Grecia: terra di dei ed eroi *1
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Piccola introduzione al viaggio
Ci sono luoghi che, prima e più ancora che alla carta geografica, appartengono ad una "interiore mappa dell'anima". Luoghi rari e preziosi carichi di valenze simboliche, luoghi mentali, forse utopie.
Era verso una meta del genere che si dirigeva Lord Byron quando, in un'estate del 1823, salpava su una nave diretta in Grecia per sostenere gli Elleni nella lotta contro l'occupazione turca. Portava con sé non solo armi e denaro, ma anche ricche e colorate uniformi per l'equipaggio e, per se stesso, un elmo dorato di fattura omerica. Appena un anno dopo, senza aver fatto in tempo a partecipare neanche ad un solo combattimento, morirà a causa della febbre malarica.
La morte di Byron, avvenuta in una cittadina sul delta dell' Acheloo, farà scoppiare una corrente ideologica, il filellenismo, che cominciò a diffondersi in tutta Europa già a partire dai primi anni del 1900. In verità, più che sostegno concreto alla lotta per l'indipendenza dei Greci, il filellenismo si rivelò una sognante idealizzazione delle antichità elladiche. Nel grande delirio collettivo la terra greca, "orfana sanguinante della civiltà europea", si confermava, ancora una volta, luogo privilegiato di un grande sogno: un sogno che vedeva il suo glorioso passato riemergere, con una forza simile a quella degli antichi miti.
Questo viaggio virtuale che proponiamo si rivolge agli eredi di Byron, ai filelleni di oggi, a tutti coloro che in Grecia non sono ancora stati perché troppo giovani, o nel timore che il loro sogno non corrisponda a realtà; ma anche a quelli che, viaggiatori esperti, amano ritrovare, nella narrazione delle esperienze di altri, il ricordo delle proprie emozioni.
Per chi scrive, la Grecia, Paese europeo moderno, in movimento, continua ad essere ancora oggi un luogo geografico che rispecchia e conforta i luoghi della mente.
Il nostro itinerario ha inizio ad Atene, ma si snoda attraverso tutti i centri della magnifica Grecia.
A questo punto non mi resta altro da fare che augurarvi buon viaggio!
Orgogliosa Atene
Iniziamo il nostro viaggio dalla capitale…
"Tra le due colline e ai piedi dell'Acropoli, Atene si stendeva sotto i miei occhi: i suoi tetti piatti, mescolati ai minareti, ai cipressi, alle rovine, a colonne isolate, alle cupole delle moschee coronate dai grossi nidi di cicogna, tutto ciò aveva un aspetto gradevole sotto i raggi del sole... L'Acropoli si presentava in un confuso disordine, con i capitelli dei Propilei, le colonne del Partenone e il tempio dell'Eretteo, con gli squarci delle cannonate nelle mura, i frammenti gotici dei cristiani e le baracche dei turchi."
Quando lo scrittore Francois-René de Cheteaubriand scrive queste parole è l'anno 1806: la Grecia è ancora in mano turca, Atene non è che un modesto borgo provinciale e l'Acropoli non si è ancora ripresa dalle battaglie che per secoli hanno infuriato sulla città e sulla terra greca.
Mani maldestre come quelle dei soldati del comandante veneziano Morosini, altre esperte come quelle dell'ambasciatore britannico Lord Elgin, avevano rapinato già quanto vi era di trasportabile. I viaggiatori dell'Ottocento ammiravano certo le poche rovine confuse fra gli edifici moderni, ma esprimevano forte delusione per la brutta città di casupole che era diventata Atene. E, tuttora, Atene viene comunemente definita una città brutta, convulsa, caotica, inquinata e assediata da stabilimenti industriali, cresciuta senza alcun piano urbanistico e riscattata soltanto dai suoi splendidi monumenti.
Tutto ciò è in parte vero, eppure se si resiste alla tentazione di visitare per prima l'Acropoli e ci si arrampica invece in cima al monte Licabetto (che secondo il mito venne lanciato sulla città dalla dea Atena in un momento di furore), la città appare bella come una immensa conchiglia bianca e compatta, tra quartieri moderni e piccoli rioni che ancora hanno l'aria di villaggi. Lo sguardo spazia tra il Golfo Saronico, le navi del Pireo, il colle del Filopappo e della Pnice, i monti del Pentelico e dell'Imetto e su tutto domina l'Acropoli con i suoi templi: fortezza imponente, luogo sacro, monumento al genio umano.
Il carattere sacro dell'Acropoli risale ai tempi del mito: quando gli dei dell'Olimpo si spartirono il mondo, Atena e Posidone si contesero l'Attica e, dopo una lunga disputa, la vittoria toccò alla dea della Saggezza che piantò un ulivo sul luogo dove in seguito venne costruito il primo tempio, l'Hekatompedon. Su Atene regnava allora una stirpe di re mitici (Cecrope, Erittonio, Eretteo) per metà uomini e per metà serpenti, che avevano come progenitrice Gea, la Madre Terra.
Pur riservando grandi onori anche a Poseidone, che fece scaturire una fonte salata dalle rocce dell'Acropoli, gli Ateniesi consacrarono il colle ad Atena. Nel luogo dove oggi sorge l'Eretteo veniva custodita la statua di legno della dea. A Teseo, il mitico unificatore delle popolazioni dell'Attica, viene attribuita l'istituzione delle Panatenee, le grandiose feste in onore di Atena: ogni anno venivano celebrate le Piccole Panatenee, mentre ogni quattro anni aveva luogo la processione delle Grandi Panatenee.
Quasi nulla si è potuto salvare del periodo miceneo e arcaico di Atene, a causa della furia devastatrice delle truppe persiane che si abbatté sulla città nel 480 a.C. In seguito gli Ateniesi raccolsero i frammenti delle sculture e le seppellirono sotto i nuovi muraglioni eretti dai generali Temistocle e Cimone: questo strano funerale delle statue, che gli archeologi chiamano "la colmata persiana", ha preservato miracolosamente un tesoro incomparabile che venne ritrovato e dissotterrato alla fine dell'Ottocento ed è ora custodito nel Museo dell'Acropoli.
La creazione del santuario dell'Acropoli come lo vediamo oggi, risale all'epoca di Pericle, quando, nel V secolo a.C., vennero chiamati i maggiori artisti ed architetti del mondo greco per realizzare un grandioso progetto monumentale, ideato per consacrare Atene come il centro spirituale, politico e militare del mondo antico.
I primi lavori per il nuovo Partenone furono affidati nel 468 a.C. dallo stratega Cimone all'architetto Callicrate ma, quando prese il potere Pericle nel 461 a.C., l'intero complesso venne riprogettato dall'architetto Ictino e dallo scultore Fidia.
La costruzione del Partenone, l'unico tempio greco edificato completamente in marmo, durò nove anni, dal 447 al 438 a.C.; ci vollero altri sei anni per completare l'opera con le sculture di Fidia.
La composizione architettonica di Ictino e Fidia era di una spazialità rivoluzionaria, in parte dovuta all'esigenza di creare un ambiente sufficientemente grande da poter ospitare nella cella la gigantesca statua crisoelefantina di Atena Parthenos. Di questa preziosa statua, rivestita di lamine d'oro che appartenevano al Tesoro della Lega Attica, nulla ci è pervenuto. Il gioco delle proporzioni ardite e perfette e la struttura vigorosa, dove si mescolano elementi dorici e ionici in completa armonia, fanno del Partenone il capolavoro assoluto dell'architettura greca.
Su uno dei due frontoni, Fidia scolpì la storia della fondazione di Atene raffigurando Atena e Poseidone al centro, circondati dai mitici antenati. Sul frontone opposto, la scena centrale era occupata dalla nascita di Atena che, tutta in armi, emerge dalla testa di Zeus, con gli dei dell'Olimpo riuniti attorno, tra lo scorrere del tempo simboleggiato dai carri del sole e della luna. Fidia, insieme ai suoi allievi, aveva ornato inoltre, con figure a rilievo, le 92 metope del fregio dorico esterno: vi erano scolpite una Gigantomachia, una Centauromachia, un'Amazzonomachia e la Guerra di Troia.
Nulla esprime meglio la simbiosi esistente fra la natura dell'uomo e la natura divina quanto il lungo fregio che Fidia compose sulle pareti esterne della cella del tempio, che illustra il corteo delle Grandi Panatenee: vi sono schierati gli abitanti dell'Attica in processione, a piedi, a cavallo, con strumenti ed animali da sacrificio, insieme agli eroi ed agli dei per celebrare la deposizione del sacro peplo della dea nel tempio.
Della costruzione dei Propilei, l'entrata monumentale che introduceva al luogo di culto, venne incaricato, nel 437 a.C. l'architetto Mnesicle. Davanti al fronte interno dei Propilei era posta la statua colossale in bronzo di Atena Promachos (la combattente). Alla destra della rampa che sale verso i Propilei si trova il bastione dal quale, secondo la leggenda, Egeo, il padre di Teseo, si sarebbe gettato nel vuoto credendo suo figlio morto nella lotta contro il Minotauro.
Al di sopra del bastione venne eretto un piccolo tempio ionico dedicato ad Atena Nike. Accanto ai Propilei sorgeva il tempio di Atena Ergane, costruito dagli Ateniesi durante l'epidemia di Peste del 429 a.C. e di cui fu vittima lo stesso Pericle. Di molti santuari, come quello di Artemide Brauronia o di Posidone, non sono rimaste che le pietre di fondazione.
Completamente restaurato appare invece l'Eretteo. Il tempio sorge sulle spoglie dei re mitici Eretteo e Cecrope. Quest'ultimo è seppellito nel luogo dove sorge la loggetta delle Cariatidi. La parte bassa del tempio è occupata dal Pandroseion, dove venivano custoditi i serpenti sacri.
Di epoca romana sono invece i resti del tempio di Augusto accanto al Museo dell'Acropoli, un piedistallo per il monumento di Agrippa vicino ai Propilei e l'Odeon di Erode Attico costruito nel 161 d.C. ai piedi della rupe. Sullo stesso lato dell'Odeon si trova il teatro di Dioniso che ingloba l'antico santuario del dio.
Un breve tratto ancora esistente dell'antica via delle Panatenee porta dall'Acropoli all'Agorà, fulcro della vita pubblica, luogo d'incontro di mercanti, politici, oratori e filosofi. Due sono gli edifici di spicco: la Stoà di Attalo, voluta dal re di Pergamo Attalo II (160-139 a.C.) e il tempio di Efesto, in stile dorico, eretto nel corso del V secolo a.C. Per lungo tempo questo santuario venne chiamato erroneamente Theseion per via dei rilievi sulle metope che illustrano le imprese di Teseo e di Eracle. Nelle fonti antiche, invece, il tempio viene descritto come Ephaisteion, creato per proteggere il quartiere dei fabbri dell'Agorà.
Quest'ultima, più volte distrutta e ricostruita, appare congestionata da edifici sacri e profani, da portici e templi di varie epoche. Rimangono visibili il basamento del grande altare di Zeus, il circolo della tholos dove veniva custodito il sacro fuoco e i resti dell'Odeon di Agrippa, un edificio imponente segnato all'ingresso dalle statue colossali di giganti e tritoni.
Un groviglio di case basse e vicoli stretti ai piedi dell'Acropoli caratterizza il vecchio quartiere della Plaka, in mezzo alla quale si trova l'Agorà ellenistico-romana: un grande rettangolo segnato dalle colonne del Foro e dalla bella Torre dei Venti, l'ottagonale orologio idraulico di Andronico, eretto nel I secolo a.C. , ornato da rilievi che simboleggiano i venti.
Poco distante sorge la Biblioteca di Adriano, fatta costruire nel 132 d.C. Uscendo dal rione della Plaka, passando accanto ad un monumento di forma sottile e rotonda, che serviva da supporto al tripode vinto dal corego Lisicrate nel IV secolo a.C. durante un concorso per il coro delle feste Doinisie, si giunge alla porta di Adriano. Venne costruita dagli Ateniesi per onorare l'imperatore che aveva fatto rinascere la città. Vi sono infatti due iscrizioni: la prima ricorda "Atene, antica città di Teseo", mentre la seconda reca la scritta adulatoria "questa è la città di Adriano, non più di Teseo."
Poco lontano si erge l'Olympeion, gigantesco santuario dedicato a Zeus. Uscendo in direzione opposta dalla Plaka si giunge alla necropoli monumentale del quartiere del Ceramico, dove venivano seppelliti gli uomini illustri della città. L'area degli scavi comprende una serie di tombe e stele funerarie del V e IV secolo a.C., il basamento di un altare dedicato ad Ecate e, nel punto di congiunzione tra il Viale delle Tombe e la Via Sacra, alcuni resti delle mura di Temistocle. Poco oltre, tra le porte gemelle del Dypilon e la Porta Sacra, si trova l'edificio del Pompeion greco, dove venivano addobbati i carri per le celebrazioni delle Panatenee.
Nulla sarebbe stata la potenza di Atene senza il suo grande porto: il Pireo che, però, ha conservato pochissime tracce del suo passato.
Ci vediamo al prossimo viaggio!
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La nuova sezione dedicata all'approfondimento di inchiesta. Prossima uscita:
Dossier Libia
"Guerra di Corea: un conflitto lungo sessant'anni"
"Salvatore Giuliano. Di sicuro non c'è niente"



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Ma davverò credete che giuliano e st...
Dovrebbe emergere con estrema chiarez...