1950 Robert Schuman, ministro degli esteri francese, insieme a Jean Monnet, redige un documento nel quale si definiscono i punti da sviluppare per la creazione di una federazione europea. La prima tappa di questo processo sarebbe dovuta essere la creazione di una sovrastruttura economica e politica in grado di gestire la produzione e la distribuzione di materie prime strategiche come carbone e acciaio.
La Comunità economica del carbone e dell'acciaio nasce nel 1951 ed ha come membri aderenti la Francia, la Germania occidentale, il Benalux e Italia. Qursta orgaizzazione si può definire come la fase embrionale della nostra Unione Europea e riuscì a creare una base di cooperazione congiunta ad una nuova idea politica europea.
A distanza di sessant'anni gli equilibri politici dell'Unione sono stati messi a dura prova da diversi eventi che hanno portato ad una crisi strutturale. Gli eventi legati alle rivolte del Maghreb e dei Paesi arabi del Medio Oriente hanno innescato una pericolosa deriva individualista all'interno dei 27 membri, ma soprattutto ha evidenziato il ruolo di due protagonosti indiscussi dell'UE, Francia e Germania. Proprio questa sorta di diarchia ha relegato la politica estera europea a mere attività di cooperazione, tralasciando le questioni più serie alle decisioni di Parigi e Berlino.
Il caso legato alla rivolta libica rende chiara questa politica individualista. La Francia, ad esempio, è sempre intervenuta in modo autonomo ed ha preso in maniera unilaterale la decisione di intervenire militarmente a sostegno della coalizione anti-Gheddafi. La scelta francese è stata motivo di forti tensioni, per via della proposta italiana di concedere un permesso temporaneo alle migliaia di nord africani riversati sulle coste sicliane.
Questo evento provocò una crisi nelle relazioni diplomatiche e la conseguente sospensione, per alcuni giorni, del trattato Schengen tra Italia e Francia. Il vertice di Roma tra Berluscono e Sarkozy ha appianato le divergenze diplomatiche ma ha evidenziato come non ci sia una chiara strategia comune nel gestire il fenomeno dei flussi migratori verso l'Europa.
In risposta al potenziale flusso libico e tunisino, l’Unione aveva stabilito di estendere l’Operazione Poseidon, già in corso in Grecia e Turchia, alle isole dell’Egeo e a Creta, utilizzando navi portoghesi e romene. Gli sviluppi politici e sociali nel Maghreb hanno però reso necessaria l’attivazione di una nuova operazione congiunta, denominata Hermes, entrata in azione dal 19 febbraio in risposta alle pressioni Italiane.
Attualmente l’Operazione Hermes vede la collaborazione di Italia, Francia Germania, Paesi Bassi, Malta, Spagna, Portogallo, Romania, Belgio, Austria, Svezia e Svizzera, che hanno inviato nella regione mezzi navali, aerei e funzionari, dispiegati non solo a Lampedusa ma anche a Crotone, Caltanissetta, Catania e Bari. Gli esperti vengono inviati sul posto, dove analizzano i dati sui migranti - essenziali per l’identificazione, l’avvio della mediazione culturale, dell’organizzazione all’assistenza, della prevenzione del crimine e infine dell’organizzazione dei rimpatri. Alle operazioni prende parte anche Europol, l’agenzia anticrimine europea, che aiuterà le attività di intelligence italiane nella prevenzione di forme gravi di crimine organizzato.
Questo 61° compleanno avrebbe dovuto rappresentare una sorta di maturità che però nei fatti non si è realizzata, anzi potrebbe provocare una pericolosa cristalizzazione delle istituzioni, come dello stesso Europarlamento, portando al fallimento quel proggetto federativo tanto caro ai padri fondatori. Nel frattempo auguriamo un buon compleanno all'Unione, sperando che la maturità politica arrivi quanto prima.
Dentrolanotizia.info
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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