Giustizia, troppo lenta: Strasburgo condanna l'italia
| UNIONE EUROPEA |

Quando si sente parlare di diritti dell'uomo, quasi automaticamente si pensa alle purtroppo tante violazioni che avvengono in paesi lontani dalla nostra cara vecchia Europa. Ebbene, non è così. Anche l'Italia, rappresentata dalloStato, si è dovuta presentare innanzi alla Corte europea dei diritti dell'uomo per un'accertata violazione nei confronti dei propri cittadini.
L'Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo per i ritardi nel risarcimento di 475 cittadini che hanno subito una giustizia troppo lenta. La sentenza evidenzia ancora una volta l'inefficacia della legge Pinto, che nel 2001 ha introdotto l'equa riparazione per le vittime di processi troppo lenti. La Corte accusa l'Italia di mettere ''in pericolo l'efficacia dell'intero sistema di protezione dei diritti dell'uomo, ingolfandolo con ricorsi ripetitivi'' e l'ha invitata a istituire un fondo speciale che consenta di pagare gli indennizzi entro sei mesi dalla sentenza. Per la prima volta, la Corte ha quindi indicato le misure che l'Italia deve prendere per risolvere la questione dei ritardi nei pagamenti degli indennizzi, che costringono migliaia di cittadini italiani a ricorrere a Strasburgo.
Già nel maggio di quest'anno il quotidiano "Il Sole 24Ore" aveva denunciato lo stato di inefficenza del sistema giudiziario italiano, incorso in una sanzione da parte della Corte europea per non aver risarcito in tempo un gruppo di cittadini che aveva presentato ricorso a causa di ritardi negli indennizzi, pevisti tral'altro dalla stessa legge Pinto del 2001. Il governo italiano in quella occasione aveva sostenuto come fosse stata violata la regola del previo esaurimento dei ricorsi interni (i vari gradi di giudizio): un'eccezione respinta dai giudici internazionali, che ordinarono al governo italiano di riparare ai ritardi nei pagamenti.
Secondo i giudici, infatti, quello dei ritardi degli indennizzi è un problema ''su grande scala'', come dimostrano non solo gli oltre 3900 ricorsi presentati alla Corte di Strasburgo, ma anche i dati relativi all'anno giudiziario 2009, da cui emerge che a fine 2008 l'Italia doveva ancora pagare circa 36 milioni di euro in indennizzi per la legge Pinto. La sentenza emessa oggi riguarda 475 cittadini italiani provenienti da tutte le regioni, rappresentati dall'avvocato Alfonso Luigi Marra di Napoli, che dopo aver ottenuto dalle Corti d'Appello un indennizzo per la durata eccessiva del processo che li vedeva coinvolti, hanno atteso tra i 9 mesi e i 4 anni per ottenere le somme che gli erano dovute: da 200 a quasi 14mila euro. I giudici di Strasburgo hanno stabilito che il governo italiano dovrà versare a ciascun soggetto 200 euro, in tutto 95mila euro.
Cosa stabilisce il Diritto all'equa riparazion (legge Pinto)
1. Chi ha subi'to un danno patrimoniale o non patrimoniale per effetto di violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle liberta' fondamentali, ratificata ai sensi della legge 4 agosto 1955, n. 848, sotto il profilo del mancato rispetto del termine ragionevole di cui all'articolo 6, paragrafo 1, della Convenzione, ha diritto ad una equa riparazione.
2. Nell'accertare la violazione il giudice considera la complessita' del caso e, in relazione alla stessa, il comportamento delle parti e del giudice del procedimento, nonche' quello di ogni altra autorita' chiamata a concorrervi o a comunque contribuire alla sua definizione.
3. Il giudice determina la riparazione a norma dell'articolo 2056 del codice civile, osservando le disposizioni seguenti:
a) rileva solamente il danno riferibile al periodo eccedente il termine ragionevole di cui al comma 1;
b) il danno non patrimoniale è riparato, oltre che con il pagamento di una somma di denaro, anche attraverso adeguate forme di pubblicita' della dichiarazione dell'avvenuta violazione.
C'è da sottlineare come questa decisione non è stata condivisa da due dei giudici che componevano la Camera di consiglio, che hanno ritenuto l'importo troppo modesto. Secondo calcoli basati sulla equa riparazione finora accordata dalla Corte (tra i 300 e i 400 euro per ogni mese di ritardo nel pagamento degli indennizzi dovuti per la legge Pinto), l'Italia potrebbe risparmiare fino a un milione e mezzo di euro. Il governo italiano aveva però chiesto di far dichiarare questi ricorsi irricevibili, affermando che i ricorrenti non hanno subito un danno rilevante. La Corte ha invece rigettato questa argomentazione sostenendo che visto l'ammontare delle somme dovute come indennizzo e quello del ritardo nel pagamento non si può sostenere che i ricorrenti non abbiano subito alcun danno. Insomma, lo Stato italiano ha tentato di difendersi dai suoi stessi cittadini in sede europea, un affaire tutto italiano.
REDAZIONE DentrolaNotizia.info
La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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